Cambiamenti climatici, a Lecce un vertice internazionale: “il mare minaccia i siti archeologici di Italia, Albania e Montenegro”

Il 22 ottobre esperti e istituzioni si incontrano nella sede del CMCC per affrontare i rischi legati all’innalzamento del mare e all’erosione costiera attraverso tecnologie digitali, sistemi di allerta precoce e nuove strategie di protezione del patrimonio archeologico

L’innalzamento del livello del mare, l’erosione delle coste e i cambiamenti delle condizioni marine minacciano il patrimonio archeologico del Mediterraneo, mettendo a rischio siti di straordinario valore storico e culturale lungo le coste dell’Adriatico e dello Ionio. Un fenomeno che impone nuove strategie di conservazione, strumenti scientifici avanzati e una cooperazione sempre più stretta tra i Paesi interessati. Per affrontare queste sfide, giovedì 22 ottobre 2026 Lecce ospiterà una conferenza internazionale dedicata alla protezione dei siti archeologici costieri e sommersi dagli effetti dei cambiamenti climatici. L’appuntamento, organizzato nell’ambito del progetto europeo Interreg ARCHAEOSAFE, riunirà ricercatori, esperti di tutela del patrimonio culturale e rappresentanti delle istituzioni pubbliche per approfondire i rischi ambientali che interessano le aree archeologiche e individuare strumenti capaci di sostenerne la conservazione nel lungo periodo. L’incontro pubblico si svolgerà dalle ore 9:00 alle 14:00 nella sede centrale del CMCC – Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici, a Lecce, con un programma incentrato sulle criticità che interessano il patrimonio archeologico dell’area del Basso Adriatico e sulle soluzioni scientifiche e tecnologiche in corso di sviluppo.

Il cambiamento climatico mette a rischio il patrimonio archeologico del Mediterraneo

La progressiva trasformazione degli ambienti costieri rappresenta una sfida crescente per la conservazione dei siti archeologici situati lungo il litorale e nei fondali marini. L’erosione costiera, l’aumento del livello del mare e la variazione delle condizioni ambientali marine esercitano pressioni sempre maggiori su luoghi che custodiscono importanti testimonianze delle civiltà del passato. La tutela di questi siti richiede una conoscenza approfondita dei fenomeni in atto, la disponibilità di dati ambientali affidabili e l’utilizzo di strumenti di monitoraggio adeguati. A questi elementi deve affiancarsi una collaborazione tra ricercatori, autorità competenti e istituzioni di Paesi diversi, soprattutto quando le criticità ambientali interessano aree geografiche accomunate dagli stessi fenomeni climatici. È proprio su questa necessità che si concentra ARCHAEOSAFE, progetto di cooperazione transfrontaliera nell’ambito del programma Interreg, impegnato a sviluppare strumenti e approcci condivisi per comprendere meglio gli effetti dei cambiamenti climatici sul patrimonio archeologico costiero e subacqueo e favorire interventi di protezione più efficaci.

A Lecce il confronto internazionale sulle strategie di conservazione dei siti archeologici

La conferenza del 22 ottobre costituirà un’occasione di confronto tra competenze scientifiche, esperienze di gestione del patrimonio culturale e responsabilità istituzionali. Al centro dei lavori ci saranno gli impatti dei cambiamenti climatici sui siti archeologici vulnerabili e le conoscenze necessarie per definire strategie di conservazione fondate sull’analisi dei rischi. Gli esperti coinvolti nelle attività del progetto e operanti nell’area interessata approfondiranno il ruolo delle pressioni ambientali, le esigenze di monitoraggio e gli strumenti disponibili per studiare l’evoluzione delle condizioni che possono compromettere la conservazione dei beni archeologici. Particolare attenzione sarà riservata anche alla cooperazione tra enti di ricerca, istituzioni pubbliche e organismi responsabili della tutela del patrimonio culturale, considerata una componente essenziale per migliorare la capacità di individuare i rischi e pianificare risposte coordinate.

ARCHAEOSAFE, dai primi studi sui rischi climatici alle nuove attività di monitoraggio

L’appuntamento di Lecce permetterà inoltre di fare il punto sulle attività già realizzate nell’ambito di ARCHAEOSAFE, partendo dai risultati iniziali delle valutazioni del rischio climatico condotte sui siti pilota. Queste prime analisi sono state presentate dai partner del progetto durante il primo incontro transnazionale di monitoraggio, svoltosi a Lecce nell’aprile 2026. Il lavoro ha consentito di avviare una valutazione delle vulnerabilità dei siti coinvolti rispetto ai fenomeni climatici e ambientali. I risultati ottenuti costituiscono una base concreta per approfondire le criticità individuate, orientare le attività successive e discutere le esigenze di protezione delle aree archeologiche maggiormente esposte. Il confronto internazionale consentirà quindi di collegare le conoscenze già acquisite alle successive fasi del progetto, con particolare attenzione alle tecnologie di monitoraggio, ai dati ambientali e agli strumenti di supporto alla conservazione.

Un gemello digitale dei siti archeologici per prevedere i rischi e migliorare gli interventi

Tra gli aspetti tecnologicamente più rilevanti di ARCHAEOSAFE figura lo sviluppo di un Digital Twin, un gemello digitale dei siti archeologici, progettato per integrare informazioni sulle aree da proteggere e strumenti utili alla valutazione dei rischi ambientali. Il sistema digitale in fase di sviluppo comprenderà la progettazione di un Emergency Response System denominato ER4CSS, basato sull’integrazione delle tecnologie BIM-GIS, delle simulazioni ambientali e di funzionalità di allerta precoce. Il Building Information Modeling (BIM) e i Geographic Information System (GIS) rappresentano le due componenti tecnologiche alla base di questo approccio. La loro integrazione con le simulazioni delle condizioni ambientali punta a fornire strumenti per studiare le vulnerabilità dei siti e sostenere le attività di monitoraggio. L’obiettivo è mettere a disposizione dei responsabili della gestione del patrimonio archeologico un sistema capace di favorire l’anticipazione dei rischi e il coordinamento delle risposte alle emergenze, utilizzando informazioni e strumenti digitali per supportare le decisioni di conservazione. Si tratta di uno dei risultati previsti dal progetto, attualmente in fase di sviluppo, e non di un sistema già completato e operativo.

Un piano congiunto per le emergenze archeologiche in Italia, Albania e Montenegro

Accanto al gemello digitale, ARCHAEOSAFE sta lavorando alla definizione di un quadro congiunto di risposta alle emergenze per i siti del patrimonio culturale esposti ai rischi ambientali. Questo secondo risultato atteso è identificato come JER-CS Plan e coinvolge Italia, Albania e Montenegro, i tre Paesi interessati dalle attività di cooperazione del progetto. La finalità è sviluppare un riferimento condiviso per migliorare il coordinamento tra i soggetti responsabili della protezione dei siti archeologici, favorendo una gestione più efficace delle situazioni di rischio. Il piano e il sistema digitale ER4CSS costituiscono due strumenti complementari previsti da ARCHAEOSAFE: il primo orientato alla definizione di una risposta coordinata alle emergenze, il secondo allo sviluppo di capacità tecnologiche per l’analisi, il monitoraggio e l’individuazione preventiva dei rischi.

Dalla Puglia al Montenegro e all’Albania: i siti archeologici coinvolti nel progetto

Una parte importante della conferenza sarà dedicata all’approfondimento dei siti pilota di ARCHAEOSAFE distribuiti tra Italia, Albania e Montenegro, caratterizzati da contesti archeologici e condizioni ambientali differenti. In Italia, tra i luoghi coinvolti figurano il Parco Archeologico di Saturo e i sarcofagi sommersi in Puglia, insieme alla Costa dei Delfini di Termoli. In Montenegro, le attività riguardano il Parco Archeologico di Risan e le mura di Kotor, conosciuta anche come Cattaro, mentre in Albania è interessato il Parco Archeologico di Orikum. Questi siti rappresentano differenti contesti del patrimonio archeologico costiero e subacqueo dell’area adriatico-ionica. La loro presenza nel progetto permette di affrontare le problematiche di conservazione tenendo conto delle specifiche pressioni ambientali che interessano ciascun luogo. Le discussioni consentiranno di approfondire come adattare le strategie di monitoraggio e protezione alle caratteristiche dei diversi siti, evitando di considerare le criticità climatiche e marine come fenomeni uniformi in tutti i territori.

Erosione costiera e patrimonio culturale: il ruolo dei dati scientifici e della cooperazione internazionale

La sessione mattutina della conferenza si concluderà con una tavola rotonda dedicata alle principali difficoltà nella protezione del patrimonio archeologico costiero. Tra i temi al centro del confronto figurano le lacune nella disponibilità di dati, le necessità conoscitive ancora da affrontare e l’esigenza di rafforzare la cooperazione tra ricercatori, autorità competenti in materia di beni culturali e istituzioni operanti oltre i confini nazionali. La disponibilità di informazioni ambientali e marine costituisce infatti un elemento importante per comprendere i cambiamenti che interessano i siti archeologici e individuare le soluzioni più appropriate per la loro conservazione. La dimensione internazionale del progetto assume particolare rilievo in un’area come quella del Sud Adriatico e dello Ionio, dove la tutela del patrimonio culturale si confronta con fenomeni ambientali che non si esauriscono entro i confini amministrativi dei singoli Paesi.

Nel pomeriggio il confronto tra i partner sulle prossime fasi di ARCHAEOSAFE

Dopo la conclusione della conferenza pubblica, prevista alle ore 14:00, le attività proseguiranno nel pomeriggio con una sessione di lavoro dedicata ai partner di ARCHAEOSAFE e ai partecipanti invitati. L’incontro sarà riservato alla verifica dello stato di avanzamento del progetto e alla discussione delle prossime attività, con particolare attenzione all’impiego dei dati ambientali e marini, alle tecnologie di monitoraggio e agli strumenti digitali destinati allo studio delle trasformazioni che interessano i siti archeologici. Il lavoro tra i partner servirà ad approfondire il percorso di sviluppo delle soluzioni previste, mettendo in relazione le valutazioni scientifiche dei rischi con le esigenze operative della conservazione del patrimonio. Il progetto ARCHAEOSAFE prosegue così il proprio percorso di cooperazione tra Italia, Albania e Montenegro, con l’obiettivo di trasformare le conoscenze sui cambiamenti climatici in strumenti concreti per sostenere la gestione, il monitoraggio e la protezione nel lungo periodo del patrimonio archeologico costiero e sommerso dell’Adriatico e dello Ionio.