Che ora è sulla Luna? A Versailles si discute come misurare il tempo sul nostro satellite

Dalla sincronizzazione degli orologi lunari alla possibile ridefinizione del secondo entro il 2030: gli esperti internazionali discutono nuovi standard per garantire precisione alle missioni spaziali e alle tecnologie del futuro

Come stabilire che ore sono sulla Luna? È una delle questioni al centro della Conferenza internazionale su pesi e misure, in corso a Versailles dal 12 al 15 ottobre. Gli esperti sono chiamati a individuare un criterio condiviso per misurare il tempo sul nostro satellite, un passaggio fondamentale in vista delle future missioni spaziali, della permanenza degli astronauti nelle basi lunari e dello sviluppo di sistemi di navigazione e comunicazione sempre più precisi. L’esigenza coinvolge almeno 8 agenzie spaziali, tra cui NASA, ESA, JAXA e CNSA. L’obiettivo è arrivare a un riferimento temporale specifico per la Luna, coordinato con quello terrestre ma adeguato alle caratteristiche del nostro satellite.

Perché il tempo sulla Luna è diverso

Utilizzare direttamente il tempo universale coordinato (UTC), lo standard di riferimento sulla Terra, non è sufficiente. Secondo la teoria della relatività, infatti, il tempo scorre a ritmi leggermente diversi a seconda della gravità e delle condizioni di movimento dell’osservatore. Sulla Luna, un orologio terrestre accumulerebbe uno scarto medio di circa 58,7 microsecondi al giorno rispetto a un orologio lunare. La differenza può sembrare trascurabile, ma diventa rilevante quando sono necessarie sincronizzazioni estremamente precise, come nel caso della navigazione satellitare e delle comunicazioni tra veicoli spaziali, basi e centri di controllo. Per questo la definizione di un tempo lunare condiviso rappresenta un passaggio essenziale per organizzare le future attività sulla superficie del satellite.

Verso un secondo ancora più preciso

La conferenza affronta anche un’altra questione cruciale: la possibile ridefinizione del secondo entro il 2030. I progressi degli orologi atomici, oggi capaci di raggiungere livelli di precisione circa 100 volte superiori rispetto agli standard precedenti, stanno aprendo la strada a una nuova definizione dell’unità fondamentale del tempo. La sfida non è soltanto scientifica e tecnologica, ma anche internazionale: occorre infatti trovare un accordo tra oltre 90 Paesi su criteri che possano restare validi nel tempo e favorire applicazioni in settori come le telecomunicazioni, le tecnologie quantistiche e la ricerca spaziale.

Il futuro del secondo intercalare

Tra i temi in discussione c’è infine il possibile superamento del secondo intercalare, introdotto periodicamente per mantenere sincronizzati gli orologi atomici con la rotazione terrestre, che non è perfettamente regolare. Questa correzione, utile per conservare l’allineamento tra il tempo ufficiale e il movimento del pianeta, può creare difficoltà nei sistemi informatici e nelle infrastrutture digitali che richiedono una misurazione continua e uniforme.