Tra le incertezze di un inverno che si preannuncia segnato da sbalzi termici estremi e le minacce globali di un fenomeno El Niño senza precedenti negli ultimi 140 anni, l’Italia si trova a fare i conti con la propria fragilità territoriale. In occasione della Giornata internazionale per la riduzione dei rischi da disastri naturali, la Società Italiana di Geologia Ambientale (SIGEA) ha tracciato un quadro critico dello stato del nostro Paese: dalla Pianura Padana “al collasso” all’urgenza indilazionabile di un Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici. Attraverso le voci del climatologo Massimiliano Fazzini e del Presidente SIGEA Antonello Fiore, l’analisi dei rischi, i costi umani ed economici del dissesto e le nuove strategie di comunicazione per sensibilizzare le giovani generazioni.
Fazzini: “El Niño di magnitudo eccezionale, possibile un inverno estremo”
“Relativamente alla previsione climatica per i prossimi mesi, sappiamo tutti che le previsioni climatiche non sono assolutamente affidabili o meglio, non sono utili per la pianificazione della nostra vita, non possiamo sapere se il 29 gennaio nevicherà, farà freddo o farà caldo. Abbiamo delle probabilità che un inverno, una primavera, un autunno siano caratterizzati da scostamenti positivi o negativi in precipitazione e in temperatura rispetto alla media”, ha affermato il climatologo Massimiliano Fazzini, referente del Team sul Rischio Climatico della Società Italiana di Geologia Ambientale e docente dell’Università di Camerino, a margine della Conferenza stampa de ‘l’Italia che Frana’ alla Stampa Estera, a Roma e organizzata dalla Società Italiana di Geologia Ambientale.
“Dai primi modelli, da quelli più esaustivi e più precisi, sembrerebbe che si possa verificare con il condizionale un inverno piuttosto estremo con rapida alternanza di periodi caldi sopra la media, molto umidi, con repentine ondate di freddo provenienti appunto da latitudini più settentrionali. Ciò potrebbe anche essere influenzato soprattutto nella seconda parte dell’inverno, dalle prime evidenze delle teleconnessioni legate al fenomeno del El Niño. Si sta effettivamente formando un Niño di magnitudo eccezionale, il più forte degli ultimi 140 anni, per cui evidentemente attraverso questo meccanismo delle teleconnessioni con un ritardo di 6-8 mesi dall’inizio della stagione di El Niño potremmo avere delle ripercussioni anche a livello di clima europeo del mare nostro, per il bacino del Mediterraneo“, ha aggiunto.
“Attuare il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici”
“Tutta la Pianura Padana è oramai al collasso dal punto di vista della resistenza, se non della resilienza, al cambiamento climatico“, continua Fazzini. “Manca la legge relativa all’uso del suolo, ma soprattutto manca qualsiasi azione ufficiale di adattamento. Questo governo ha finalmente terminato dopo una stasi di qualche anno la redazione, la revisione totale del Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici. Bisogna far presto, bisogna assolutamente che si inizi innanzitutto a renderlo attuativo e che le regioni finalmente riescano a fare dei piani di adattamento regionali consoni a queste indicazioni del piano nazionale e che non si vada a macchia di leopardo perché non si può lavorare a scala di comune o di piccoli bacini, ma si deve lavorare su aree più vaste onde finalmente limitare gli eventi eccezionali, mitigare i rischi e soprattutto combattere indirettamente questo problema dell’uso del suolo che è stato negli ultimi 40 anni indiscriminato”.
Il Manifesto programmatico per la Trasparenza e la Prevenzione dei Rischi Naturali
“In occasione della Giornata internazionale per la riduzione dei rischi da disastri naturali, abbiamo presentato il ‘Manifesto programmatico in tre punti per la Trasparenza e la Prevenzione dei Rischi Naturali’. Inoltre, presentazione in anteprima assoluta del brano rap ‘L’Italia che frana’. È un innovativo progetto di comunicazione per i giovani. Gli eventi di dissesto idrogeologico hanno dei costi economici notevoli – ha dichiarato Antonello Fiore, Presidente Nazionale della Società Italiana di Geologia Ambientale – ma hanno anche dei grandi costi sociali. Se guardiamo i dati dal 1976 al 2025 le vittime sono state oltre 1.600. Se dovessimo dedicare un solo minuto di silenzio per queste vittime dovremmo stare in silenzio 28 ore di seguito. Quindi questo ci fa capire come i danni sociali, i costi sociali, pensiamo anche alle persone che sono costrette a lasciare le proprie abitazioni in maniera permanente o finché si ripristinino le condizioni di sicurezza, sono notevoli. Ognuno di noi deve sapere quali sono i pericoli naturali”.
