L’inquinamento atmosferico continua a rappresentare una grave minaccia per la salute pubblica in Italia. Nelle 27 città italiane prese in esame dal progetto nazionale “Cambiamo Aria”, l’esposizione alle polveri sottili PM2,5 è associata a una stima di 6.731 decessi nella popolazione adulta. È uno dei risultati più significativi presentati al Congresso nazionale di ISDE Italia – Associazione Medici per l’Ambiente, organizzato presso l’Auditorium della sede direzionale di Aboca a Sansepolcro, in provincia di Arezzo. Il rapporto relativo al 2025 evidenzia una situazione particolarmente preoccupante: 25 delle 27 città monitorate hanno registrato concentrazioni medie annuali di PM2,5 superiori al limite europeo previsto per il 2030, mentre 24 hanno superato il nuovo valore limite per il biossido di azoto. Numeri che riportano al centro del dibattito scientifico e istituzionale il rapporto tra qualità dell’aria, esposizione agli inquinanti e prevenzione delle malattie. Il dato sui decessi rappresenta una stima epidemiologica dei morti attribuibili all’esposizione al PM2,5, elaborata nell’ambito dell’analisi dell’impatto sanitario, e non un conteggio di singoli decessi clinicamente accertati come causati dall’inquinamento. La sua rilevanza consiste nella valutazione dell’impatto che l’esposizione alle polveri sottili può esercitare sulla popolazione delle città considerate. La qualità dell’aria è stata uno dei principali argomenti affrontati durante le tre giornate congressuali, dedicate al tema “Costruire identità, conoscenza e coerenza nella salute ambientale”. Il confronto ha coinvolto medici, ricercatori, professionisti sanitari e rappresentanti delle sezioni territoriali, con l’obiettivo di rafforzare il contributo della ricerca scientifica alle politiche di tutela dell’ambiente e della salute.
Inquinamento atmosferico, i risultati del progetto nazionale “Cambiamo Aria”
Il progetto “Cambiamo Aria” è stato realizzato da ISDE Italia in collaborazione con l’Osservatorio Mobilità Urbana Sostenibile di Kyoto Club e Clean Cities Campaign. I risultati del monitoraggio mensile della qualità dell’aria nelle 27 città italiane sono stati illustrati da Paolo Bortolotti e Marco Talluri, insieme alle prospettive di prosecuzione delle attività nel 2027. L’analisi ha permesso di confrontare i livelli di inquinamento rilevati con i futuri standard europei, evidenziando la distanza che separa numerose realtà urbane dagli obiettivi previsti per il 2030. Il superamento dei valori di riferimento riguarda sia il particolato fine PM2,5 sia il biossido di azoto, due inquinanti considerati nell’ambito delle valutazioni sulla qualità dell’aria e sui rischi sanitari associati all’esposizione ambientale. ISDE intende proseguire il progetto rafforzando il monitoraggio, la diffusione delle informazioni scientifiche e il confronto con le istituzioni, anche in vista dell’attuazione della nuova direttiva europea sulla qualità dell’aria. L’obiettivo è utilizzare i dati raccolti per orientare gli interventi di prevenzione e contribuire alla riduzione delle esposizioni.
Le priorità dei Medici per l’Ambiente: indipendenza scientifica e prevenzione
Il Congresso nazionale ha dedicato particolare attenzione anche al ruolo dell’Associazione nelle politiche ambientali e sanitarie. Il presidente nazionale Roberto Romizi ha delineato le priorità strategiche per il biennio 2026-2027, individuando nell’autorevolezza scientifica, nella presenza territoriale e nella credibilità pubblica le principali risorse di ISDE Italia. Tra gli obiettivi figurano il rafforzamento della partecipazione dei soci, la valorizzazione delle competenze scientifiche e professionali, il ricambio generazionale e lo sviluppo di strumenti organizzativi ed economici capaci di garantire continuità alle iniziative dell’Associazione. Un elemento centrale riguarda la tutela dell’indipendenza scientifica, da perseguire attraverso criteri rigorosi nella selezione di sponsor e partner e mediante modalità di finanziamento coerenti con i principi etici dell’organizzazione. Romizi ha sintetizzato questa impostazione in tre impegni: “più partecipazione. Più capacità organizzativa. La stessa indipendenza”. La prima giornata, venerdì 23 ottobre, ha affrontato anche il coinvolgimento delle nuove generazioni. La sessione dedicata a ISDE Giovani, coordinata da Flavia Del Grosso e Valentina Quadrio, ha valorizzato i progetti sviluppati nei territori e le opportunità di collaborazione tra giovani professionisti ed esperti. La comunicazione scientifica è stata approfondita attraverso l’esperienza di Isdenews, presentata da Marco Talluri, mentre Elisabetta Chellini e Flavia Del Grosso hanno coordinato una riflessione sulle prospettive della formazione. Tra le proposte emerse figurano una rete di comunicazione maggiormente diffusa, una più ampia condivisione dei materiali scientifici e un programma nazionale di formazione rivolto ai soci, alle scuole, alle università e ai professionisti sanitari.
Plastica e microplastiche, l’attenzione sui filtri delle sigarette
Un altro tema affrontato durante i lavori riguarda l’esposizione alla plastica e i possibili effetti sulla salute. I contributi di Maria Grazia Petronio, Elisabetta Chellini, Flavia Del Grosso e Maria Teresa Maurello hanno approfondito le diverse dimensioni del problema, con particolare attenzione alle possibilità di prevenzione. Tra le questioni esaminate figura l’inquinamento provocato dai mozziconi di sigaretta. I filtri plastici contribuiscono infatti alla dispersione di microplastiche nell’ambiente, senza offrire benefici dimostrati per la salute dei fumatori. ISDE ha presentato proposte di sensibilizzazione e intervento rivolte ai cittadini, alle amministrazioni locali e ai decisori istituzionali, contemplando anche la progressiva eliminazione dei filtri in plastica. Il tema si inserisce in una prospettiva di prevenzione primaria che punta a intervenire sulle fonti di contaminazione, riducendo la presenza di materiali inquinanti nell’ambiente e le conseguenti possibilità di esposizione.
Prescrizioni verdi e contaminazione da amianto nelle acque
Il rapporto tra ambiente naturale e salute è stato approfondito attraverso il tema delle prescrizioni verdi, cioè l’integrazione del contatto con la natura nei percorsi di promozione del benessere e della salute. Questa impostazione si collega ai principi di One Health e Planetary Health, che considerano la salute umana in stretta relazione con quella degli ecosistemi e con le condizioni ambientali. Nel corso delle sessioni scientifiche è stata affrontata anche la questione dell’inquinamento da asbesto nelle acque, con un contributo di Agostino Di Ciaula, presidente del Comitato scientifico ISDE Italia. Gianni Tamino ha inoltre ricordato Ernesto Burgio, già presidente del Comitato scientifico dell’Associazione, richiamandone il contributo scientifico e culturale alla medicina ambientale e allo sviluppo della prevenzione primaria.
Alzheimer, invecchiamento e fattori ambientali: le nuove ricerche
Il Congresso ha riservato ampio spazio alla presentazione delle ricerche sviluppate dai soci e dai collaboratori dell’Associazione, mettendo in evidenza il carattere interdisciplinare della medicina ambientale. Tra gli argomenti approfonditi figurano gli effetti delle esposizioni ambientali sui processi biologici dell’invecchiamento e le relazioni tra fattori ambientali e malattia di Alzheimer. Sono state presentate anche ricerche sulle conseguenze sanitarie della deforestazione amazzonica e sulle criticità ambientali ed epidemiologiche del Monte Amiata. Un ulteriore ambito riguarda le nuove metodologie sperimentali basate sulla biologia umana, utilizzate per approfondire lo studio delle patologie neurodegenerative, dell’obesità, del diabete e della cardiologia rigenerativa. L’integrazione tra epidemiologia, medicina clinica, tossicologia, biologia molecolare e scienze ambientali è stata indicata come un passaggio fondamentale per comprendere i meccanismi attraverso cui le esposizioni possono influenzare la salute e per sviluppare strumenti preventivi più efficaci.
Piante nelle scuole e qualità dell’aria: il progetto di ISDE Firenze e CNR
Tra le esperienze di ricerca applicata è stato presentato “Piante in classe”, progetto sviluppato da ISDE Firenze e CNR-Istituto per la Bioeconomia. L’iniziativa ha documentato miglioramenti di alcuni indicatori della qualità dell’aria nelle aule scolastiche nelle quali sono state collocate piante, mostrando una possibile applicazione della ricerca ambientale negli spazi destinati all’istruzione. Il progetto si inserisce tra le attività che puntano a collegare l’osservazione scientifica con interventi concreti negli ambienti frequentati quotidianamente dalla popolazione. Un ulteriore contributo scientifico ha riguardato l’accelerazione del riscaldamento climatico in Molise. L’analisi presentata ha evidenziato un aumento delle notti tropicali, una diminuzione dei giorni di gelo e un incremento delle temperature medie annuali di circa due gradi nel periodo esaminato. Si tratta di elementi che contribuiscono a descrivere le trasformazioni climatiche in corso e la necessità di considerarle nell’ambito delle strategie di tutela della salute.
Porti italiani e inquinamento: le attività avviate in tredici realtà portuali
Il confronto ha coinvolto anche le sezioni territoriali di ISDE, impegnate in iniziative di prevenzione e tutela ambientale in diverse aree del Paese. Il Gruppo nazionale ISDE su Porti, Ambiente e Salute ha illustrato le attività avviate in tredici realtà portuali italiane, concentrandosi sul monitoraggio delle emissioni, sull’elettrificazione delle banchine e sulla collaborazione con i comitati di cittadini. Il lavoro sulle aree portuali rappresenta uno degli ambiti nei quali l’Associazione intende favorire il collegamento tra conoscenze scientifiche, monitoraggio ambientale e confronto con le comunità interessate. Altre esperienze territoriali hanno riguardato la riqualificazione dell’illuminazione pubblica a Vercelli per contenere l’inquinamento luminoso e il progetto educativo “Alberi che parlano”, realizzato a Modena. Le iniziative presentate comprendono inoltre attività di collaborazione con le scuole e progetti legati alle prescrizioni verdi, con il coinvolgimento diretto delle comunità locali.
Campobasso previene, oltre tremila prestazioni sanitarie gratuite
Tra le esperienze territoriali presentate al Congresso figura “Campobasso previene”, iniziativa che ha permesso di realizzare 3.157 prestazioni sanitarie gratuite attraverso screening e consulenze rivolti alla popolazione. Il progetto rappresenta un esempio di attività di prevenzione sviluppata a livello locale, attraverso l’organizzazione di servizi sanitari e momenti di contatto diretto con la comunità. Durante il confronto sono state affrontate anche le criticità ambientali legate ai data center, le iniziative relative alla contaminazione da PFAS e la situazione ambientale della Terra dei Fuochi. Le esperienze illustrate mostrano la varietà degli ambiti di intervento delle sezioni ISDE, che operano come collegamento tra ricerca scientifica, necessità dei territori e iniziativa istituzionale.
Sanità sostenibile, il progetto SOSTERRETE per ridurre le emissioni del settore
Una parte rilevante del Congresso è stata dedicata alla sostenibilità ambientale del sistema sanitario, un settore chiamato non soltanto a gestire le conseguenze delle esposizioni ambientali sulla salute, ma anche a ridurre il proprio impatto sugli ecosistemi. La giornata conclusiva, domenica 25 ottobre, ha previsto la presentazione del progetto SOSTERRETE, illustrato da Ornella Punzo dell’Istituto superiore di sanità, con il contributo di Laura Reali e Laura Mancini. La proposta individua quattro obiettivi strategici: ridurre le emissioni del settore sanitario, integrare la sostenibilità nella programmazione e nella governance, migliorare gli strumenti di misurazione degli impatti ambientali e promuovere interventi capaci di produrre benefici contemporaneamente per la salute e per l’ambiente. Le azioni considerate comprendono il miglioramento dell’efficienza energetica delle strutture, la riduzione degli sprechi, la sostenibilità degli approvvigionamenti, la preparazione agli eventi climatici estremi e la formazione del personale. La prospettiva è quella di inserire gli obiettivi ambientali nelle scelte gestionali e organizzative della sanità, affinché la riduzione dell’impatto del settore diventi parte integrante delle politiche per la salute.
Ambulatori Verdi, quasi il 90% degli operatori intervistati ha introdotto pratiche sostenibili
Un’esperienza concreta di sostenibilità nelle attività sanitarie territoriali è rappresentata dal progetto “Ambulatori Verdi”, presentato da Ilaria Mariotti della sezione ISDE di Modena. A due anni dall’avvio, il progetto registra l’adesione di 14 unità operative, 45 pediatri di libera scelta e otto medici di medicina generale, oltre ad altri professionisti sanitari. Tra i 34 operatori che hanno risposto al questionario di valutazione, quasi il 90% ha dichiarato di aver introdotto nuove pratiche sostenibili nella propria attività professionale. Il risultato riguarda gli operatori che hanno partecipato alla valutazione e documenta il cambiamento delle pratiche dichiarato da una parte dei professionisti coinvolti nel progetto. L’esperienza pone l’attenzione sulle possibilità di ridurre l’impatto ambientale della sanità anche attraverso le scelte organizzative e i comportamenti quotidiani negli ambulatori e nei servizi territoriali.
Seveso e Chernobyl, le lezioni dei grandi disastri ambientali
Le sessioni scientifiche hanno affrontato anche la memoria e le conseguenze dei grandi incidenti ambientali, a cinquant’anni da Seveso e quarant’anni da Chernobyl. Elisabetta Chellini ha richiamato le conseguenze sanitarie, ambientali e sociali dei due eventi, sottolineando il contributo che hanno dato alla crescita della consapevolezza pubblica sui rischi ambientali. Il confronto ha riguardato inoltre il ruolo di queste esperienze nella definizione delle politiche di sicurezza industriale e nello sviluppo dei movimenti impegnati nella tutela dell’ambiente. L’approfondimento ha collegato la conoscenza delle conseguenze dei disastri alla necessità di rafforzare gli strumenti di prevenzione e le politiche capaci di limitare l’esposizione delle popolazioni ai rischi ambientali.
Agricoltura biologica, carbon farming e pianificazione delle città
Le relazioni tra ambiente e salute sono state analizzate anche attraverso il ruolo delle attività agricole, delle condizioni economiche e sociali e delle scelte urbanistiche. Una ricerca ha approfondito il contributo dell’agricoltura biologica al sequestro del carbonio nei suoli, richiamando l’importanza di misurare i risultati climatici effettivi delle pratiche agricole. È stata sottolineata, in particolare, la necessità di evitare che alla produzione biologica venga attribuita automaticamente una condizione di neutralità climatica, senza una valutazione degli effetti realmente ottenuti. Altri contributi hanno esaminato l’importanza dei determinanti economici e sociali della salute e le opportunità offerte da una pianificazione urbanistica sistemica e partecipata. È stata inoltre presentata un’analisi sull’evoluzione delle stazioni radio base per telefonia cellulare e dei livelli ambientali dei campi elettromagnetici, con particolare attenzione agli strumenti di pianificazione territoriale. Questi approfondimenti hanno evidenziato la necessità di integrare la prevenzione nelle decisioni relative all’organizzazione delle città, alle attività economiche e alla gestione del territorio.
Arsenico nell’acqua potabile, la proposta per ridurre il limite di concentrazione
Tra le iniziative presentate durante il Congresso assume rilievo anche quella relativa alla presenza di arsenico nelle acque destinate al consumo umano. Antonella Litta ha illustrato l’impegno di ISDE Roma e Lazio nella predisposizione di una proposta di legge finalizzata a ridurre i limiti massimi di concentrazione dell’arsenico nell’acqua potabile. L’iniziativa mira a rafforzare la prevenzione degli effetti sanitari associati all’esposizione cronica all’arsenico, proponendo una revisione maggiormente cautelativa dell’attuale limite di 10 microgrammi per litro. La proposta rappresenta un esempio del percorso che l’Associazione intende promuovere per trasformare le conoscenze scientifiche sui fattori di rischio ambientale in interventi normativi e strumenti di protezione della salute pubblica.
ISDE International, cooperazione scientifica e giustizia ambientale
Il Congresso ha affrontato anche la dimensione internazionale delle politiche per la salute ambientale, attraverso il contributo di Paolo Lauriola, presidente eletto di ISDE International. Lauriola ha richiamato la necessità di rafforzare la cooperazione tra professionisti sanitari, ricercatori, istituzioni e comunità, in considerazione del carattere transnazionale delle principali crisi ambientali e sanitarie. Tra le esperienze illustrate figurano le collaborazioni sviluppate in America Latina sui temi della qualità dell’aria, dell’assistenza sanitaria primaria e della giustizia ambientale, con la prospettiva di ampliare il confronto ad altre regioni del Sud globale. Il programma conclusivo ha previsto anche gli interventi di Bettina Menne, già Senior Strategic Advisor dell’Organizzazione mondiale della sanità, sulle politiche per la salute fondate sulle evidenze scientifiche, e di Celestino Panizza, componente della Giunta esecutiva nazionale, sul ruolo dei Medici per l’Ambiente nel passaggio dalla conoscenza all’azione.
Dalla ricerca scientifica alle decisioni pubbliche: la strategia di ISDE Italia
Il Congresso nazionale ha posto al centro del confronto una questione che attraversa tutti gli ambiti della medicina ambientale: la necessità di utilizzare le evidenze scientifiche non soltanto per individuare i rischi, ma anche per orientare le decisioni pubbliche e intervenire sulle cause delle malattie. La prevenzione primaria viene considerata una componente trasversale delle politiche ambientali, economiche, urbanistiche e sanitarie, attraverso una visione integrata che unisce la protezione degli ecosistemi, la tutela della salute, l’equità sociale e la partecipazione delle comunità. Per ISDE Italia, questa prospettiva richiede una collaborazione più stretta tra le sezioni territoriali, una maggiore valorizzazione delle competenze scientifiche, il coinvolgimento delle nuove generazioni e ulteriori investimenti nella formazione e nella comunicazione. Un ruolo fondamentale viene attribuito alla capacità di rendere comprensibili i risultati della ricerca e di tradurli in proposte operative, mantenendo l’indipendenza scientifica dell’Associazione come condizione essenziale della sua credibilità nei confronti delle istituzioni e della società. Il principio che accomuna i diversi contributi scientifici presentati a Sansepolcro è quello di intervenire sulle cause ambientali delle malattie prima che i loro effetti si manifestino, attraverso il monitoraggio delle esposizioni, la valutazione degli impatti sanitari e l’adozione di misure preventive. In questa prospettiva, i risultati del monitoraggio dell’inquinamento atmosferico nelle 27 città italiane costituiscono uno degli esempi più significativi della necessità di collegare i dati scientifici alle politiche pubbliche. La stima di 6.731 decessi attribuibili al PM2,5 evidenzia infatti la dimensione sanitaria di un problema che coinvolge direttamente la qualità dell’ambiente urbano e la capacità delle istituzioni di ridurre i fattori di rischio.
