Così neve e nubi frenano la perdita dei ghiacci in Antartide nonostante il riscaldamento globale: lo studio

L'interno dell'Antartide orientale resiste anche oltre i 10°C di riscaldamento: nuove simulazioni sul clima svelano il ruolo chiave di nuvole e nevicate per la stabilità dei ghiacci

Un nuovo studio di modellizzazione, pubblicato sulla rivista Nature Climate Change, suggerisce che la calotta glaciale dell’Antartide orientale potrebbe essere più resiliente a un riscaldamento estremo a lungo termine di quanto stimato in precedenza. L’aumento delle nevicate, una maggiore copertura nuvolosa e i cambiamenti nella circolazione atmosferica potrebbero compensare parzialmente la perdita di ghiaccio, anche in presenza di concentrazioni molto elevate di anidride carbonica. I ricercatori dell’IBS Center for Climate Physics presso la Pusan ​​National University, in Corea del Sud, hanno condotto simulazioni idealizzate con diversi livelli di CO₂ atmosferica, coprendo un arco temporale di 100.000 anni e utilizzando un modello accoppiato che integra clima globale e calotte glaciali. A differenza degli studi convenzionali, che impongono condizioni atmosferiche e oceaniche predefinite, questo modello ha permesso al clima e alle calotte glaciali della Groenlandia e dell’Antartide di evolversi in modo interdipendente.

I risultati rivelano notevoli contrasti regionali. Un riscaldamento globale prolungato, superiore a circa 2°C rispetto ai livelli preindustriali, comporta una significativa perdita di ghiaccio a lungo termine dalla calotta dell’Antartide occidentale, che poggia su un basamento marino. La calotta della Groenlandia si ritira progressivamente, scomparendo del tutto quando il riscaldamento supera i 6°C circa. Al contrario, la calotta dell’Antartide orientale – che poggia su terraferma – rimane relativamente stabile, anche in simulazioni che prevedono un riscaldamento superiore ai 10°C.

Nevicate e nuvole limitano le perdite nell’Antartide orientale

I ricercatori hanno ricondotto questa inaspettata resilienza a processi atmosferici. L’aria più calda è in grado di trasportare una maggiore quantità di umidità verso l’Antartide; contemporaneamente, lo spostamento verso i poli dei venti occidentali nell’emisfero australe intensifica l’afflusso di umidità verso il continente. Gran parte di queste precipitazioni aggiuntive cade sotto forma di neve sulle zone interne e più elevate dell’Antartide orientale, favorendo l’accumulo di ghiaccio. Allo stesso tempo, una maggiore copertura nuvolosa riduce la quantità di luce solare che raggiunge la superficie del ghiaccio, contribuendo a limitarne lo scioglimento. Nel complesso, questi fattori attenuano in modo significativo la perdita di ghiaccio nell’Antartide orientale all’interno delle simulazioni accoppiate. “I nostri risultati dimostrano che il futuro a lungo termine di una calotta glaciale non può essere compreso basandosi esclusivamente sulla temperatura“, ha affermato Yun Kyung-Sook, autrice principale dello studio. “Variazioni nelle nevicate, nella copertura nuvolosa, nei venti e nelle temperature oceaniche interagiscono tutte con la superficie glaciale in continua evoluzione“.

Permangono perdite significative e incertezze nei modelli

Questi risultati non implicano che l’Antartide sia immune ai cambiamenti climatici. Le simulazioni indicano una significativa perdita di ghiaccio indotta dal riscaldamento globale nella calotta glaciale dell’Antartide occidentale, che potrebbe accelerare l’innalzamento del livello del mare a livello globale. Inoltre, anche alcune zone dell’Antartide orientale sono in ritirata. Tuttavia, l’interno dell’Antartide orientale reagisce in modo diverso: l’aumento delle nevicate e della nuvolosità compensa in parte la perdita di ghiaccio, portando a una risposta complessiva differente.

Quando i ricercatori hanno escluso le variazioni di precipitazioni e irraggiamento solare indotte dal riscaldamento, la calotta glaciale antartica simulata ha perso circa il 70% del suo volume sotto la forzante più intensa. Nella simulazione completamente accoppiata, che includeva queste risposte atmosferiche, la perdita è stata di circa il 20%. “Questi risultati evidenziano perché i modelli clima-calotta glaciale completamente accoppiati siano essenziali per stimare le instabilità climatiche a lungo termine e l’innalzamento del livello del mare“, ha affermato Axel Timmermann, coautore e direttore dell’IBS Center for Climate Physics. “Una forzante climatica semplificata può trascurare i processi regionali che influenzano fortemente la ritirata, la stabilizzazione o la sopravvivenza di una calotta glaciale”.

Lo studio offre una nuova prospettiva sui punti di svolta delle calotte glaciali e sull’eredità climatica a lungo termine dell’umanità. Gli autori avvertono che il loro modello ha una risoluzione spaziale relativamente bassa e non può rappresentare appieno i processi localizzati al di sotto delle piattaforme di ghiaccio o nei singoli ghiacciai emissari. Saranno necessarie simulazioni a risoluzione più elevata per determinare come questi effetti stabilizzanti atmosferici interagiscono con lo scioglimento regionale indotto dagli oceani.