Una gigantesca scritta di 500 metri quadrati sui tetti di un maxi-allevamento di polli, un ingresso bloccato e un enorme pollo gonfiabile davanti ai cancelli. È la protesta organizzata questa mattina, 13 ottobre 2026, da Greenpeace nel nord-est della Croazia, al confine con l’Ungheria, contro la realizzazione di un nuovo impianto avicolo industriale che, una volta operativo, dovrebbe produrre 1,8 milioni di polli all’anno. Al centro della mobilitazione ci sono i possibili effetti ambientali dell’allevamento, destinato a sorgere a poche centinaia di metri dalla riserva naturale di Veliki Pažut, parte di una delle aree umide più importanti d’Europa e riconosciuta dall’UNESCO per il suo straordinario patrimonio di biodiversità. L’iniziativa punta a denunciare i rischi legati alla gestione dei reflui zootecnici, che secondo le preoccupazioni espresse dalla popolazione locale potrebbero compromettere la qualità del suolo, dell’aria e delle acque. Una vicenda che si inserisce nel più ampio dibattito europeo sull’espansione degli allevamenti intensivi, sulla sostenibilità della produzione di carne e sulla tutela degli ecosistemi naturali.
Greenpeace scala tre capannoni: una scritta di 500 metri quadrati contro il maxi-allevamento
La protesta ha coinvolto dodici attiviste e attivisti di Greenpeace, che hanno scalato tre capannoni nel cantiere del nuovo allevamento, dipingendo sulle coperture una grande scritta: “fermate questa merda!”. L’azione si è svolta contemporaneamente a un’altra iniziativa organizzata davanti all’ingresso del cantiere dalle associazioni ambientaliste Zelena akcija (Friends of the Earth Croatia) e Prijatelji životinja (Animal Friends Croatia). Gli attivisti hanno bloccato l’accesso alla struttura e installato davanti ai cancelli un pollo gonfiabile alto 3,5 metri, utilizzato come simbolo della mobilitazione contro il modello di produzione avicola industriale. Un altro manifestante si è seduto su un WC improvvisato, un gesto simbolico con cui gli organizzatori hanno voluto rappresentare quella che considerano l’indifferenza dell’industria nei confronti delle preoccupazioni delle comunità locali. L’obiettivo della protesta è richiamare l’attenzione sulle conseguenze ambientali che potrebbero derivare dalla realizzazione di una struttura di grandi dimensioni in un territorio caratterizzato dalla presenza di habitat naturali particolarmente delicati.
Il progetto di MHP: 1,8 milioni di polli all’anno e il timore per i reflui zootecnici
Il nuovo impianto è riconducibile a MHP, il più grande produttore avicolo europeo, società di proprietà del miliardario ucraino Yuriy Kosiuk. Secondo le informazioni diffuse dagli ambientalisti, l’allevamento dovrebbe raggiungere una capacità produttiva di 1,8 milioni di polli all’anno. Una dimensione industriale che ha suscitato una forte opposizione nel territorio interessato dall’intervento. A preoccupare gli abitanti è soprattutto la gestione dei rifiuti prodotti dagli animali. Le stime citate dalle associazioni parlano di un milione di litri di reflui all’anno, con il timore che queste sostanze possano provocare fenomeni di contaminazione del terreno, dell’atmosfera e dei corsi d’acqua circostanti. La questione riguarda quindi non soltanto la presenza di un grande allevamento avicolo, ma anche la sua collocazione geografica, nelle immediate vicinanze di un’area naturale sottoposta a particolare tutela. I rischi denunciati rappresentano al momento le preoccupazioni espresse dalle comunità locali e dalle organizzazioni ambientaliste rispetto alle conseguenze che l’impianto potrebbe determinare una volta entrato in funzione.
La minaccia all'”Amazzonia d’Europa”: la riserva UNESCO Mura-Drava-Danubio
Uno degli elementi più controversi del progetto è la distanza che separerebbe il nuovo allevamento dalla riserva naturale di Veliki Pažut, situata a poche centinaia di metri dal cantiere. L’area fa parte della Riserva della Biosfera Mura-Drava-Danubio, un vastissimo sistema di ambienti fluviali e zone umide che si estende su cinque Paesi europei e interessa complessivamente circa 930 mila ettari. Conosciuta anche come “Amazzonia d’Europa”, la riserva deve questo appellativo alla ricchezza della sua biodiversità e alla presenza di estesi corridoi fluviali, che svolgono un ruolo fondamentale per la conservazione degli ecosistemi e delle specie animali. Il territorio, protetto nell’ambito del programma UNESCO dedicato alle riserve della biosfera, rappresenta un habitat di eccezionale importanza per l’avifauna europea. La riserva ospita infatti la più alta densità di nidificazione di aquile di mare in Europa e costituisce un ambiente fondamentale per oltre 250 mila uccelli acquatici. È proprio la vicinanza a questo patrimonio naturale a rendere particolarmente delicata la realizzazione del nuovo allevamento. Le comunità locali e le associazioni ambientaliste temono che la produzione e la gestione dei reflui possano esercitare pressioni su un sistema ecologico già caratterizzato da equilibri complessi.
Greenpeace International accusa i colossi della carne industriale
La mobilitazione in Croazia si inserisce in una campagna più ampia di Greenpeace contro la crescita degli allevamenti industriali e il loro impatto sull’ambiente. Dániel Nyitray di Greenpeace International ha criticato duramente il modello economico delle grandi aziende del settore, collegando l’espansione della produzione avicola alle preoccupazioni delle popolazioni che vivono nelle vicinanze degli impianti. “I giganti della carne industriale come MHP si stanno espandendo in modo aggressivo in tutto il mondo, riempiendo le tasche dei miliardari mentre avvelenano fiumi e acqua potabile con i rifiuti tossici degli allevamenti”, ha dichiarato Nyitray. “Ovunque, le comunità locali sono stufe, e oggi questi attivisti sono entrati in azione per chiedere aria e acqua pulita, e un sistema alimentare che nutra le persone, non l’avidità delle multinazionali”. Le dichiarazioni evidenziano la posizione dell’organizzazione ambientalista, che considera l’espansione dei grandi impianti zootecnici una questione ambientale e sociale, oltre che produttiva. Il caso croato rappresenta uno dei punti di confronto tra gli investimenti dell’industria avicola e le richieste di tutela del territorio avanzate dalle associazioni e dalle comunità interessate.
Produzione mondiale di polli in forte crescita: quasi il 60% in più dal 2006
La realizzazione del nuovo allevamento in Croazia si colloca in un contesto di forte crescita della produzione avicola internazionale. Secondo i dati riportati da Greenpeace, dal 2006 a oggi la produzione mondiale di polli è aumentata di quasi il 60%, superando la soglia dei 76 miliardi di animali all’anno. Un’espansione legata all’incremento dei consumi di carne di pollo a livello globale, che sta accompagnando lo sviluppo di nuovi impianti e l’ampliamento delle strutture produttive esistenti. Anche la Croazia è interessata da diversi progetti di espansione del settore, tra cui quello contestato dagli attivisti al confine con l’Ungheria. In questo scenario occupa una posizione di primo piano MHP, che secondo le informazioni diffuse dall’organizzazione ambientalista macella oltre mezzo miliardo di polli ogni anno. Le dimensioni raggiunte dall’industria avicola internazionale alimentano il confronto sugli effetti della concentrazione della produzione in grandi stabilimenti e sulla gestione dei rifiuti generati da milioni di animali.
Allevamenti intensivi in Italia: capi avicoli aumentati del 56% in vent’anni
La crescita della produzione avicola non riguarda soltanto l’Europa orientale. Anche in Italia il comparto ha registrato una significativa espansione negli ultimi due decenni. Secondo i dati richiamati da Greenpeace, il numero di capi avicoli nel nostro Paese è aumentato di circa il 56% in vent’anni, parallelamente alla progressiva diffusione di allevamenti sempre più grandi e intensivi. All’interno di queste strutture vengono allevati complessivamente circa mezzo miliardo di polli e galline, con una concentrazione particolarmente elevata nelle regioni della Pianura Padana. L’aumento delle dimensioni degli impianti e del numero di animali allevati costituisce uno degli aspetti centrali delle critiche mosse dalle organizzazioni ambientaliste al modello produttivo attuale. Il tema riguarda soprattutto le conseguenze ambientali degli allevamenti di grandi dimensioni e la necessità di valutare gli effetti delle attività zootecniche sui territori che le ospitano. La protesta croata riporta così al centro dell’attenzione anche la situazione italiana, dove Greenpeace e altre associazioni chiedono un intervento legislativo per modificare le prospettive di sviluppo del settore.
Greenpeace Italia chiede lo stop all’espansione degli allevamenti intensivi
Sulla vicenda è intervenuta anche Simona Savini di Greenpeace Italia, che ha collegato la mobilitazione in Croazia alla richiesta di nuove regole per il comparto zootecnico italiano. “Le comunità locali non sono più disposte a subire l’inquinamento prodotto da queste maxi fabbriche di carne, in Europa come in Italia”, ha commentato Savini. La rappresentante dell’organizzazione ha richiamato l’attenzione su una proposta di legge presentata alla Camera insieme ad altre associazioni, con l’obiettivo di interrompere l’espansione degli allevamenti intensivi e favorire un cambiamento del sistema produttivo. “Per questo, insieme ad altre associazioni, abbiamo presentato alla Camera una proposta di legge per bloccare immediatamente l’espansione degli allevamenti intensivi e avviare una transizione ecologica del settore. Dopo oltre due anni di silenzio da parte della Commissione Agricoltura, è ora che la sua discussione venga calendarizzata per avviare un serio confronto sul tema”.
La richiesta avanzata da Greenpeace riguarda dunque sia lo stop immediato alla crescita degli allevamenti intensivi sia l’avvio di una transizione ecologica del settore zootecnico, attraverso un confronto istituzionale sulla proposta normativa. Secondo quanto riferito dall’organizzazione, il testo attende da oltre due anni di essere discusso in Commissione Agricoltura. La protesta contro il nuovo impianto MHP in Croazia assume così una dimensione che va oltre i confini nazionali. Da una parte c’è l’espansione di un settore industriale sostenuto dalla crescita globale dei consumi di carne avicola; dall’altra, la mobilitazione delle comunità e delle associazioni ambientaliste che chiedono maggiori garanzie per la qualità delle acque, la protezione del suolo e la conservazione della biodiversità. Al centro della controversia resta il futuro del territorio che circonda la Riserva della Biosfera Mura-Drava-Danubio, dove il progetto di un allevamento da 1,8 milioni di polli all’anno ha acceso uno scontro sulla compatibilità tra produzione industriale e tutela di uno dei più importanti ecosistemi fluviali europei.
