La maggior parte degli studi su come le nubi reagiscono ai cambiamenti climatici si concentra sulle nubi oceaniche, piuttosto che su quelle montane. Quelli che si concentrano sulle nubi montane tendono a esplorare la microfisica delle nubi piuttosto che le tendenze a lungo termine nella fase delle nubi. Tuttavia, comprendere il comportamento delle nubi su regioni come l’Altopiano Tibetano, che fornisce acqua a centinaia di milioni di persone, è fondamentale, soprattutto perché la diminuzione del manto nevoso e le alterazioni dei pattern di precipitazione minacciano questa risorsa idrica vitale.
Uno studio, pubblicato sulla rivista AGU Advances, colma questa lacuna di conoscenza studiando i cambiamenti a lungo termine nelle fasi delle nubi nelle regioni montuose del mondo. Utilizzando osservazioni satellitari e dati climatici dal 2003 al 2022, i ricercatori hanno analizzato la frazione di copertura nuvolosa, la temperatura della sommità delle nubi e l’altezza delle nubi sull’Altopiano Tibetano, le Alpi europee, le Ande, gli Appalachi, le Montagne Rocciose e le pianure adiacenti.
I risultati
In risposta al riscaldamento globale, le nubi possono cambiare nella loro struttura verticale e fase, incluse le fasi liquida, di ghiaccio e di transizione superraffreddata. I ricercatori hanno scoperto che le nubi sulla maggior parte delle regioni montuose presentavano un aumento delle fasi di nubi calde liquide e di nubi di ghiaccio, con uno sviluppo verticale ridotto e un minor numero di nubi nella fase di superraffreddamento. Le sommità delle nubi di ghiaccio sulle montagne si innalzavano e si raffreddavano da 2 a 4 volte più rapidamente rispetto alle nubi sulle pianure adiacenti.
Tuttavia, laddove si formavano nubi di superraffreddamento, queste mostravano una risposta diversa al clima più caldo a seconda della loro posizione. Sulle pianure e sulle montagne di bassa quota, le sommità delle nubi di superraffreddamento si riscaldavano e poi scendevano, uno schema che indica uno sviluppo ridotto della struttura verticale delle nubi. Sulle montagne più elevate, invece, come l’Altopiano Tibetano e le Ande, le nubi di superraffreddamento erano in grado di raffreddarsi ulteriormente e di salire. Sull’Altopiano Tibetano, questo cambiamento potrebbe essere correlato a un riscaldamento più intenso alle basse altitudini, che destabilizza il profilo termico verticale della regione, consentendo alle nubi di svilupparsi a quote più elevate in aria più fredda. Nelle Ande, le nubi più fredde e più alte erano associate a un maggiore contenuto di umidità nell’atmosfera.
Nel complesso, i risultati suggeriscono che le nubi ad alta quota reagiscono al riscaldamento in modo diverso e più marcato rispetto alle nubi di altre regioni.
Necessarie ulteriori ricerche
Gli autori osservano che sono necessarie ulteriori ricerche su come i cambiamenti nelle nubi ghiacciate ad alta quota, sopra l’Altopiano Tibetano e le Ande, possano influenzare il modo in cui le nubi intrappolano l’energia radiativa (incluso il calore) nell’atmosfera terrestre o la riflettono nello spazio. Tali studi potrebbero contribuire a migliorare i bilanci energetici radiativi a livello regionale.
