Doppia ondulazione, vortice deformato e venti quasi azzerati: lo scenario stratosferico che i modelli seguono per i primi giorni di novembre

Le ultime elaborazioni mostrano un aumento del trasporto di calore verso il Polo e un vortice sempre più disturbato, con venti che potrebbero avvicinarsi allo zero. È un segnale da seguire, ma non una promessa di freddo: l’eventuale risposta dell’atmosfera al suolo resta incerta

La circolazione stratosferica dell’emisfero nord si prepara a entrare in una fase potenzialmente dinamica. Le carte aggiornate al 27 ottobre delineano infatti un vortice polare stratosferico, la vasta circolazione di venti occidentali che durante la stagione fredda ruota attorno all’aria gelida sopra l’Artico, esposto a un crescente disturbo. Tra i segnali più interessanti compaiono un maggiore trasporto di calore dalle basse latitudini verso quelle polari e una progressiva diminuzione dei venti occidentali, elementi che, se confermati e sufficientemente persistenti, possono contribuire a indebolire e deformare il vortice.

Il primo indizio emerge dalla carta del flusso di calore meridionale: le tonalità arancioni rappresentano anomalie positive del trasporto di calore verso nord, soprattutto nella colonna atmosferica che dalla troposfera sale verso la stratosfera. In termini semplici, le grandi onde atmosferiche generate più in basso, favorite, per esempio, dai contrasti tra continenti e oceani e dalla disposizione delle montagne, stanno trasferendo energia verso le quote superiori. Quando queste onde raggiungono la stratosfera possono interagire con il vortice, rallentare la circolazione occidentale e modificarne forma e posizione; la seconda carta mostra un segnale coerente, con vettori del flusso di Eliassen-Palm diretti verso l’alto in diverse fasce di latitudine. Questi grafici descrivono però un processo atmosferico in atto o previsto, non una conseguenza già certa sul tempo delle prossime settimane.

Wave 1 novembre 2026

La prospettiva è interessante anche perché, da tempo, le indicazioni modellistiche più ampie suggeriscono venti stratosferici inferiori alla media ai livelli di 10, 30 e 50 hPa, pur senza concordare ancora sull’intensità finale dell’indebolimento. In una delle elaborazioni deterministiche GFS riportate, il vento zonale medio a 10 hPa e 60°N è indicato intorno a 16,5 m/s per il 28 ottobre; nella proiezione valida per il 2 novembre scende a circa 4,7 m/s, mentre quella per l’8 novembre arriva a circa -1,3 m/s. La sequenza, se si realizzasse, descriverebbe un rallentamento molto marcato e potrebbe persino sfiorare l’inversione dei venti, ma i valori a scadenza lunga dipendono molto dalla singola corsa modellistica e possono cambiare sensibilmente con gli aggiornamenti successivi.

Anche la forma del vortice polare sembra destinata a variare. Intorno ai primi giorni di novembre, la mappa a 10 hPa prospetta una configurazione con due aree di pressione più bassa ai lati di una vasta anomalia positiva: è un assetto simile a un’onda planetaria di numero d’onda 2, o Wave 2, che può deformare il vortice fino a renderlo più allungato o, nei casi più intensi, favorirne la divisione in due lobi. Nella proiezione successiva, valida per l’8 novembre, il vortice appare invece più esteso e dislocato, in una configurazione più vicina a una Wave 1. La successione suggerisce che il disturbo potrebbe proseguire anche nella seconda settimana del mese, ma una mappa deterministica a circa dodici giorni non basta a stabilire né la durata né l’esito definitivo dell’evoluzione.

È utile distinguere un forte indebolimento del vortice polare da un evento di riscaldamento stratosferico improvviso maggiore, spesso indicato con la sigla SSW. Secondo il criterio più usato negli studi, per identificare un evento maggiore i venti zonali medi a 10 hPa e 60°N devono invertire direzione, passando da occidentali a orientali; quindi un valore vicino allo zero, o leggermente negativo in una singola previsione, è un segnale da monitorare ma non basta da solo a confermare che l’evento si sia verificato. Contano anche l’evoluzione effettiva nei giorni successivi e il comportamento della circolazione su scala più ampia.

La domanda più immediata riguarda le possibili ripercussioni al suolo. Una perturbazione stratosferica importante può, in alcuni casi, propagarsi gradualmente verso il basso e condizionare la circolazione troposferica: il flusso occidentale può diventare più ondulato, il getto polare può spostarsi e aumentare la possibilità che si instaurino aree di alta pressione di blocco, capaci di rallentare o deviare il normale passaggio delle perturbazioni atlantiche. Questo processo non è automatico: servono tempo, una particolare evoluzione della troposfera e una disposizione favorevole delle anomalie, e le conseguenze possono risultare diverse da una regione all’altra. Anche dopo un SSW, dunque, non è detto che l’Europa intera o l’Italia vadano incontro a un’ondata di freddo; l’esito dipende soprattutto da dove si stabiliscono i blocchi e da quale traiettoria seguono le masse d’aria.

Per l’Italia, al momento, queste carte non definiscono una previsione del tempo per novembre e non consentono di anticipare con affidabilità freddo, neve o fasi perturbate. Indicano piuttosto un segnale atmosferico di grande scala da seguire: se il vortice si indebolisse davvero e le anomalie riuscissero a scendere fino alla troposfera, le configurazioni meteorologiche potrebbero diventare più persistenti e meno governate dal consueto flusso occidentale; se invece l’accoppiamento tra stratosfera e troposfera non si realizzasse, l’effetto sulle condizioni al suolo potrebbe essere limitato. La previsione resta quindi aperta: i prossimi aggiornamenti serviranno a capire se il rallentamento dei venti sarà confermato dagli ensemble, se l’eventuale inversione si manterrà e, soprattutto, se il disturbo riuscirà a lasciare un’impronta concreta sulla circolazione delle settimane successive.