Due CME in arrivo: la Terra si prepara a giorni di attività geomagnetica

Una nuova espulsione di massa coronale si aggiunge a quella già diretta verso il nostro pianeta. Le previsioni indicano possibili tempeste geomagnetiche di classe G1-G2 e nuove occasioni per osservare le aurore

Il Sole torna a farsi sentire. Due espulsioni di massa coronale (CME) sono attualmente dirette verso la Terra e, secondo l’ultima previsione riportata dallo Space Weather Prediction Center della NOAA, potrebbero raggiungere il nostro pianeta a pochi giorni di distanza: la prima il 9 ottobre, la seconda l’11 ottobre. La seconda CME è stata emessa il 7 ottobre dalla regione attiva del Sole identificata come macchia solare 4549, andando ad aggiungersi a un’espulsione già in viaggio verso la Terra.

Se le previsioni saranno confermate, l’arrivo delle due nubi di plasma potrebbe provocare tempeste geomagnetiche di classe G1 o G2, cioè fenomeni da deboli a moderati. Non si tratta, quindi, di uno scenario eccezionale o necessariamente pericoloso per le persone sulla superficie terrestre, ma di un aumento significativo dell’attività nello spazio vicino alla Terra. Uno degli effetti più spettacolari potrebbe essere la comparsa, o un rafforzamento, delle aurore polari, che durante le fasi di maggiore attività geomagnetica possono essere visibili a latitudini più basse del consueto.

Che cos’è una CME?

CME è l’acronimo di Coronal Mass Ejection, ovvero espulsione di massa coronale. Si tratta di enormi quantità di plasma – gas estremamente caldo formato principalmente da particelle cariche – che vengono espulse dalla corona solare e lanciate nello spazio. Queste eruzioni sono legate all’intensa attività magnetica del Sole. Quando le linee del campo magnetico solare si riconfigurano, possono liberare enormi quantità di energia e proiettare nello Spazio miliardi di tonnellate di materia. Una CME può viaggiare per milioni di km prima di raggiungere la Terra. Non tutte le CME sono dirette verso il nostro pianeta: perché abbiano conseguenze geomagnetiche importanti, devono trovarsi sulla traiettoria terrestre e possedere caratteristiche magnetiche favorevoli all’interazione con il campo magnetico del nostro pianeta. Proprio questa interazione porta al fenomeno successivo: la tempesta geomagnetica.

Quando il Sole scuote il campo magnetico terrestre

La Terra è circondata da una sorta di gigantesca “bolla” magnetica, la magnetosfera, che ci protegge in larga misura dal vento solare e dalle particelle energetiche provenienti dal Sole. Quando una CME raggiunge la Terra, può comprimere e perturbare questa magnetosfera. Se l’interazione è sufficientemente intensa, si verifica una tempesta geomagnetica.

L’effetto più famoso sono le aurore: le particelle energetiche vengono guidate dal campo magnetico verso le regioni polari e interagiscono con gli atomi e le molecole dell’alta atmosfera. Queste collisioni producono i caratteristici bagliori verdi, rossi, viola e rosa che chiamiamo aurora boreale nell’emisfero Nord e aurora australe nell’emisfero Sud. Le tempeste geomagnetiche non sono però soltanto uno spettacolo del cielo: gli eventi più intensi possono disturbare comunicazioni radio, sistemi di navigazione satellitare, satelliti e reti elettriche. Per questo l’attività solare viene costantemente monitorata.

G1 e G2: quanto sono forti queste tempeste?

La scala utilizzata per classificare le tempeste geomagnetiche va da G1 a G5. G1 indica una tempesta minore, G2 moderata, G3 forte, G4 severa, G5 estrema. Le previsioni attuali per gli eventi in arrivo indicano dunque uno scenario compreso tra G1 e G2. È un livello che può aumentare la probabilità di aurore e produrre alcuni disturbi alle tecnologie sensibili, ma è molto lontano dai livelli estremi delle più grandi tempeste solari mai osservate. La vera incognita, come spesso accade con il meteo spaziale, sarà la risposta effettiva della magnetosfera al momento dell’impatto. Velocità, densità e soprattutto orientamento del campo magnetico trasportato dalla CME possono determinare quanto sarà intensa la perturbazione.