Una tempesta geomagnetica di livello G1 potrebbe interessare la Terra nei prossimi giorni. Una prima espulsione di massa coronale (CME), considerata altamente probabile, dovrebbe raggiungere il nostro pianeta il 2 ottobre, con un impatto marginale. Un secondo fenomeno, più debole e meno direttamente indirizzato verso la Terra, potrebbe invece arrivare intorno al 4 ottobre. L’attività solare potrebbe favorire la comparsa di aurore boreali alle alte latitudini durante la prima settimana di ottobre.
Che cos’è una tempesta geomagnetica?
Una tempesta geomagnetica è una perturbazione del campo magnetico terrestre provocata dall’arrivo di particelle e campi magnetici provenienti dal Sole. Il nostro pianeta è infatti immerso nel vento solare, un flusso continuo di particelle cariche emesso dalla nostra stella. Quando un’espulsione particolarmente intensa proveniente dal Sole raggiunge la Terra, può comprimere e disturbare la magnetosfera, cioè la regione dello Spazio dominata dal campo magnetico terrestre.
Le tempeste geomagnetiche vengono classificate su una scala da G1 a G5. G1 indica una tempesta minore, mentre G5 corrisponde al livello più intenso. Anche gli eventi più deboli, tuttavia, sono interessanti dal punto di vista scientifico perché mostrano come Sole e Terra siano strettamente collegati. Durante una tempesta geomagnetica possono verificarsi, tra le altre cose, variazioni nelle correnti elettriche dell’alta atmosfera e disturbi nelle comunicazioni radio, nei sistemi di navigazione satellitare e, nei casi più intensi, nelle reti elettriche.
Cos’è un’espulsione di massa coronale?
La protagonista di questi eventi è la CME, acronimo di Coronal Mass Ejection, cioè espulsione di massa coronale. Si tratta di una gigantesca nube di plasma, composta principalmente da particelle cariche, che viene espulsa dalla corona del Sole insieme a una struttura di campo magnetico. Una CME può viaggiare nello Spazio a velocità molto elevate. Se la sua traiettoria intercetta la Terra, il materiale espulso può interagire con la magnetosfera e provocare una tempesta geomagnetica.
Non tutte le CME, però, sono dirette verso il nostro pianeta. Una nube può passare lontano dalla Terra oppure sfiorarla soltanto. È proprio questo lo scenario atteso per la prima CME del 2 ottobre: un possibile impatto laterale, meno diretto rispetto a un attraversamento frontale. La seconda CME è ancora più incerta: è più debole e la sua traiettoria sembra meno favorevole a un incontro con la Terra. Per questo si parla della possibilità di un near-miss, un passaggio ravvicinato senza un’interazione particolarmente significativa.
E le aurore boreali cosa sono?
Le aurore boreali sono uno degli effetti più spettacolari dell’attività solare. Quando particelle energetiche provenienti dal Sole interagiscono con la magnetosfera terrestre, alcune vengono guidate lungo le linee del campo magnetico verso le regioni polari. Qui possono entrare in collisione con gli atomi e le molecole presenti nell’alta atmosfera. Queste collisioni trasferiscono energia agli atomi atmosferici, che successivamente la rilasciano sotto forma di luce. È così che nel cielo compaiono le caratteristiche tende e archi luminosi dell’aurora.
Il colore dipende dai gas coinvolti e dall’altitudine alla quale avvengono le interazioni. Il verde è particolarmente comune ed è associato soprattutto all’ossigeno atmosferico; possono comparire anche tonalità rosse, viola e blu. Le aurore sono normalmente più frequenti nelle regioni vicine ai poli, dove le particelle solari vengono incanalate più facilmente. Durante le tempeste geomagnetiche più intense, però, l’attività aurorale può estendersi verso latitudini più basse.
