Ebola in Congo: quasi 9mila casi confermati, oltre 4.300 morti

L’epidemia, la più grave nella storia del Paese, continua a mettere sotto pressione il sistema sanitario

L’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) resta una grave emergenza sanitaria. Secondo l’ultimo aggiornamento, sono stati registrati 8.978 casi confermati e 4.336 decessi, con un tasso di letalità del 48,3%. I contagi interessano 7 province e 65 zone sanitarie, mentre 2.356 pazienti sono guariti e 945 persone si trovano attualmente in isolamento. Nonostante la gravità del quadro, emergono alcuni segnali incoraggianti: sono state registrate 18 nuove guarigioni e non sono stati confermati nuovi casi nelle province di Bas-Uélé, Sud-Kivu e Sud-Ubangi. Le autorità sanitarie proseguono le attività di tracciamento dei contatti, che hanno raggiunto l’81%, e i controlli alle frontiere, dove sono stati sottoposti a screening oltre 250mila viaggiatori. Le campagne di sensibilizzazione nelle comunità mirano inoltre a favorire l’individuazione tempestiva dei casi sospetti.

Conflitti e difficoltà sanitarie ostacolano la risposta

La situazione rimane particolarmente complessa nell’Est del Paese, soprattutto nelle province di Ituri e Nord-Kivu, dove i conflitti armati, gli spostamenti forzati della popolazione e le infrastrutture carenti rendono difficile raggiungere le aree più isolate. Le segnalazioni di decessi avvenuti nelle comunità indicano possibili ritardi nella diagnosi e nell’accesso alle cure. A complicare ulteriormente gli interventi contribuiscono gli episodi di violenza o pressione sulle strutture sanitarie e la diffidenza di parte della popolazione.

L’epidemia è causata dal ceppo Bundibugyo, per il quale non sono disponibili vaccini autorizzati né trattamenti specifici approvati. La gestione dei pazienti si basa quindi sulle cure di supporto, sulle misure di prevenzione e controllo delle infezioni, sul tracciamento dei contatti e sulle sepolture sicure. Alcuni candidati sperimentali sono in fase di valutazione attraverso studi clinici.

Conseguenze economiche e rischio internazionale

L’emergenza non riguarda soltanto la salute pubblica. La necessità di destinare risorse alla risposta all’epidemia sottrae capacità ad altri servizi sanitari, aumentando il rischio di decessi evitabili legati anche ad altre malattie, soprattutto tra i bambini. Secondo una valutazione del Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (UNDP), anche in scenari relativamente contenuti le perdite di prodotto interno lordo potrebbero superare un miliardo di dollari, con decine di migliaia di posti di lavoro a rischio e quasi un milione di persone in più esposte alla povertà. Le conseguenze colpiscono in modo sproporzionato le famiglie più povere e le donne, mentre le attività minerarie e l’economia informale nelle zone interessate subiscono ulteriori interruzioni.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità valuta il rischio come molto alto per la Repubblica Democratica del Congo, alto per i Paesi confinanti e basso a livello globale. Resta inoltre in vigore la dichiarazione di emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale (PHEIC). Sono state segnalate limitate propagazioni oltre confine, tra cui un focolaio contenuto in Uganda e un caso importato in Kenya.