L’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo ha superato la soglia dei 10mila casi confermati, raggiungendo quota 10.060, secondo i dati diffusi dal Ministero della Salute. Quasi la metà delle persone contagiate è morta, rendendo l’attuale emergenza la più letale nella storia del Paese e la più rapida nella crescita tra le epidemie di Ebola registrate finora. Dichiarata a maggio, l’epidemia è causata dal raro virus Bundibugyo, per il quale non sono disponibili vaccini o trattamenti approvati. La diffusione della malattia ha già coinvolto diverse aree del continente africano, con casi segnalati anche in Kenya e Nigeria. Complessivamente, secondo le informazioni riportate, il focolaio è stato registrato in cinque Paesi, tra cui Uganda e Francia, dove al momento non risultano casi attivi.
A rendere più difficile il contenimento contribuiscono i conflitti armati, le infrastrutture stradali carenti e la diffidenza delle comunità locali, alimentata da violenze e disinformazione. In molte zone, gli operatori sanitari incontrano resistenze nel convincere le persone a segnalare i sintomi e ad accettare le cure. Circa l’80% dei casi registrati riguarda persone che non erano state identificate come contatti monitorati, un dato che segnala la presenza di catene di trasmissione ancora sconosciute.
Le difficoltà riguardano anche il personale medico, spesso costretto a lavorare in strutture sovraffollate e con risorse insufficienti. In alcune località, gli operatori hanno scioperato per il mancato pagamento degli stipendi e dei bonus, mentre non sono mancati episodi di violenza: sabato scorso, nella provincia di Tshopo, un’infermiera è stata uccisa e un altro operatore è rimasto gravemente ferito durante un intervento legato a un allarme Ebola. L’emergenza sta inoltre mettendo sotto pressione un sistema sanitario già fragile, sottraendo risorse alla lotta contro altre malattie, come il colera. Aumentano anche i rischi per le donne in gravidanza, alcune delle quali evitano gli ospedali per paura del contagio, mentre le vaccinazioni infantili e la frequenza scolastica subiscono interruzioni.
