L’El Niño in corso potrebbe diventare eccezionale. Nell’aggiornamento stagionale pubblicato il 21 ottobre, l’Organizzazione meteorologica mondiale (OMM) stima che l’anomalia della temperatura superficiale del mare nell’area Niño 3.4 del Pacifico equatoriale possa arrivare a circa +3,8°C tra novembre 2026 e gennaio 2027, con un massimo atteso intorno a dicembre. È una proiezione elaborata con un insieme di modelli: non descrive una temperatura già misurata, ma la differenza prevista rispetto alla media di riferimento.
La segretaria generale dell’OMM, Celeste Saulo, ha definito l’episodio potenzialmente “senza precedenti” rispetto ai grafici di monitoraggio utilizzati negli ultimi quattro decenni. La stima riguarda in particolare il Niño 3.4, una porzione del Pacifico tropicale centrale e orientale monitorata per seguire l’evoluzione del fenomeno. Non significa quindi che tutto l’oceano Pacifico sia destinato a scaldarsi di +3,8°C.
Che cos’è El Niño e perché può cambiare il tempo lontano dal Pacifico
El Niño è la fase calda dell’oscillazione climatica ENSO, che alterna periodi di riscaldamento e raffreddamento delle acque superficiali del Pacifico equatoriale. In condizioni normali, gli alisei spingono verso ovest le acque più calde; quando questi venti si indeboliscono, il calore si distribuisce diversamente e le acque insolitamente calde si estendono verso il Pacifico centrale e orientale. Cambiano così l’evaporazione e la posizione delle aree in cui l’aria umida sale e forma nubi: la circolazione atmosferica può essere modificata anche a grande distanza dal bacino oceanico.
El Niño non viene identificato guardando soltanto un singolo valore giornaliero. Tra i criteri usati per monitorarlo c’è l’anomalia della temperatura marina nella regione Niño 3.4: secondo la classificazione statunitense NOAA, la soglia di +0,5°C deve persistere per più periodi sovrapposti di tre mesi e deve accompagnarsi a cambiamenti coerenti nell’atmosfera. Le definizioni operative possono variare fra i servizi meteorologici, ma il principio è lo stesso: oceano e atmosfera devono mostrare segnali collegati e persistenti.
Anche la forza del fenomeno, da sola, non determina l’impatto locale. El Niño sposta le probabilità verso alcune condizioni climatiche, ma gli effetti dipendono dalla stagione, dalla regione e dall’interazione con altri fattori, fra cui le condizioni degli oceani Indiano e Atlantico. Per questo una prospettiva climatica stagionale non è una previsione dettagliata di piogge o siccità per una specifica città.
Le aree esposte a piogge intense, siccità e caldo
Le prospettive dell’OMM per i prossimi mesi delineano rischi diversi da una regione all’altra. In alcune aree dell’Africa orientale, durante la stagione delle piogge ottobre-dicembre, sono più probabili condizioni più piovose della norma. L’attenzione è rivolta soprattutto alla possibilità di precipitazioni intense e inondazioni.
Nell’Africa meridionale, invece, da novembre aumenta il rischio di condizioni più secche proprio mentre inizia abitualmente la stagione delle piogge. Un deficit prolungato può mettere sotto pressione le coltivazioni, la disponibilità d’acqua e i mezzi di sostentamento, con conseguenze che possono propagarsi dai campi alle comunità che dipendono dall’agricoltura.
Nel Sud-est asiatico, temperature più alte e precipitazioni inferiori alla norma possono accentuare lo stress da caldo, ridurre le riserve idriche e complicare la produzione agricola. L’OMM segnala inoltre rischi maggiori di incendi e foschia da fumo, fenomeni che in alcune aree sono già in corso.
Nelle Americhe, la previsione indica maggiori probabilità di piogge nel nord-ovest degli Stati Uniti e nei settori meridionali della costa occidentale del Sud America. Precipitazioni superiori alla norma sono attese anche in parte del Nord America e nei Caraibi settentrionali. Al contrario, aumenta il rischio di siccità in alcune zone dell’America centrale, nei Caraibi meridionali e nell’Amazzonia. L’OMM ha richiamato l’attenzione anche sulle alluvioni già osservate in Cile e nel bacino del Paraná.
Il caldo costituisce un’ulteriore componente del quadro. El Niño tende a favorire un aumento delle temperature globali, perché modifica il modo in cui il calore oceanico viene trasferito all’atmosfera. Gli effetti possono proseguire anche dopo il picco delle anomalie nel Pacifico: l’OMM avverte che le conseguenze climatiche potrebbero farsi sentire ben oltre la fine del 2026.
Perché la previsione non equivale a una certezza locale
Una prospettiva stagionale descrive le condizioni che diventano più o meno probabili su un’area e su un periodo di alcuni mesi. Non può stabilire in anticipo la data e il luogo esatto di ogni temporale, alluvione, ondata di caldo o fase siccitosa. Per decidere dove intervenire e con quali misure servono aggiornamenti regionali e nazionali, insieme agli avvisi dei servizi meteorologici e idrologici.
È questo il senso dell’appello di Celeste Saulo: la finestra per prepararsi è ancora aperta in molte regioni, ma non resterà tale indefinitamente. Previsioni più tempestive, sistemi di allerta e piani per proteggere acqua, raccolti, salute e infrastrutture possono ridurre il rischio che un’anomalia climatica si trasformi in una crisi umanitaria. Un El Niño molto intenso non produce gli stessi effetti ovunque; la preparazione può fare la differenza per le comunità più esposte.
