Energia, l’Italia accelera tra nucleare e rinnovabili: Urso annuncia nuovi impianti, commissari e misure per le imprese

Il ministro delle Imprese annuncia l’avvio immediato delle procedure per gli Small Modular Reactor e nuove semplificazioni sulle rinnovabili. Transizione 5.0 verso la proroga al 2029, mentre dall’Europa arriva l’allarme sui prezzi italiani dell’energia e sui rischi per l’inverno

La strategia energetica italiana entra in una fase decisiva. Il governo punta ad avviare subito la procedura per la costruzione in Italia di impianti nucleari di nuova generazione, gli Small Modular Reactor, e contemporaneamente prepara un nuovo intervento per sbloccare circa 4mila progetti di energia rinnovabile oggi frenati da autorizzazioni e veti locali, fino alla possibilità di ricorrere a commissari straordinari. È questo uno dei passaggi più rilevanti emersi dal Made in Italy Summit 2026, dove il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha tracciato la linea del governo su energia, competitività industriale, innovazione e semplificazione burocratica. Il quadro delineato dal ministro si inserisce in una fase segnata da fortissime tensioni internazionali, dal rialzo dei costi energetici e dalla crescente pressione sulle imprese italiane. Nello stesso confronto sono arrivati infatti anche gli avvertimenti di Emma Marcegaglia, che ha parlato di un impatto ormai enorme dei rincari energetici sul sistema produttivo, e del commissario europeo all’Energia Dan Jorgensen, che ha evidenziato il pesante divario tra i prezzi dell’energia in Italia e quelli di altri Paesi europei.

Urso: energia decisiva per competitività, libertà e indipendenza

Nel suo intervento, Urso ha collocato la questione energetica al centro della politica industriale nazionale, partendo dal difficile scenario geopolitico ed economico internazionale. “Viviamo, ne siamo consapevoli tutti, una stagione in cui tensioni geopolitiche, rivoluzione tecnologica, competizione globale, sfide energetiche e ambientali stanno ridisegnando gli equilibri economici del mondo. Questa instabilità, incertezza, imprevedibilità, richiede alle nostre imprese uno sforzo straordinario. Tanto più che siamo circondati, purtroppo, dal conflitto. Come governo, siamo intervenuti iniziando dall’energia, primo ostacolo per le imprese, perché senza energia sicura e a costi sostenibili non c’è manifattura competitiva, possiamo dire oggi consapevolmente che non c’è libertà, non c’è indipendenza”. Il ministro ha quindi ricondotto parte delle difficoltà attuali del Paese a un sistema energetico che considera ancora troppo poco diversificato. Secondo Urso, “l’Italia paga ancora errate scelte del passato e un mix energetico poco diversificato. Per questo abbiamo lavorato in questi anni su due fronti: l’energia rinnovabile e il nucleare di nuova generazione, per realizzare un mix energetico che è quello che avevamo oltre 40 anni fa con l’energia rinnovabile di allora, che era l’idroelettrico – primi ingegneri della diga in Italia e nel mondo – e come nucleare di quella generazione. Terzo Paese per produzione di nucleare civile al mondo, prima del referendum: dopo l’Unione Sovietica e gli Stati Uniti c’era la piccola Italia. Sul primo fronte, dall’avvio della legislatura la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili è aumentata di oltre il 40%. Il 40% in questi anni del governo Meloni. Ora dobbiamo e possiamo fare di più”.

Nucleare, il governo vuole avviare subito le procedure per gli Small Modular Reactor

La novità politicamente più significativa riguarda il ritorno del nucleare nella strategia energetica italiana. Urso ha indicato esplicitamente la necessità di avviare le procedure per realizzare sul territorio nazionale impianti di nuova generazione basati sugli Small Modular Reactor, tecnologia che il governo considera profondamente diversa rispetto alle centrali nucleari tradizionali. “Occorre avviare da subito la procedura per la costruzione, sul nostro territorio, di impianti nucleari di nuova generazione, che sono diversi da quelli oggi esistenti, perché vengono realizzati su base industriale, gli Small Modular Reactor, sicuri e puliti e possono essere trasportati anche in un container, per essere installati là dove lo chiedono le imprese, i distretti, le comunità locali, in Italia, in Europa, nel Mediterraneo, dove verranno richiesti”. L’obiettivo delineato è quindi quello di costruire un sistema energetico nel quale rinnovabili e nucleare di nuova generazione possano integrarsi per ridurre la dipendenza dall’estero, abbassare i costi e garantire maggiore stabilità alla produzione industriale.

Rinnovabili, 4mila progetti da sbloccare: possibile il ricorso ai commissari

Parallelamente al nucleare, il governo intende accelerare sul fronte delle fonti rinnovabili. Urso ha indicato come priorità lo sblocco di circa 4mila progetti, oggi frenati da resistenze e vincoli a livello territoriale. L’esecutivo prepara ulteriori semplificazioni e non esclude il ricorso a un commissario straordinario. Il ministro ha spiegato che è necessario sbloccare “i quattromila progetti di energia rinnovabile per un ammontare di investimenti privati per alcune decine di euro che sono oggi ancora frenati da alcuni veti locali. A riguardo interverremo nuovamente con ulteriori semplificazioni e se necessario anche attraverso la figura, lo strumento, del Commissario straordinario, perché è importante farlo e farlo subito, anche per innescare investimenti produttivi e ovviamente per sopperire alla produzione energetica”. Nel corso dello stesso appuntamento Urso ha ribadito il concetto con parole nette: “la produzione di energia da rinnovabili è aumentata del 40% durante il governo Meloni. Dobbbiamo sbloccare i 4000 progetti di rinnovabili che sono ancora frenati da veti locali. Interverremo con ulteriori semplificazioni, e se necessario con lo strumento del commissario straordinario. Occorre fare, e farlo subito”. Il ministro ha inoltre richiamato direttamente il ruolo delle amministrazioni territoriali: “dobbiamo e possiamo fare di più. Mi riferisco anche alle autorità regionali. Dobbiamo sbloccare i 4mila progetti di energia rinnovabile per un ammontare di investimenti privati di alcune decine di migliaia di euro che sono ancora oggi frenati da alcuni veti locali. Interverremo con ulteriori semplificazioni e, se necessario, anche attraverso lo strumento del commissario straordinario”.

Transizione 5.0 verso la proroga al 2029

La politica energetica viene affiancata da una strategia più ampia per la modernizzazione delle imprese, basata su digitalizzazione, automazione ed efficientamento produttivo. Urso ha indicato nel Piano Transizione 5.0 uno degli strumenti centrali della politica industriale del governo, anticipando l’intenzione di prolungarne l’operatività anche nel 2029. “Nel contempo”, ha proseguito il ministro, “abbiamo investito sull’innovazione, digitalizzazione, automazione, tecnologie avanzate per migliorare l’efficienza dei processi produttivi. È la strada che stiamo percorrendo con il nuovo Piano Transizione 5.0, una misura strutturale, finanziata fino al 2028, quindi un piano triennale e che è nostra intenzione prorogare anche nel 2029 in questo bilancio triennale che stiamo per realizzare, affinché diventi di fatto una misura strutturale, programmabile, per le imprese”. Lo stesso concetto è stato ribadito in un ulteriore passaggio: “è nostra intenzione prorogare anche nel 2029″ il piano Transizione 5.0 “in questo bilancio triennale che stiamo per realizzare, affinché diventi di fatto una misura strutturale, programmabile per le imprese”. 

Decreto imprese in Consiglio dei ministri nelle prossime settimane

Sul tavolo del governo c’è anche un nuovo decreto imprese, destinato ad approdare in Consiglio dei ministri nelle prossime settimane. L’obiettivo dichiarato è rafforzare la competitività del sistema produttivo italiano e ridurre ulteriormente il peso della burocrazia. “Stiamo lavorando al decreto imprese che porteremo in Cdm nelle prossime settimane, decreto che introdurrà ulteriori strumenti a sostegno della competitività e della modernizzazione del tessuto produttivo, anche introducendo un forte shock, un ulteriore processo di semplificazione burocratica”. La combinazione di interventi su energia, investimenti, tecnologie e semplificazione rappresenta quindi il nucleo della strategia illustrata dal ministro per affrontare un contesto internazionale sempre più competitivo.

Marcegaglia: “con questi costi dell’energia le imprese rischiano di non resistere”

Dal mondo industriale è arrivato nel frattempo un segnale di forte preoccupazione. Emma Marcegaglia, presidente e amministratore delegato di Marcegaglia Holding, ha sottolineato la gravità dell’aumento dei costi energetici e del petrolio, indicando la necessità di misure rapide. “L’aumento dei costi dell’energia e del petrolio ha un impatto enorme e se la situazione resta così non credo che possiamo resistere ancora molto. Servono azioni veloci”. Per Marcegaglia, una delle priorità dovrebbe essere proprio quella di eliminare gli ostacoli alle nuove installazioni rinnovabili. “Se la situazione dovesse permanere, la prima cosa da fare è sbloccare tutte le autorizzazioni sulle rinnovabili che sono una valida alternativa. La seconda è ampliare l’energy release che il governo ha già portato avanti. Servono aiuti alle aziende particolarmente esposte; pur essendo ben consapevole del tema del debito, bisogna fare alcune cose che aiutino e supportino le imprese in questo momento così difficile”. Le parole del presidente di Marcegaglia Holding convergono quindi con la linea indicata dal governo sulla necessità di accelerare gli iter autorizzativi.

Europa, Jorgensen: “record di rinnovabili ma dipendenza dai fossili ancora troppo alta”

Il problema dei costi energetici non riguarda soltanto l’Italia. Il commissario europeo per l’Energia Dan Jorgensen ha illustrato i progressi compiuti dall’Unione europea nello sviluppo delle fonti rinnovabili, evidenziando però come la dipendenza dai combustibili fossili resti ancora troppo forte. “Ogni anno installiamo quantità record di nuove fonti rinnovabili. Due anni fa abbiamo aggiunto 78 gigawatt di nuova capacità rinnovabile, l’anno scorso siamo arrivati a 89 gigawatt. Un gigawatt è sufficiente ad alimentare circa un milione di abitazioni”. Jorgensen ha ricordato inoltre che “abbiamo ridotto la nostra dipendenza dal gas russo e diversificato i fornitori di Gnl”. Ma il ritmo della transizione, secondo il commissario, non è ancora sufficiente. “Dall’altro lato, però, non stiamo andando abbastanza velocemente. Siamo ancora troppo dipendenti dai combustibili fossili”.

La crisi in Medio Oriente è costata all’Europa 90 miliardi in più per l’energia

Uno dei dati più significativi riportati dal commissario riguarda l’impatto economico delle tensioni geopolitiche. Jorgensen ha spiegato che dall’inizio della crisi in Medio Oriente l’Europa ha sostenuto un costo energetico aggiuntivo di 90 miliardi di euro. “Dall’inizio della crisi in Medio Oriente abbiamo pagato 90 miliardi di euro in più per l’energia rispetto a quanto avremmo normalmente speso nello stesso periodo. Si tratta di 90 miliardi di euro senza ottenere una sola molecola di energia in più. Ci troviamo quindi in una situazione paradossale: da un lato siamo sulla strada giusta con una strategia che ci porterà all’indipendenza energetica, a prezzi più bassi e alla decarbonizzazione; dall’altro, a causa degli shock esterni e delle difficoltà della transizione, le cose non avanzano con la rapidità che io e molti altri vorremmo vedere”. Il legame tra instabilità geopolitica e prezzi dell’energia si conferma così uno degli elementi centrali per la competitività del sistema industriale europeo.

Jorgensen: “eventuali sussidi ai combustibili fossili solo temporanei e mirati”

Sulla possibilità di intervenire sui prezzi attraverso sussidi pubblici ai combustibili fossili, il commissario europeo ha indicato una linea prudente. “Questa non sarà l’ultima crisi che affronteremo se non abbandoneremo i combustibili fossili. Il mio messaggio agli Stati membri è molto chiaro: se ritenete necessario sovvenzionare i combustibili fossili per ridurre la pressione su famiglie e imprese, fatelo solo temporaneamente e nel modo più mirato possibile”. Jorgensen ha indicato come possibile alternativa la riduzione della tassazione sull’elettricità. “Alcuni Stati membri, però, hanno adottato un approccio che consiglio fortemente: invece di ridurre le tasse sui combustibili fossili o sovvenzionarli direttamente, si potrebbero ridurre le tasse sull’elettricità. In questo modo si aiutano gli stessi consumatori e, allo stesso tempo, si favorisce l’elettrificazione del sistema energetico, che sarà fondamentale per il futuro”.

Gli aiuti alle imprese dovrebbero sostenere la transizione energetica

Secondo il commissario europeo, anche il sostegno alle aziende dovrebbe essere orientato principalmente alla trasformazione strutturale dei sistemi produttivi. “Riconosciamo anche che gli Stati membri possano avere bisogno di sostenere le aziende. Tuttavia preferiamo che il sostegno sia orientato alla transizione stessa piuttosto che al consumo di combustibili fossili. Alcuni cambiamenti sono strutturali e richiedono tempo, ma molto può essere fatto nel breve periodo. Ad esempio, passare dai veicoli con motore a combustione a quelli elettrici è un cambiamento che può essere realizzato rapidamente e con effetti concreti”. In un altro intervento Jorgensen ha ribadito: “voglio essere molto chiaro nei confronti degli Stati membri: se pensiamo di dover dare dei sussidi sui combustibili fossili per alleviare questa pressione” sui prezzi dei carburanti “facciamolo sempre in modalità temporanea e in modalità molto targetizzata”.

Allarme per l’inverno, Jorgensen: prezzi elevati e 50 milioni di europei in povertà energetica

Il passaggio più preoccupante del quadro europeo riguarda le prospettive per l’inverno. Alla domanda sulla possibilità che una stagione particolarmente rigida possa mettere sotto pressione il sistema energetico europeo, Jorgensen ha risposto: “purtroppo devo dire che sono piuttosto preoccupato”. Il commissario ha comunque precisato che, allo stato attuale, non viene considerata probabile una vera crisi degli approvvigionamenti. “Non siamo ancora in una crisi della sicurezza degli approvvigionamenti e non sembra probabile che ci arriveremo. Il rischio esiste, ma auspicabilmente non si concretizzerà. Tuttavia, i prezzi resteranno elevati e questo avrà un impatto sui cittadini. In un anno normale abbiamo già quasi 50 milioni di persone in Europa che vivono in condizioni di povertà energetica e non riescono a riscaldare adeguatamente le proprie abitazioni. In un contesto di prezzi ancora più alti, la situazione mi preoccupa profondamente”. La pressione, secondo Jorgensen, potrebbe diventare ancora più pesante anche per l’industria. “Lo stesso vale per le imprese, che sono già sotto pressione. Se i prezzi dovessero restare elevati o addirittura aumentare ulteriormente, il problema diventerebbe ancora più serio. Per questo esorto gli Stati membri a utilizzare gli strumenti che abbiamo messo a loro disposizione nel breve termine. Molte delle soluzioni europee sono strutturali e richiederanno tempo, ma esistono anche interventi immediati”.

Il richiamo agli Stati: non tutto dipende da Bruxelles

Il commissario ha quindi invitato i governi nazionali ad assumersi direttamente la responsabilità degli interventi possibili a livello interno. “A qualcuno piace dare la colpa a Bruxelles. Da bambino dicevo sempre: quando punti il dito contro qualcuno, ricorda che almeno tre dita sono rivolte verso di te. Questo non significa che l’Unione europea non abbia responsabilità, che riconosciamo pienamente e rispetto alle quali vogliamo ottenere risultati. Ma oggi ci sono molte cose che gli Stati membri possono fare direttamente”.

Prezzi dell’energia, Jorgensen: in Italia il gap con altri Paesi Ue è enorme

Per l’Italia il problema assume una rilevanza ancora maggiore a causa del livello dei prezzi energetici. Jorgensen ha affermato: “l’Italia è uno dei paesi che in questo momento hanno i prezzi più elevati in assoluto. Guardiamo la Finlandia, ma guardiamo anche il mio paese, la Danimarca, così come diversi altri paesi, che hanno prezzi veramente molto più bassi. Posso dire che c’è una una differenza enorme, questo gap è enorme”. Il commissario ha poi aggiunto: “riconosciamo allora queste differenze, e spostiamoci tutti verso la stessa direzione – ha aggiunto il commissario -. Alcuni paesi hanno delle sfide davanti. Qualcuno ha fatto un passo davanti più velocemente, e qualcuno un passo timido e lento”.

Energia e industria diventano il nodo centrale della competitività italiana

Il quadro che emerge mette dunque al centro una questione ormai decisiva per il sistema produttivo: ridurre il costo dell’energia e rafforzare l’autonomia energetica nazionale. La risposta delineata dal governo punta su più direttrici contemporaneamente: crescita delle rinnovabili, avvio del nucleare di nuova generazione, accelerazione degli iter autorizzativi, investimenti in innovazione e digitalizzazione, proroga di Transizione 5.0 e un nuovo decreto imprese destinato a intervenire anche sul fronte della semplificazione burocratica. Allo stesso tempo, gli interventi di Marcegaglia e Jorgensen mostrano come il problema abbia assunto una dimensione immediata. Le imprese sono sottoposte a una pressione crescente, l’Europa continua a pagare il peso della dipendenza dai combustibili fossili e l’Italia si trova a fare i conti con prezzi dell’energia sensibilmente superiori rispetto a quelli registrati in diversi altri Paesi dell’Unione. In questo scenario, la capacità di trasformare rapidamente gli annunci in nuovi impianti, investimenti e capacità produttiva energetica diventa uno degli elementi decisivi per la competitività futura del Made in Italy e dell’intero sistema economico nazionale.