Un passo avanti decisivo per il futuro della decarbonizzazione industriale e per lo sviluppo delle tecnologie di cattura e stoccaggio dell’anidride carbonica. Eni CCUS Holding, società partecipata congiuntamente da Eni e Global Infrastructure Partners (GIP), parte di BlackRock, ha annunciato il completamento dell’installazione della nuova piattaforma Douglas CCS nella baia di Liverpool, nel Regno Unito. Si tratta di un risultato di particolare rilievo sul piano tecnologico e industriale: Douglas CCS è la prima piattaforma offshore al mondo progettata specificamente per le attività di cattura e stoccaggio della CO₂, nell’ambito dei processi di decarbonizzazione dei settori industriali. La nuova infrastruttura costituisce un elemento fondamentale del progetto Liverpool Bay CCS, destinato a realizzare un sistema integrato per il trasporto e lo stoccaggio permanente dell’anidride carbonica. L’iniziativa rappresenta l’ossatura infrastrutturale di HyNet, il grande cluster britannico dedicato alla riduzione delle emissioni industriali nel Nord Ovest dell’Inghilterra e nel Galles del Nord.
Come funziona Douglas CCS: la CO₂ delle industrie sarà stoccata nei giacimenti di gas esauriti
La particolarità della piattaforma Douglas CCS risiede nella funzione che svolgerà all’interno del sistema di trasporto e stoccaggio della CO₂ di Liverpool Bay CCS. La struttura sarà infatti il principale hub offshore attraverso il quale verrà gestita l’anidride carbonica catturata dagli impianti industriali coinvolti nel progetto. Il funzionamento dell’infrastruttura prevede che la CO₂ prodotta dalle attività industriali, dopo essere stata catturata, venga convogliata verso la piattaforma, che provvederà a distribuirla attraverso una rete di condotte sottomarine già esistenti. Queste infrastrutture, originariamente utilizzate nell’ambito delle attività legate al gas naturale, saranno riconvertite per consentire il trasporto dell’anidride carbonica verso i giacimenti offshore ormai esauriti. Sarà proprio all’interno di questi serbatoi geologici, precedentemente sfruttati per l’estrazione del gas naturale, che la CO₂ verrà destinata allo stoccaggio permanente. L’obiettivo è mettere a disposizione delle industrie un’infrastruttura capace di gestire le emissioni che risultano particolarmente difficili da eliminare attraverso i soli processi di elettrificazione o attraverso l’impiego di altre tecnologie energetiche.
Una piattaforma da migliaia di tonnellate realizzata in meno di 18 mesi
Uno degli aspetti più significativi dell’operazione riguarda i tempi di realizzazione della nuova infrastruttura. La piattaforma Douglas CCS è stata completata in meno di 18 mesi dall’assegnazione del contratto, attraverso un programma accelerato che ha permesso di integrare le diverse fasi del progetto. Le attività di ingegneria, approvvigionamento, costruzione e messa in servizio sono state coordinate in modo da consentire il completamento della struttura in un arco temporale particolarmente contenuto rispetto alla complessità dell’intervento. Anche le caratteristiche tecniche evidenziano la dimensione industriale dell’opera. La piattaforma comprende una sezione superiore, denominata topside facilities, del peso di 1.885 tonnellate, destinata a ospitare le principali apparecchiature e strutture operative. A sostenerla è una struttura metallica di supporto, denominata jacket, che raggiunge un peso di 1.755 tonnellate. L’intero complesso è ancorato al fondale marino attraverso otto pali di fondazione, per un peso complessivo di ulteriori 730 tonnellate, progettati per garantire la stabilità dell’infrastruttura offshore. La realizzazione di Douglas CCS rappresenta così un importante risultato ingegneristico, collegato alla necessità di sviluppare infrastrutture specializzate per una nuova fase della gestione delle emissioni industriali.
Liverpool Bay CCS, il progetto è già al 50%: la strategia tra nuove infrastrutture e riconversione
L’installazione della piattaforma non costituisce un intervento isolato, ma rientra in un programma più ampio di sviluppo delle infrastrutture di Liverpool Bay CCS, che ha raggiunto circa il 50% del completamento complessivo. Il progetto si distingue per la scelta di combinare nuove strutture tecnologiche con la riconversione di infrastrutture offshore già disponibili. Questa impostazione consente di valorizzare le condotte esistenti e le conoscenze geologiche maturate durante i precedenti cicli di sfruttamento dei giacimenti di gas naturale. In particolare, la disponibilità di informazioni dettagliate sui giacimenti depletati, ossia quelli nei quali le riserve originarie di gas sono state esaurite, costituisce un elemento importante per lo sviluppo del sistema di stoccaggio. Il riutilizzo degli asset offshore rappresenta dunque uno dei tratti distintivi dell’intero progetto, perché permette di integrare le infrastrutture preesistenti con le nuove esigenze tecnologiche legate alla cattura, al trasporto e allo stoccaggio della CO₂. Il completamento dell’installazione di Douglas CCS segna una nuova tappa di questo percorso, contribuendo alla realizzazione della rete che dovrà collegare gli impianti industriali del territorio britannico ai siti di stoccaggio offshore.
Oltre 2.000 posti di lavoro e investimenti nella filiera industriale britannica
Accanto alla dimensione ambientale e tecnologica, Liverpool Bay CCS presenta importanti ricadute economiche e occupazionali. Secondo i dati diffusi da Eni CCUS Holding, circa il 60% del valore complessivo dell’investimento è destinato alla filiera industriale del Regno Unito, attraverso il coinvolgimento delle imprese impegnate nella realizzazione e nello sviluppo delle infrastrutture. La fase di costruzione contribuisce a sostenere oltre 2.000 posti di lavoro, con un impatto significativo sulle attività industriali e sui servizi collegati al progetto. Le prospettive occupazionali non si esauriranno con il completamento delle opere. Durante la successiva fase di esercizio, infatti, sono previste tra 200 e 300 occupazioni stabili, associate alla gestione e al funzionamento delle infrastrutture. L’orizzonte operativo indicato supera i 25 anni di attività, confermando la natura di lungo periodo dell’investimento. La realizzazione del sistema Liverpool Bay CCS assume pertanto una duplice valenza: da un lato la creazione di infrastrutture destinate alla riduzione delle emissioni industriali, dall’altro il sostegno a una filiera produttiva specializzata, con prospettive occupazionali che accompagneranno l’intero ciclo operativo del progetto.
Il ruolo di Eni e BlackRock nello sviluppo delle infrastrutture per la decarbonizzazione
Liverpool Bay CCS fa parte del portafoglio di iniziative dedicate alla cattura e allo stoccaggio del carbonio sviluppate da Eni CCUS Holding, la società partecipata da Eni e da Global Infrastructure Partners, piattaforma infrastrutturale che fa parte di BlackRock. L’iniziativa britannica occupa una posizione centrale nella strategia della società, orientata alla realizzazione di infrastrutture per il trasporto e lo stoccaggio della CO₂ su larga scala. L’obiettivo è contribuire alla decarbonizzazione delle attività industriali attraverso sistemi capaci di raccogliere e gestire l’anidride carbonica catturata dagli impianti produttivi, rendendo disponibile un’infrastruttura condivisa al servizio di più realtà industriali. Il progetto HyNet rappresenta un’applicazione concreta di questo modello, attraverso l’integrazione tra le attività industriali del Nord Ovest dell’Inghilterra e del Galles del Nord e le infrastrutture offshore della baia di Liverpool. La presenza di Eni e GIP nell’azionariato di Eni CCUS Holding colloca il progetto all’interno di una strategia di investimento nelle tecnologie e nelle infrastrutture necessarie alla transizione energetica.
Cattura e stoccaggio della CO₂: perché la tecnologia CCS è strategica per le industrie
Il completamento della piattaforma Douglas CCS si inserisce nel più ampio sviluppo della tecnologia Carbon Capture and Storage (CCS), che prevede la cattura dell’anidride carbonica, il suo trasporto e il successivo stoccaggio permanente in formazioni geologiche idonee. Questa soluzione assume particolare rilevanza per i cosiddetti settori hard-to-abate, cioè quelle attività industriali nelle quali la riduzione delle emissioni presenta difficoltà tecnologiche e operative particolarmente elevate. La CCS rappresenta una delle tecnologie disponibili per affrontare tali criticità, consentendo di intervenire sulle emissioni prodotte dai processi industriali attraverso la loro cattura e successiva gestione. Eni CCUS Holding considera la cattura e lo stoccaggio della CO₂ una tecnologia matura e sicura e una delle leve fondamentali per la transizione energetica, individuandola come una delle soluzioni più efficienti ed efficaci attualmente disponibili per sostenere la decarbonizzazione dei comparti industriali difficili da abbattere sul piano delle emissioni. In questo contesto, la disponibilità di sistemi infrastrutturali integrati, capaci di collegare diversi impianti industriali a siti di stoccaggio geologico, costituisce un elemento essenziale per favorire l’applicazione della tecnologia su scala più ampia.
Dalla baia di Liverpool un nuovo modello per la decarbonizzazione industriale
Con l’installazione della prima piattaforma offshore al mondo progettata appositamente per la CCS industriale, Eni CCUS Holding raggiunge un traguardo significativo nello sviluppo di Liverpool Bay CCS. La nuova infrastruttura dimostra come la realizzazione di impianti specializzati possa essere affiancata alla riconversione di asset energetici esistenti, valorizzando le competenze e le conoscenze accumulate nel settore offshore. Il raggiungimento di circa metà del programma infrastrutturale, la conclusione dell’installazione di Douglas CCS in meno di 18 mesi e le ricadute occupazionali previste evidenziano la dimensione industriale del progetto. La baia di Liverpool si prepara così a ospitare un sistema dedicato alla gestione permanente dell’anidride carbonica, destinato a svolgere un ruolo centrale nel cluster HyNet e nella strategia britannica di riduzione delle emissioni industriali. Per Eni, il completamento della piattaforma costituisce un ulteriore avanzamento nella realizzazione di infrastrutture energetiche dedicate alla decarbonizzazione, attraverso una tecnologia che punta a coniugare la continuità delle attività industriali con la progressiva riduzione delle emissioni di CO₂.
