Forte terremoto scuote le Isole Salomone | DATI e MAPPE

Una forte scossa di terremoto si è verificata alle Isole Salomone alle 01:07 del 12 ottobre (le 16:07 in Italia dell’11 ottobre)

Una forte scossa di terremoto si è verificata alle Isole Salomone alle 01:07 del 12 ottobre (le 16:07 in Italia dell’11 ottobre). I sismografi hanno registrato un terremoto di magnitudo 6.2, con epicentro individuato 79km a sud-sudest di Panguna, sull’isola di Bougainville. L’evento si è verificato ad una profondità di 53km. Non sono noti, al momento, danni a persone o cose. La magnitudo registrata indica comunque un terremoto significativo, capace di generare scuotimenti importanti, soprattutto nelle aree più vicine all’epicentro. L’intensità effettivamente avvertita dalla popolazione dipende tuttavia da numerosi fattori, tra cui la distanza dalla sorgente sismica, la profondità, le caratteristiche del sottosuolo e la vulnerabilità degli edifici.

Per comprendere il significato geologico di questo evento bisogna osservare la posizione geografica della regione interessata. Bougainville, pur appartenendo politicamente alla Papua Nuova Guinea come regione autonoma, si trova all’estremità settentrionale dell’arcipelago delle Salomone, all’interno di un sistema tettonico che comprende alcune delle zone di subduzione più attive della Terra. Il terremoto odierno si è quindi verificato in un’area nella quale la sismicità rappresenta una manifestazione ricorrente di processi geologici profondi, capaci di produrre terremoti anche molto più energetici.

Perché le Isole Salomone sono una delle regioni più sismiche della Terra

Le Isole Salomone si trovano lungo una delle grandi fasce sismiche che circondano l’Oceano Pacifico, comunemente conosciuta come Cintura di Fuoco del Pacifico. Si tratta di un immenso sistema di margini tettonici che si estende per decine di migliaia di chilometri e comprende alcune delle regioni più attive del pianeta dal punto di vista sismico e vulcanico. Questa distribuzione dei terremoti non è casuale. La superficie terrestre è suddivisa in grandi blocchi rigidi, chiamati placche tettoniche, che si muovono lentamente sopra gli strati più profondi del mantello. I loro spostamenti sono generalmente dell’ordine di pochi centimetri all’anno, ma nell’arco di milioni di anni sono sufficienti a modificare profondamente la geografia dei continenti e degli oceani.

Nell’area delle Salomone, il quadro è particolarmente complesso perché interagiscono la placca australiana, quella pacifica e diversi blocchi tettonici minori. Il movimento relativo tra queste strutture determina un sistema articolato di fosse oceaniche, faglie, bacini e archi insulari vulcanici. Lungo importanti settori della regione, la litosfera oceanica associata alla placca australiana si muove verso nord e nordest, sprofondando sotto strutture collegate alla placca pacifica. Questo processo prende il nome di subduzione ed è uno dei principali meccanismi responsabili dei terremoti più potenti della Terra.

Secondo le ricostruzioni dell’USGS, il Servizio Geologico degli Stati Uniti, lungo la fossa delle Salomone meridionali la convergenza tra le placche raggiunge approssimativamente 95 millimetri all’anno, equivalenti a circa 9,5 centimetri. È una velocità considerevole dal punto di vista geologico, soprattutto perché il movimento non avviene necessariamente in maniera continua e uniforme lungo tutte le superfici di contatto. Quando due porzioni della crosta terrestre rimangono bloccate dall’attrito, la deformazione si accumula progressivamente. Le rocce vengono sottoposte a sforzi crescenti finché una parte della faglia cede improvvisamente, liberando energia sotto forma di onde sismiche. È proprio questa dinamica a rendere le zone di subduzione particolarmente pericolose: alcune possono generare terremoti di magnitudo 8 o superiore, capaci di interessare porzioni di faglia estese per centinaia di chilometri.

Bougainville e la fossa delle Salomone: una regione geologica particolarmente complessa

L’isola di Bougainville occupa una posizione di grande interesse scientifico perché si trova in prossimità di un settore nel quale differenti strutture tettoniche interagiscono tra loro. A nordovest si sviluppa il sistema della fossa della Nuova Britannia, mentre verso sudest prosegue quello della fossa delle Salomone. La loro geometria riflette una storia geologica complessa, caratterizzata da collisioni, subduzioni e movimenti relativi tra diverse microplacche. Non siamo quindi davanti a una semplice linea di separazione tra due placche, ma a un mosaico di strutture che si deformano reciprocamente.

La regione comprende anche il bacino di Woodlark, un’area nella quale si verificano processi di espansione del fondale oceanico. Questi movimenti contribuiscono a rendere ancora più articolata la distribuzione degli sforzi tettonici. La complessità di questo sistema spiega perché i terremoti possano manifestarsi con caratteristiche molto differenti anche a distanze relativamente contenute. Alcuni eventi derivano dallo scorrimento improvviso lungo il contatto tra le placche, altri dalla deformazione interna della litosfera oceanica in subduzione, altri ancora da faglie che accomodano movimenti laterali. Questa varietà di meccanismi è stata documentata attraverso numerosi studi geofisici, che hanno ricostruito la geometria delle placche e la distribuzione delle grandi rotture sismiche avvenute nella regione.

Il devastante terremoto del 2007: magnitudo 8.1 e tsunami alle Isole Salomone

Per comprendere la pericolosità sismica dell’arcipelago bisogna tornare al 2 aprile 2007, ora locale, quando un violentissimo terremoto di magnitudo 8.1 colpì il settore occidentale delle Isole Salomone. L’evento, avvenuto l’1 aprile secondo il tempo universale, rappresenta uno dei terremoti più importanti della storia recente della regione. La rottura interessò una vasta porzione del margine di subduzione, sviluppandosi lungo un tratto di circa 300 chilometri. Il movimento improvviso delle placche provocò una deformazione del fondale marino, generando uno tsunami che investì diverse isole dell’arcipelago.

Le conseguenze furono drammatiche. Il terremoto e le onde marine provocarono almeno 40 vittime, distrussero numerose abitazioni e lasciarono migliaia di persone senza un riparo. Uno degli aspetti più impressionanti emersi dagli studi successivi riguarda la rapidità con cui lo tsunami raggiunse alcune coste. In determinate località le onde arrivarono appena cinque minuti dopo l’inizio del terremoto. Un intervallo estremamente breve, che dimostra quanto possa essere difficile organizzare un’evacuazione quando la sorgente dello tsunami si trova molto vicino alla costa.

Il terremoto del 2007 è particolarmente importante anche per la ricerca scientifica. Gli studi hanno evidenziato una rottura capace di attraversare strutture tettoniche differenti, mostrando come segmenti apparentemente distinti di una zona di subduzione possano partecipare a un unico grande evento.

I grandi terremoti del 1971 e del 1995

La storia sismica del settore di Bougainville presenta una caratteristica particolarmente interessante: la presenza di sequenze nelle quali terremoti molto forti si verificano a breve distanza temporale. Uno degli esempi più significativi risale al 1971, quando la regione fu interessata da due terremoti di magnitudo 8.0 e 8.1, separati da appena dodici giorni. Si tratta di un fenomeno conosciuto in sismologia come earthquake doublet, cioè una coppia di terremoti di magnitudo simile che si verificano in aree geograficamente vicine e in un intervallo temporale relativamente breve.

Questi eventi sono particolarmente interessanti perché mostrano come la rottura di una faglia possa modificare la distribuzione degli sforzi nelle strutture circostanti. Quando un terremoto libera improvvisamente l’energia accumulata lungo una porzione della crosta terrestre, infatti, non determina soltanto una diminuzione dello sforzo nella zona che ha subito lo scorrimento. Può anche trasferire parte delle sollecitazioni verso settori adiacenti, favorendo in determinate condizioni ulteriori rotture. Non significa che ogni grande terremoto debba necessariamente essere seguito da un altro evento di magnitudo simile. Significa, piuttosto, che le faglie costituiscono un sistema fisico nel quale i movimenti di una struttura possono influenzare l’equilibrio delle altre.

La regione di Bougainville ha mostrato questa particolare dinamica anche in altre occasioni. Nel 1995, un terremoto di magnitudo 7.7 interessò una porzione del sistema tettonico già coinvolta nella sequenza del 1971. La ricorrenza di terremoti importanti lungo segmenti già interessati da precedenti rotture rappresenta una delle ragioni per cui i sismologi studiano attentamente la storia degli eventi passati. Le grandi faglie, infatti, non cessano definitivamente la propria attività dopo un terremoto. Il movimento delle placche prosegue e, nel corso del tempo, può determinare un nuovo accumulo di deformazione. Le sequenze del 1971 e del 1995 costituiscono quindi testimonianze fondamentali della persistente attività tettonica dell’area.

Il terremoto del 2016 di magnitudo 7.9: una rottura iniziata a oltre 100 chilometri di profondità

Un altro precedente particolarmente significativo è rappresentato dal terremoto del 17 dicembre 2016, di magnitudo 7.9, verificatosi nel settore di Bougainville. Questo evento è diventato oggetto di importanti ricerche scientifiche perché ha mostrato una dinamica di rottura particolarmente complessa. Secondo uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Geophysical Research Letters, il terremoto ebbe inizio a una profondità di circa 103 chilometri, all’interno della placca oceanica in subduzione. Durante i primi trenta secondi, la rottura interessò una struttura situata indicativamente tra 90 e 120 chilometri di profondità. Successivamente, il processo sismico coinvolse una diversa superficie di faglia, localizzata a profondità comprese tra circa 32 e 47 chilometri.

In altre parole, il terremoto non si sviluppò semplicemente lungo un’unica superficie di rottura, ma coinvolse strutture differenti appartenenti allo stesso complesso sistema tettonico. Si tratta di un fenomeno di notevole interesse perché dimostra quanto possano essere articolati i processi fisici che accompagnano i grandi terremoti nelle zone di subduzione.

Il terremoto del 2013 e lo tsunami di Santa Cruz

La storia sismica delle Isole Salomone comprende anche il terremoto del 6 febbraio 2013, che raggiunse una magnitudo di 8.0 nella regione delle isole Santa Cruz, nella parte orientale dell’arcipelago. Anche in questo caso il movimento improvviso delle strutture tettoniche generò uno tsunami, con conseguenze particolarmente gravi per alcune comunità costiere. L’evento si verificò in un settore diverso rispetto a quello interessato dalla scossa odierna, ma appartenente al più ampio sistema di margini convergenti che caratterizza il Pacifico sudoccidentale. La regione delle Santa Cruz si trova infatti in prossimità della complessa transizione tra il sistema delle Salomone e quello delle Nuove Ebridi, associato alla vicina area di Vanuatu.

Questo terremoto dimostra come l’elevata sismicità non sia limitata a Bougainville, ma interessi gran parte dell’arco insulare. Nel corso del Novecento e dei primi decenni del XXI secolo, diversi segmenti di questo sistema hanno prodotto terremoti di magnitudo superiore a 7.5. Secondo le ricostruzioni dell’USGS, lungo la fossa delle Salomone meridionali sono stati registrati 13 terremoti di magnitudo pari o superiore a 7.5 dal 1900, considerando il periodo storico analizzato nei cataloghi di riferimento.

Tra i grandi eventi del passato figurano anche terremoti avvenuti nel 1939 e nel 1977, entrambi associati a magnitudo dell’ordine di 8.1. Si tratta di dati che restituiscono l’immagine di una regione caratterizzata da una pericolosità sismica strutturale, legata alla continua evoluzione del margine tra le placche.