Fumo dagli incendi in Indonesia, allarme smog nel Sud/Est asiatico: Singapore registra picchi di inquinamento e Timor Est chiude le scuole

La stagione degli incendi boschivi, tra le più intense degli ultimi 11 anni, sta aggravando la qualità dell’aria nella regione

L’emergenza incendi in Indonesia si estende al resto del Sud/Est asiatico, con un aumento preoccupante dell’inquinamento atmosferico e nuove misure per proteggere la popolazione. Singapore ha registrato i livelli di particolato fine più elevati dell’anno, mentre il governo di Timor Est ha annunciato la sospensione delle lezioni in presenza per 3 giorni, a partire dal 15 ottobre, a causa della contaminazione dell’aria provocata dai fumi provenienti dagli incendi nelle regioni e nei Paesi vicini. Nella parte occidentale di Singapore, le concentrazioni orarie di PM2.5 hanno raggiunto un picco di 284 microgrammi per metro cubo, entrando per la prima volta durante l’attuale episodio di foschia nella fascia di rischio “molto elevato” dell’Agenzia nazionale per l’ambiente. Il dato conferma il deterioramento della qualità dell’aria, mentre i fumi degli incendi continuano a propagarsi oltre i confini indonesiani.

Timor Est, pur senza indicare esplicitamente l’Indonesia nella comunicazione ufficiale, ha motivato la decisione di sospendere le attività didattiche in presenza con la presenza di particelle inquinanti provenienti dagli incendi nelle aree limitrofe. Il Paese condivide infatti l’isola di Timor con una parte della provincia indonesiana di Nusa Tenggara Orientale, dove sono stati segnalati diversi focolai.

Stagione degli incendi tra le più gravi degli 11 anni

L’Indonesia sta affrontando la stagione degli incendi boschivi più intensa degli ultimi 11 anni. Le condizioni di siccità associate al fenomeno climatico El Niño hanno favorito la diffusione delle fiamme, aggravando una situazione che sta già producendo conseguenze sanitarie e ambientali in diversi Paesi della regione. La foschia provocata dagli incendi è associata a un aumento dei disturbi respiratori in Indonesia e a un netto peggioramento della qualità dell’aria nei territori vicini. Anche in Malesia le autorità sono state costrette a chiudere le scuole per ridurre l’esposizione degli studenti agli agenti inquinanti.

Il fenomeno non è una novità: nell’ottobre del 2015, una precedente ondata di incendi in Indonesia aveva portato le concentrazioni di PM2.5 nella parte occidentale di Singapore al record nazionale di 471 microgrammi per metro cubo. Un precedente che alimenta le preoccupazioni per l’evoluzione dell’attuale emergenza.

Giacarta mobilita oltre 69mila addetti

Di fronte all’aggravarsi della crisi, il presidente indonesiano Prabowo Subianto ha ordinato il dispiegamento di ulteriori risorse per contrastare gli incendi. Secondo Honi Havana, funzionario del ministero coordinatore per gli Affari politici e di sicurezza, il Paese ha mobilitato oltre 69mila addetti alle operazioni antincendio, rispetto ai circa 44mila impiegati a metà settembre. Le autorità stanno inoltre sperimentando nuove tecniche per rendere più efficaci gli interventi, anche attraverso l’impiego di sostanze chimiche specifiche per lo spegnimento delle fiamme.

Una delle principali difficoltà riguarda gli incendi che interessano i terreni torbosi. Questi roghi possono continuare a bruciare lentamente sotto la superficie, per poi riattivarsi anche dopo apparenti operazioni di spegnimento, rendendo particolarmente complesso il lavoro delle squadre di emergenza. Berton Panjaitan, portavoce dell’agenzia indonesiana per la mitigazione dei disastri, ha sottolineato che la soluzione duratura dipende anche dalle condizioni meteorologiche. “Dobbiamo riconoscere che l’unico modo per risolvere il problema è attraverso precipitazioni persistenti“, ha dichiarato.

Cresce la tensione diplomatica nella regione

Mentre l’emergenza ambientale si intensifica, aumentano le critiche rivolte all’Indonesia dai Paesi vicini. Il tema della foschia transfrontaliera sarà al centro delle discussioni dei ministri degli Esteri dell’ASEAN, l’Associazione delle nazioni del Sud/Est asiatico, in occasione di un incontro previsto per il mese prossimo. In Malesia, il deputato Syed Saddiq Syed Abdul Rahman ha chiesto ai Paesi della regione di presentare una protesta diplomatica congiunta contro Giacarta, accusata di non aver fatto abbastanza per contenere gli incendi. Intervenendo in Parlamento, il parlamentare ha sostenuto la necessità di una presa di posizione comune, coinvolgendo anche Singapore e gli altri Stati colpiti dall’inquinamento. Ha inoltre proposto misure economiche più dure, invitando le banche malesi e singaporiane a interrompere i finanziamenti alle società legate alla pratica di bruciare i terreni. Le sue dichiarazioni, accompagnate dall’invito a isolare diplomaticamente l’Indonesia, riflettono il crescente malcontento per un problema che si ripresenta ciclicamente e che mette alla prova la cooperazione regionale.