Un chilometro di cavo in fibra ottica posato sul fondo del mare, nel cuore infuocato di un cratere sommerso. Non è fantascienza, ma la frontiera del monitoraggio geologico: è la sfida di HYDROSENSE (Hydrothermal and Volcanic Distributed Acoustic Sensing in the South Aegean), la nuova campagna oceanografica che vede la nave Gaia Blu del CNR in prima linea per “ascoltare” il respiro del Kolumbo, uno dei vulcani sottomarini più attivi e pericolosi d’Europa, a pochi chilometri da Santorini. La campagna, coordinata da Mariacristina Prampolini (CNR-ISMAR), è partita il 30 ottobre da Catania, e si recherà nell’area del vulcano sottomarino Kolumbo, a 7km da Santorini, in Grecia. La Gaia Blu sarà impegnata fino al 12 novembre. Tra segnali di risveglio sismico, abissi estremi e tecnologie all’avanguardia, ecco come la ricerca internazionale sta imparando a decodificare i segreti degli abissi marini per proteggere le coste.
Un vulcano nascosto sotto il mare
Il Kolumbo si trova nel Mar Egeo, in una delle zone vulcaniche più attive d’Europa. Non si vede dalla superficie, ma non è addormentato: l’ultima grande eruzione, nel 1650, fu esplosiva e provocò uno tsunami. Oggi il suo cratere è sommerso e dal fondale escono acque idrotermali ad alta temperatura e gas, tra cui anidride carbonica come gas predominante. In questi ambienti estremi vivono microrganismi capaci di prosperare dove altri non sopravvivrebbero: un laboratorio naturale per capire come la vita si lega ai processi della Terra.
Perché serve tenere il vulcano Kolumbo sotto controllo? All’inizio del 2025 il Kolumbo si è risvegliato: in poche settimane sono stati registrati oltre 28.000 terremoti, mentre il magma si è fatto strada sottoterra verso l’isola di Anhydros. È stato un segnale chiaro: per i vulcani sottomarini servono strumenti di monitoraggio sul fondo del mare, dove oggi se ne trovano pochissimi.
Come funziona il cavo
Durante la campagna HYDROSENSE, il team di ricerca collocherà sul fondale un cavo in fibra ottica lungo 0,5km, attraverso il cratere, collegato a uno strumento chiamato DAS (Distributed Acoustic Sensing) e a un idrofono, sistema messo a punto dal ComPas Lab del Monterey Bay Aquarium Research Institute. Questo strumento ascolterà le vibrazioni del terreno e i suoni dell’acqua lungo tutto il suo percorso, così da monitorare l’attività vulcanica e idrotermale del Kolumbo e cogliere i primi segnali di un intensificarsi della sua attività.
Altre attività della campagna
Durante la campagna saranno anche mappati i fondali, esplorati i vents idrotermali con un robot sottomarino filoguidato (ROV – Remotely Operated Vehicle), prelevati campioni di acqua e di sedimenti e studiate le strutture del cratere. L’obiettivo è capire quali segnali sono precursori di un’attività vulcanica più intensa, come cambia il fondale intorno a vent idrotermali e quali forme di vita lo abitano. A bordo ci sarà anche spazio per la formazione di giovani ricercatrici e ricercatori. I risultati aiuteranno la Grecia a prepararsi meglio ai rischi vulcanici e contribuiranno ai progetti europei e internazionali EPOS, EMSO, SENSEI e SAFATOR.
La campagna è frutto di una collaborazione tra CNR-ISMAR, Monterey Bay Aquarium Research Institute (MBARI, con Aaron Micallef come co-responsabile scientifico), National and Kapodistrian University of Athens (NKUA), Sapienza Università di Roma, CNR-GEO, Hellenic Centre for Marine Research (HCMR) e Università di Milano-Bicocca.
