Il 17 ottobre 1989 il terremoto che scosse San Francisco

Alle 17:04, mentre milioni di persone seguivano in televisione le World Series di baseball, una violenta scossa colpì la California settentrionale. Il bilancio fu di 63 morti, migliaia di feriti e danni per circa 6 miliardi di dollari

Sono trascorsi 37 anni da quel pomeriggio in cui la terra tremò violentemente sotto la Baia di San Francisco, trasformando in pochi secondi una giornata di festa sportiva in una delle più drammatiche emergenze nella storia recente della California. Il 17 ottobre 1989, alle 17:04 ora locale, un terremoto magnitudo 6-9 secondo la stima moderna dell’US Geological Survey, con magnitudo superficiale storicamente indicata in 7-1, colpì una vasta area della costa occidentale degli Stati Uniti. L’epicentro si trovava nei pressi del monte Loma Prieta, nelle montagne di Santa Cruz, a circa 15 km a Nord/Est di Santa Cruz e a quasi 100 km a Sud/Est di San Francisco. La scossa fu avvertita in un territorio vastissimo, raggiungendo anche altre zone della California e il vicino Nevada. In pochi istanti, edifici, strade, ponti e infrastrutture subirono danni gravissimi.

La partita si ferma, la città trema

Quel giorno l’attenzione degli Stati Uniti era concentrata sulle World Series, la finale del campionato professionistico di baseball tra San Francisco Giants e Oakland Athletics. La terza partita della serie stava per cominciare al Candlestick Park di San Francisco quando il terremoto interruppe la trasmissione televisiva. Le immagini in diretta mostrarono le telecamere oscillare, mentre nello stadio migliaia di spettatori avvertivano il movimento del terreno. Per qualche secondo, la confusione lasciò spazio alla consapevolezza che stava accadendo qualcosa di eccezionale. La coincidenza con l’evento sportivo fece sì che il terremoto fosse seguito in diretta da un pubblico enorme: la partita venne rinviata e non fu disputata quella sera: la priorità diventò immediatamente verificare le condizioni delle persone e organizzare i soccorsi.

Ponti e autostrade trasformati in trappole

Le conseguenze più drammatiche si verificarono nelle infrastrutture della regione. A Oakland, il crollo di una sezione sopraelevata dell’autostrada Interstate 880, nota come Cypress Street Viaduct, provocò la morte di 42 persone secondo i rapporti dell’USGS. Automobili e camion rimasero schiacciati sotto le strutture di cemento collassate. Anche il San Francisco–Oakland Bay Bridge subì un grave danno: una sezione dell’impalcato superiore cedette, precipitando su quello inferiore. Il ponte, essenziale per i collegamenti tra San Francisco e Oakland, venne chiuso e dovette essere riparato prima di tornare operativo.

A San Francisco, nel quartiere Marina, il terreno si deformò in diversi punti a causa della liquefazione, un fenomeno nel quale i sedimenti saturi d’acqua perdono temporaneamente parte della loro resistenza durante una forte scossa. Alcuni edifici riportarono danni significativi e diverse strade si spaccarono. Nelle aree più vicine all’epicentro, tra Santa Cruz, Watsonville e Los Gatos, numerosi edifici subirono danni strutturali. Frane e smottamenti interessarono inoltre le montagne circostanti, interrompendo strade e collegamenti.

Il bilancio di una catastrofe

Il terremoto provocò 63 morti e 3.757 feriti, secondo il bilancio riportato dall’US Geological Survey. I danni materiali furono stimati in circa 6 miliardi di dollari dell’epoca, una cifra enorme per il 1989. A essere colpiti non furono soltanto i grandi edifici e le infrastrutture: migliaia di abitazioni divennero temporaneamente o permanentemente inagibili, lasciando numerose famiglie senza casa. Le interruzioni della viabilità complicarono i soccorsi e rallentarono le attività economiche.

La distribuzione dei danni dimostrò quanto fossero importanti le caratteristiche del terreno e la qualità delle costruzioni. Alcuni edifici progettati secondo criteri ingegneristici adeguati resistettero relativamente bene, mentre strutture più vulnerabili, soprattutto quelle in muratura non armata e alcuni viadotti più vecchi, subirono cedimenti devastanti.

Una svolta per la prevenzione sismica

Il terremoto di Loma Prieta rappresentò un punto di svolta per la ricerca scientifica e la sicurezza delle infrastrutture. Gli studiosi analizzarono le registrazioni sismiche, i movimenti del terreno e i danni agli edifici per comprendere meglio perché alcune zone fossero state colpite più duramente di altre, anche a grande distanza dall’epicentro. L’evento contribuì a rafforzare l’attenzione verso l’adeguamento dei ponti, la valutazione della vulnerabilità degli edifici e la necessità di considerare le caratteristiche geologiche dei terreni nella pianificazione urbana. Le analisi successive permisero inoltre di approfondire il ruolo della liquefazione e delle onde sismiche nel determinare gli effetti di un terremoto sulle aree densamente popolate.

La California si trova infatti lungo un sistema di faglie attive, tra cui la celebre faglia di San Andreas, dove le placche tettoniche del Pacifico e del Nord America scorrono lateralmente l’una rispetto all’altra. Questo movimento accumula tensioni nelle rocce, che possono essere liberate improvvisamente sotto forma di terremoti.