Il cervello oscilla tra ciò che vediamo e ciò che ignoriamo 15 volte al secondo

Un nuovo studio rivela che la nostra percezione visiva non è un flusso continuo e stabile, ma un'alternanza rapidissima tra immagini consce e stimoli visivi soppressi, aprendo nuove prospettive sulla natura dell'accesso cosciente

L’esperienza visiva umana e animale rappresenta da sempre uno dei misteri più complessi e affascinanti per la ricerca neuroscientifica. A gettare nuova luce su questo enigma è un recente studio scientifico, attualmente pubblicato in versione preprint sulla piattaforma bioRxiv, che ha analizzato a fondo i meccanismi cerebrali legati alla percezione. La ricerca si concentra su un fenomeno noto come soppressione flash binoculare. L’esperimento alla base di questa scoperta sembra quasi un trucco di illusionismo: viene mostrata un’immagine di un volto a un occhio, e successivamente viene introdotta una seconda immagine all’altro occhio. Sebbene questa seconda immagine rimanga costantemente sullo schermo, la consapevolezza del soggetto non la registra mai attivamente, finendo invece per sopprimere la prima immagine. Questo peculiare meccanismo ha fornito agli scienziati la base ideale per indagare cosa accade a livello neurale quando un’informazione viene percepita coscientemente rispetto a quando viene ignorata.

L’indagine sui neuroni e la scoperta delle micro-epoche cerebrali

Per comprendere le dinamiche di questa soppressione, un team di ricercatori guidato da Janis Hesse e Tatiana Engel, con la collaborazione di Frank Lanfranchi, Conor McGrory e Yuelin Shi, ha condotto misurazioni precise sui primati. Utilizzando le avanzatissime sonde Neuropixels, gli scienziati hanno registrato simultaneamente l’attività dei neuroni in diverse aree cerebrali dedicate al riconoscimento dei volti, situate nella corteccia inferotemporale e in quella prefrontale. Il risultato di queste misurazioni ha svelato una realtà inaspettata. Di fronte a uno stimolo visivo costante e a una percezione all’apparenza altrettanto stabile, il cervello non si assesta mai in modo definitivo su una singola immagine. Al contrario, la rete neurale alterna il proprio stato circa quindici volte al secondo, creando dei veri e propri micro-stati di consapevolezza ed esclusione.

La simmetria cellulare e l’amplificazione della percezione conscia

Questa incessante fluttuazione si divide in due fasi distinte che si alternano rapidamente. Durante le micro-epoche consce, nell’attività neurale emerge un segnale puro della percezione consapevole, dal quale è possibile ricostruire con estrema precisione l’immagine visibile al soggetto. Tuttavia, durante le micro-epoche soppresse, lo schema si inverte radicalmente. Lo stesso segnale inizia a tracciare lo stimolo che era stato soppresso, permettendo in teoria di ricostruire il volto che il soggetto non è cosciente di vedere. A livello delle singole cellule, questa simmetria è assoluta e sorprendente. In una micro-epoca conscia, il neurone risponde in modo selettivo allo stimolo consapevole ignorando l’altro, mentre nella fase soppressa avviene esattamente il contrario. Nonostante questa specularità perfetta, i due tipi di micro-epoche rimangono ben distinguibili poiché la sintonizzazione delle caratteristiche visive risulta notevolmente amplificata durante le fasi di reale consapevolezza. La corteccia prefrontale ha mostrato qualitativamente lo stesso identico comportamento, confermando la solidità del meccanismo.

La selezione temporale come fondamento dell’esperienza cosciente

L’analisi di queste dinamiche ha portato gli autori dello studio a una conclusione di grande impatto per la neuroscienza cognitiva. L’accesso cosciente alle informazioni non richiede semplicemente una specifica collocazione fisica all’interno del cervello, ma si basa fondamentalmente sulla selezione temporale. In altre parole, non è importante soltanto in quale area neurale un contenuto venga rappresentato, ma è cruciale il momento esatto in cui questo contenuto viene ammesso nella rete della consapevolezza. Il confine esatto che separa le informazioni destinate a diventare esperienza cosciente da quelle che rimangono confinate nell’elaborazione inconscia è ancora oggetto di dibattito. Tuttavia, i ricercatori suggeriscono che la chiave di volta risieda in particolari firme degli stati neurali, i quali determinano la direzione e il flusso delle informazioni nei passaggi successivi dell’elaborazione cerebrale.

Le inaspettate convergenze con l’intelligenza artificiale

Un aspetto particolarmente affascinante di questa ricerca è la straordinaria risonanza che queste logiche biologiche trovano nel campo dell’intelligenza artificiale. Recentemente, l’azienda Anthropic ha descritto una struttura interna nei propri modelli linguistici avanzati, denominata spazio-J. Si tratta di un piccolo insieme di rappresentazioni interne che il modello può riportare su richiesta, amplificare deliberatamente e che mediano in modo causale il suo ragionamento a più fasi. Questo lavoro informatico si basa esplicitamente sulla teoria dello spazio di lavoro globale, sviluppata originariamente per il cervello umano da studiosi come Baars, Dehaene e Naccache. Il fatto che un preprint di neuroscienze e le scoperte all’interno di un modello linguistico convergano sullo stesso schema concettuale partendo da direzioni opposte è un dato di grande rilevanza scientifica. In entrambi i sistemi si osserva un’enorme quantità di contenuti elaborati costantemente in background, a fronte di una finestra di accesso cosciente o dichiarativa estremamente ristretta e selettiva.

Prospettive future e limiti della ricerca attuale

Nonostante l’entusiasmo per questi risultati, è fondamentale mantenere il giusto rigore scientifico e considerare le doverose precisazioni fornite dagli stessi autori. Trattandosi di un articolo in versione preprint su bioRxiv, il lavoro non è ancora stato sottoposto al processo formale di revisione paritaria da parte della comunità scientifica. Inoltre, le registrazioni neurali provengono da primati non umani. Lo studio descrive dettagliatamente come il cervello dei primati gestisce l’elaborazione delle informazioni visive e le dinamiche di soppressione, ma non ha la pretesa di fornire una soluzione definitiva al ben più ampio e complesso problema della coscienza umana. Ciononostante, questa indagine apre un capitolo fondamentale nello studio della mente, suggerendo che la nostra realtà consapevole sia il frutto di un’incessante e velocissima danza di impulsi neurali.