Il destino dei grandi ghiacciai situati a Sud-Ovest dell’Antartide rappresenta uno dei temi centrali per la comprensione delle future dinamiche climatiche del pianeta. Un recente studio condotto dal Jet Propulsion Laboratory della NASA, in collaborazione con la University of California e il Dartmouth College, ha introdotto un modello informatico in grado di simulare con maggiore precisione il comportamento del ghiacciaio Thwaites. Questa immensa massa di ghiaccio contribuisce già oggi in modo significativo all’innalzamento del livello dei mari, tuttavia prevedere i suoi impatti a lungo termine si è sempre rivelato un compito estremamente complesso a causa delle innumerevoli variabili in gioco. La ricerca, pubblicata su Nature Communications, riesce a ridurre notevolmente le incertezze del passato, offrendo alla comunità scientifica e alle aree costiere uno strumento di analisi decisamente più affidabile per affrontare con consapevolezza e razionalità le sfide previste entro la fine del XXI secolo.
Dalle linee alle zone di transizione marina
In una 1ª fase della modellazione climatica tradizionale, l’area in cui il ghiaccio non poggia più sulla terraferma e inizia a galleggiare veniva storicamente trattata come un confine bidimensionale netto. Il team di studiosi ha invece rivoluzionato questo approccio considerando queste aree come ampie zone di ancoraggio. In questi settori l’acqua dell’oceano, che si trova a qualche grado sopra il punto di fusione del ghiaccio, penetra per diversi km al di sotto della calotta ancorata al suolo. Durante i normali cicli di marea, il ghiaccio viene sollevato ciclicamente, generando instabilità strutturali che favoriscono l’ulteriore introduzione di acqua marina più calda. Il processo meccanico e termico accelera in modo naturale la fusione dal basso, destabilizzando l’intera struttura molto di più rispetto a quanto calcolato utilizzando il vecchio limite statico.
I dati satellitari e le nuove proiezioni per le coste
L’inclusione di queste zone di transizione all’interno del nuovo modello ha permesso di ottenere risultati straordinariamente coerenti con la realtà osservata. I ricercatori hanno infatti verificato che le loro simulazioni corrispondono ai dati storici raccolti dai satelliti a partire dagli anni ’90 con una precisione 4 volte superiore rispetto ai sistemi di calcolo precedenti. Basandosi su questa rinnovata accuratezza, alcune proiezioni indicano che il contributo del ghiacciaio all’innalzamento dei mari potrebbe risultare fino a 2 volte maggiore rispetto alle stime passate.
Sebbene il dato ricalcoli al rialzo i volumi d’acqua coinvolti, l’obiettivo degli scienziati è fornire stime sempre più trasparenti. Comprendere a fondo queste complesse dinamiche permette infatti alle oltre 2mila città costiere del mondo di pianificare strategie di adattamento mirate, basandosi su una conoscenza finalmente in grado di catturare le reali e complesse interazioni tra oceano e ghiacci.
