A differenza dell’Artico, che è un bacino oceanico circondato da terre emerse, l’Antartide si presenta come un immenso continente circondato completamente dall’oceano. Questa particolare conformazione geografica offre al ghiaccio marino molto più spazio per espandersi liberamente durante i rigidi mesi invernali, spingendosi però verso latitudini più temperate che ne favoriscono poi lo scioglimento durante l’estate. Secondo le recenti rilevazioni fornite dalla NASA e dal National Snow and Ice Data Center, il ghiaccio marino antartico ha raggiunto la sua massima estensione annuale il 14 settembre 2026. Al momento del picco di fine inverno nell’emisfero Sud, la copertura glaciale ha raggiunto un’estensione stimata di 17,59 milioni di km quadrati. Questo è un dato di grande interesse per i ricercatori, poiché rappresenta il 3° valore massimo più basso mai registrato fino ad oggi nella lunga storia delle continue osservazioni scientifiche.
L’andamento storico tra record massimi e minimi
Analizzando i dati dal 1979 fino al 2014, l’estensione totale del ghiaccio marino antartico è aumentata di circa l’1% ogni decennio, culminando in 3 anni consecutivi di massimi storici tra il 2012 e il 2014. Questa fase di crescita si è interrotta nel 2015, lasciando il posto a diminuzioni più marcate iniziate a partire dal 2016. Da quel momento ci sono state annate con leggeri recuperi, ma in generale la copertura di ghiaccio si è mantenuta inferiore alla norma, toccando i record negativi assoluti sia per il minimo che per il massimo nel corso del 2023. Gli studiosi continueranno a monitorare l’area anno dopo anno per comprendere in modo chiaro se questa flessione rientri in un cambiamento a lungo termine o rappresenti semplicemente una fisiologica fluttuazione statistica del sistema antartico.

Come i satelliti osservano il ghiaccio dallo Spazio
Per determinare con precisione l’estensione del ghiaccio marino, gli scienziati si affidano a satelliti dotati di speciali sensori a microonde passive. Questi strumenti misurano l’energia a microonde che la Terra emette in modo naturale. Poiché il ghiaccio marino emette una quantità maggiore di questa energia rispetto all’acqua aperta del mare, risulta facilmente distinguibile nelle immagini satellitari. Il grande vantaggio di questa tecnologia risiede nella capacità delle microonde di attraversare le nuvole, permettendo così di osservare costantemente la superficie a prescindere dalle condizioni meteorologiche. Questo prezioso archivio storico è iniziato alla fine del 1978 con i dati della NASA, proseguendo poi con altre missioni fino ad arrivare, a partire dal 2025, all’utilizzo delle moderne osservazioni fornite dal satellite GCOM-W dell’agenzia spaziale giapponese.
