Il fenomeno dello sprofondamento del suolo urbano rappresenta una minaccia silenziosa ma devastante per la stabilità delle infrastrutture e la sicurezza delle popolazioni a livello globale. A lanciare un nuovo e dettagliato allarme è uno studio intitolato “A global view of urban land subsidence and its changing trajectories“, pubblicato oggi sulla prestigiosa rivista scientifica Nature Cities. La ricerca, condotta da un team internazionale guidato da Shengli Tao, Xie Hu e numerosi altri colleghi, ha colmato una grave lacuna nella letteratura scientifica, che fino ad oggi si era basata su valutazioni frammentarie, focalizzate su un numero limitato di città o su metodologie incoerenti che rendevano difficili i confronti su scala globale.
Per superare questi ostacoli, i ricercatori hanno elaborato una mappa ad alta risoluzione analizzando i dati satellitari radar (InSAR) raccolti tra il 2014 e il 2023. L’indagine ha preso in esame ben 465 città in 107 paesi del mondo, tutte con una popolazione superiore al milione di abitanti, fornendo per la prima volta una panoramica coerente e dettagliata della subsidenza locale relativa. La subsidenza, ovvero il progressivo sprofondamento della superficie terrestre, è un processo che compromette la stabilità del territorio danneggiando edifici, fondamenta, sistemi di drenaggio e fognature, e aumentando al contempo la vulnerabilità alle inondazioni.
L’Asia al centro del baratro: i casi estremi di Indonesia e Iran
Il focus più interessante e preoccupante emerso dall’elaborazione dei dati satellitari riguarda la distribuzione geografica del fenomeno, che vede il continente asiatico come l’epicentro assoluto della crisi. I tre indicatori utilizzati dallo studio per valutare la gravità del problema hanno costantemente indicato che le città asiatiche subiscono una subsidenza locale relativa molto più grave rispetto a quelle degli altri continenti. A livello regionale, le aree più colpite in assoluto sono il sud-est asiatico e l’Asia centro-occidentale. La città di Medan, in Indonesia, guida questa triste classifica con una velocità mediana di sprofondamento a livello cittadino pari a 33 millimetri all’anno. Sempre in Indonesia, la città di Bandung registra un preoccupante cedimento mediano di 22 millimetri all’anno. Spostandosi verso ovest, in Iran, la città di Isfahan mostra un tasso di subsidenza mediano di 11 millimetri all’anno. I dati rivelano inoltre una forte disparità legata allo sviluppo economico, poiché i tassi di sprofondamento sono risultati significativamente più rapidi nelle città dei paesi in via di sviluppo rispetto a quelle dei paesi sviluppati. Non a caso, ben sei delle dieci città che sprofondano più gravemente a livello mondiale si trovano proprio in Asia.
L’eccezione messicana e le misurazioni da record
Se l’Asia domina per diffusione e tassi mediani di sprofondamento, il Nord America registra picchi localizzati di gravità inaudita, concentrati in modo specifico in territorio messicano. Città del Messico rappresenta un caso di studio emblematico per la sua drammatica vulnerabilità. Sebbene il tasso mediano di sprofondamento dell’intera area urbana si attesti intorno agli 8 millimetri all’anno, alcune zone specifiche della capitale messicana sprofondano alla velocità impressionante di 217 millimetri all’anno, segnando il record per la subsidenza localizzata più rapida tra tutte le aree analizzate. Anche la città di Torreón, situata sempre in Messico, vive una situazione di forte criticità, sperimentando uno sprofondamento mediano di circa 17 millimetri all’anno. Integrando diversi indicatori di gravità, lo studio ha stilato una classifica globale che vede tre città messicane comparire tra le prime dieci aree urbane più severamente colpite dal fenomeno a livello mondiale.
Il pericolo nascosto: le aree geografiche finora ignorate dalla ricerca
Un altro aspetto fondamentale e di grande impatto di questo studio è l’aver fatto luce su zone del mondo che fino ad oggi erano state ignorate dalla ricerca scientifica su questo specifico tema. Attraverso una revisione della letteratura, gli autori hanno scoperto che per 204 delle città incluse nel loro campione non esisteva alcuno studio precedente sulla subsidenza del suolo basato sulla tecnologia satellitare InSAR. L’applicazione di una metodologia uniforme a livello globale ha permesso di quantificare per la prima volta la subsidenza urbana in regioni storicamente poco studiate come il Sud America, l’Africa e la Russia. I risultati indicano che il Sud America mostra una sostanziale subsidenza localizzata, con velocità che in alcune aree superano i 30 millimetri all’anno. In Africa, nonostante la limitata attenzione ricevuta in passato, è stato rilevato un valore mediano di sprofondamento pari a 6,6 millimetri all’anno, evidenziando la presenza di notevoli punti critici. Anche in Russia, analizzando le cinque città che rientravano nei parametri dello studio, sono emersi tassi di sprofondamento mediani significativi, a dimostrazione del fatto che la subsidenza è un problema diffuso a livello globale e non limitato solo alle zone costiere o alle megalopoli asiatiche.
Cambiamento di rotta: dove il fenomeno accelera e dove rallenta
L’ampio arco temporale di nove anni preso in esame ha fornito agli scienziati l’opportunità unica di analizzare non solo la velocità attuale dello sprofondamento, ma anche le sue traiettorie, ovvero le tendenze di accelerazione o decelerazione del fenomeno nel tempo. I risultati hanno rivelato dinamiche regionali molto distinte e a tratti sorprendenti. Continenti come l’Africa e l’Oceania, insieme alla Russia, hanno mostrato una percentuale più alta di suolo urbano soggetto a una subsidenza in accelerazione rispetto a quella in decelerazione. Al contrario, la tendenza generale in gran parte delle metropoli globali sembra orientata verso un’attenuazione del fenomeno. Le situazioni più complesse e dinamiche si registrano nel sud-est asiatico e nell’Asia orientale, che mostrano contemporaneamente le percentuali più alte sia di subsidenza in accelerazione sia in decelerazione, con variazioni di magnitudo molto marcate. Questa duplice e contrastante tendenza riflette da un lato il rapido sviluppo economico che spinge l’accelerazione del cedimento, e dall’altro l’implementazione di estese misure di mitigazione.
Le cause del problema e le prospettive future per la sicurezza urbana
L’efficacia delle azioni correttive è già visibile in alcune aree del pianeta. Un caso di successo evidenziato dallo studio è quello dell’agglomerato urbano di Pechino-Tianjin-Hebei in Cina, dove il ripristino delle falde acquifere sotterranee ha fermato con successo la subsidenza del suolo in diverse zone a partire dal 2016. A livello globale, l’abbassamento del suolo è legato a una complessa combinazione di fattori naturali, come la compattazione dei sedimenti, e di fattori antropici, tra cui spiccano la costruzione urbana e, soprattutto, l’estrazione di acque sotterranee, gas naturale e minerali. Per tradurre questi dati in strumenti operativi a disposizione di governi e amministratori, tutte le mappe generate dallo studio sono state rese pubblicamente accessibili attraverso una nuova piattaforma online chiamata Global Urban Subsidence. L’obiettivo dei ricercatori è che questo strumento innovativo possa consentire l’identificazione tempestiva delle aree di subsidenza localizzate ad alto rischio, supportando lo sviluppo di strategie mirate di mitigazione e adattamento, un passo indispensabile per raggiungere gli obiettivi delle Nazioni Unite volti alla costruzione di città sicure e sostenibili per il futuro.
