La corona nevosa del Monte Bianco è risultata più alta di quasi 2 metri rispetto al 2023: lo hanno annunciato i rilevatori francesi al termine di una spedizione che ha richiesto il trasporto di strumentazione sulla vetta più alta dell’Europa occidentale. La nuova altitudine è di 4.807,47 metri. Si tratta di un valore superiore di quasi 1,9 metri rispetto alla misurazione del 2023. Tuttavia, i registri dei rilevatori mostrano anche una misurazione più elevata l’anno precedente, il che significa che la vetta ha perso circa 1,3 metri nell’ultimo anno. Dopo diverse misurazioni intorno ai 4.810 metri tra il 2000 e il 2010, la sua altezza era poi scesa a 4.807,81 metri nel 2021 e successivamente a 4.805,59 metri nel 2023.
I fattori che rimodellano la vetta e le misurazioni
Queste variazioni riflettono principalmente i cambiamenti della calotta di neve e ghiaccio che ricopre la roccia. Nevicate, vento e temperature contribuiscono a rimodellare la vetta. Rilevatori, guide e scienziati hanno raggiunto la cima all’alba del 17 settembre, dedicando oltre due ore alle misurazioni. Oltre all’attrezzatura alpinistica, hanno trasportato in quota quasi 30 chilogrammi di strumenti di misurazione, secondo quanto riferito dall’associazione dei rilevatori dell’Alta Savoia, ente organizzatore dell’iniziativa. Strumenti di posizionamento satellitare hanno permesso di individuare con precisione la vetta. Un drone ha scattato oltre 1.300 fotografie per creare un modello tridimensionale della calotta di neve, mentre un georadar ha analizzato il ghiaccio e la roccia sottostante.
L’associazione organizza misurazioni periodiche dal 2001, creando un archivio prezioso per gli scienziati che studiano l’evoluzione della vetta. L’ultimo dato rilevato è prossimo all’altitudine calcolata dai cugini Joseph e Henri Vallot alla fine dell’Ottocento, mediante tecniche di rilevamento topografico e triangolazione. Alcune ricerche condotte da glaciologi di Grenoble hanno evidenziato che la vetta del Monte Bianco è talmente elevata e fredda da far sì che il ghiaccio si sciolga raramente; di conseguenza, il cambiamento climatico ha avuto un impatto minimo, con variazioni di spessore nell’ordine di pochi metri nel corso del XX secolo.
