Il prigioniero tradito dalla terra: come il primo terremoto in Australia portò Edward Corbett al patibolo

La vera storia del fuggitivo del 1788 che, terrorizzato da un sisma improvviso nella natura selvaggia, scelse di consegnarsi al boia piuttosto che affrontare l'ignoto

Noi italiani conosciamo fin troppo bene la forza devastante della natura e conviviamo da sempre con un elevato rischio sismico. Quando pensiamo a un terremoto, la nostra mente corre subito alle faglie attive del Mediterraneo oppure a quelle nazioni situate nel famigerato Anello di Fuoco del Pacifico, come il Giappone, l’Indonesia o la Nuova Zelanda, dove si verifica circa il novanta percento dei tremori del nostro pianeta. Eppure, anche continenti che nell’immaginario collettivo sembrano geologicamente stabili hanno un loro passato tellurico nascosto. L’Australia, ad esempio, ha vissuto la sua quota di scosse, alcune delle quali con conseguenze tragiche in epoca moderna. Ma c’è un evento in particolare, risalente agli albori della colonizzazione europea, che unisce la furia degli elementi a una drammatica storia vera di disperazione umana. È la vicenda del detenuto Edward Corbett, un uomo che divenne, per un crudele scherzo del destino, la primissima vittima indiretta di un terremoto in Australia.

L’insediamento di Sydney Cove e il destino dei prigionieri

Per comprendere appieno la disperazione che spinse il nostro protagonista ad agire, è necessario calarsi nel contesto spietato del diciottesimo secolo. Quando il capitano Arthur Phillip fondò la colonia penale a Sydney Cove all’inizio del 1788, non c’erano le imponenti mura carcerarie di pietra a cui siamo abituati a pensare. L’insediamento era un caotico e precario accampamento di tende di tela, baracche di fortuna e paludi sferzate dalla pioggia battente. In questa storia australiana delle origini, i veri guardiani dei detenuti non erano i soldati britannici, ma l’ambiente stesso. In teoria, un prigioniero poteva semplicemente allontanarsi camminando, ma la natura circostante, il famigerato bush, era un territorio alieno e terrificante per gli europei. Chiunque tentasse la fuga andava incontro a morte certa per inedia o a incontri fatali con una fauna sconosciuta e pericolosa. Se catturati, i fuggitivi affrontavano punizioni brutali: fustigazioni pubbliche, lavori forzati massacranti, doppie catene o, nei casi ritenuti più gravi, un’inevitabile condanna a morte tramite impiccagione.

La fuga di Edward Corbett nell’ignoto

Nonostante le prospettive terrificanti, l’istinto di sopravvivenza e la brama di libertà spinsero un uomo a tentare la sorte. Edward Corbett, il cui cognome è talvolta riportato come Cormick nei documenti successivi, era un detenuto britannico condannato nel 1786 presso il tribunale di Hertford. Il suo crimine, che oggi ci appare banale ma che all’epoca era considerato grave, consisteva nel furto di un mantello di panno rosso. Per questo reato fu condannato a sette anni di deportazione ai confini del mondo conosciuto. Il 5 giugno del 1788, spinto chissà se dalla fame, dalla disperazione o da un piano folle, Corbett fuggì nella boscaglia, portando con sé, secondo le cronache dell’epoca, anche alcuni capi di bestiame. Per quasi tre settimane riuscì a far perdere le proprie tracce. Le autorità setacciarono le aree limitrofe senza alcun successo, sebbene una serie di piccoli furti misteriosi facesse supporre che il fuggitivo si stesse nascondendo proprio ai margini estremi dell’insediamento. L’uomo stava sfidando l’ambiente ostile e sembrava avercela fatta, finché un evento naturale imprevisto non sconvolse i suoi piani.

Il primo terremoto registrato in Australia

Il 22 giugno del 1788, la terra decise di far sentire la sua voce in un continente dove i coloni europei non l’avevano mai udita prima. Si verificò un primo sisma australiano, un evento che avrebbe cambiato per sempre la percezione di quella nuova terra. La documentazione storica di quell’episodio è sorprendentemente dettagliata. David Blackburn, ufficiale al comando della nave HMAT Supply, annotò meticolosamente nel suo diario che, venti minuti dopo le quattro del pomeriggio, una scossa di terremoto fu avvertita distintamente in tutto l’accampamento. Blackburn descrisse il boato spaventoso come il rumore di un cannone sparato in lontananza, sottolineando come il tremore si muovesse attraverso il suolo simulando esattamente l’onda del mare. Il cronista notò con stupore che le cime degli alberi si agitavano violentemente, nonostante il pomeriggio fosse calmo e del tutto privo di vento. Persino il governatore Arthur Phillip registrò l’evento nei documenti ufficiali, sebbene in un primo momento avesse confuso il rombo sotterraneo con il fuoco di artiglieria distante. Altre testimonianze confermano che, pur essendo durato appena due o tre secondi, l’evento sismico fu abbastanza potente da scatenare il panico tra gli ignari abitanti dell’insediamento.

Il ritorno del fuggiasco e la condanna a morte

Il tempismo di ciò che accadde il giorno seguente è la chiave di volta di questo dramma storico. Il 23 giugno, appena ventiquattr’ore dopo la spaventosa scossa, Edward Corbett fece improvvisamente ritorno a Sydney Cove, consegnandosi spontaneamente alle guardie che aveva eluso per settimane. Le memorie scritte dal chirurgo della colonia, John White, ci forniscono un quadro clinico e psicologico agghiacciante delle condizioni del fuggiasco. White scrisse che gli occhi dell’uomo erano letteralmente sprofondati nel cranio e che il suo intero aspetto dimostrava inequivocabilmente che era morto di fame. Ovviamente è impossibile stabilire con assoluta certezza scientifica se sia stata unicamente l’attività sismica a spingerlo alla resa. Corbett era sopravvissuto nel bush per diverse settimane con scorte di cibo inesistenti, logorato dall’isolamento, dal freddo e dalla fame. Tuttavia, la concomitanza temporale rende innegabile il fatto che la scossa abbia giocato un ruolo psicologico decisivo, dando il colpo di grazia alla sua fragile resistenza mentale. Trovarsi da solo in una natura selvaggia e aliena, sentire improvvisamente la terra tremare sotto i piedi e udire un rombo profondo mai sperimentato prima, deve aver rappresentato un terrore insostenibile. In un’epoca in cui i fenomeni naturali inspiegabili venivano spesso interpretati come oscuri presagi divini, il movimento tellurico deve essere sembrato un avvertimento apocalittico a un fuggiasco già allo stremo delle forze. La giustizia coloniale, tuttavia, non ebbe alcuna pietà per il suo stato di prostrazione. Essendo stato dichiarato formalmente un fuorilegge, la sua libertà ritrovata durò un battito di ciglia. Fu processato in modo sommario il 24 giugno e impiccato senza esitazione il 25 giugno.

La prima vittima indiretta di un sisma australiano

Con la sua esecuzione, il povero disertore inglese divenne, a tutti gli effetti, la prima vittima registrata legata a un terremoto nella storia australiana. Naturalmente, non fu la violenza geologica in sé a togliergli la vita crollandogli addosso o aprendo voragini nel terreno, ma fu il profondo trauma generato dal terremoto a convincerlo che affrontare il patibolo fosse preferibile al terrore scatenato dalla natura. Il terremoto del 1788 segnò non solo la fine di questo sfortunato pioniere, ma inaugurò anche una lunga e poco nota storia di tremori che avrebbero continuato a spaventare i coloni negli anni a venire. Quegli uomini e quelle donne avevano una scarsissima comprensione geologica e non potevano sapere che, sebbene l’Australia non si trovi sui margini delle grandi placche tettoniche come l’Italia, l’accumulo di stress intraplacca genera comunque terremoti di faglia. Una verità geologica che si sarebbe manifestata in modo drammatico molti anni dopo, come durante il tragico terremoto di Newcastle del 1989, che causò il ricovero di centosessanta persone e la morte di tredici individui, ricordando al mondo che nessuna terra, per quanto antica e all’apparenza immobile, è mai del tutto ferma.

terremoto di Newcastle del 1989
Il terremoto di Newcastle (Australia) del 1989