L’autunno vero e proprio tarda ad arrivare e l’Italia chiude un anno idrologico segnato da siccità, temperature elevate e riserve idriche sempre più sotto pressione. Dal Sud, dove diverse aree hanno ricevuto meno del 20% delle precipitazioni attese a settembre, al Nord, con fiumi e grandi laghi in forte sofferenza, il quadro delineato dall’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche evidenzia una situazione ancora critica. A preoccupare è anche il Mediterraneo, eccezionalmente caldo, che potrebbe favorire nuovi fenomeni meteorologici estremi con l’arrivo delle perturbazioni autunnali. “Se non fosse per le risorse stoccate negli invasi a riempimento pluriennale, grazie agli eventi estremi, generati da continui cicloni mediterranei nei primi 4 mesi dell’anno, nonché per le piogge cadute sulla Sila e sulla Sicilia meridionale, il mese da poco trascorso, che meteorologicamente avrebbe dovuto rappresentare l’inizio dell’autunno tradizionalmente piovoso, ha lasciato quasi totalmente a secco il Sud: Sardegna settentrionale, meridionale e parte di quella centrale hanno ricevuto meno del 20% delle piogge settembrine; deficit pluviometrici superiori all’80% anche in Puglia sui monti Dauni, in Capitanata, nel Tarantino e nel Barese, così come in Abruzzo, nella Marsica o al confine con la Ciociaria; questo è avvenuto dopo tre mesi, in cui questi ed altri territori avevano affrontato un periodo di siccità estrema (fonte: Radarmeteo), che ha avuto un impatto forte sui territori, generando preoccupazioni sulla possibilità di una stagione autunno-vernina altrettanto calda e asciutta“: ad evidenziarlo è il report settimanale dell’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche.
“L’incognita sulle alterazioni climatiche, provocate dal super El Niño anche in Europa, ma soprattutto un “ribollente” mar Mediterraneo (le temperature si mantengono, soprattutto attorno alle coste italiane, tra 2,5° e 3,5°C con punte di oltre 4 gradi superiori alla media) fanno altresì temere il rischio di nuovi eventi estremi; ne è esempio quanto accaduto in estate ed a settembre sull’Italia Centro-Settentrionale od il recente nubifragio in Catalogna, che ha causato vittime, nonché vasti allagamenti“, prosegue il report ANBI.
“I Consorzi di bonifica ed irrigazione hanno iniziato a svasare la rete idraulica per prepararla alle piogge. Siamo però preoccupati per quanto potrebbe accadere, quando le correnti atlantiche raggiungeranno la Penisola, dando così inizio, con oltre un mese di ritardo, all’autunno meteorologico – dichiara Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI) – Ironia della sorte: il 13 ottobre sarà la Giornata Internazionale per la riduzione dei rischi da disastri naturali”.
ANBI sottolinea che “nell’Italia settentrionale prosegue intanto l’agonia di fiumi e laghi dopo un settembre estremamente avaro di piogge, chiudendo un anno idrologico, caratterizzato da scarse precipitazioni e soprattutto da pochissima neve in quota, dove si è fusa velocemente con le prime ondate primaverili di calore“.
“E’ l’evidente dimostrazione, ora suffragata da dati, sulla necessità di dotare anche le regioni alpine di invasi, che garantirebbero riserve idriche, sufficienti al fabbisogno di una delle zone maggiormente produttive in Europa – evidenzia Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI – Il Piano Invasi, da noi proposto con Coldiretti, attende però una concreta risposta da 7 anni!”
Il report ANBI prosegue: “Continuano a contrarsi i livelli idrometrici dei grandi laghi settentrionali: i valori di riempimento del Verbano scendono al 18%, quelli del Lario al 28,8%, Benaco al 43,6% mentre il Sebino è al 58,6%.
In Valle d’Aosta, a settembre, è piovuto 70% meno del solito con punte di -80% nel Sud della regione e le temperature sono state tra i 3 ed i 4 gradi superiori alla media con uno zero termico, stabile al di sopra dei 4000 metri (fonte: Centro Funzionale-Regione Autonoma della Valle d’Aosta). Sono in riduzione le portate di Dora Baltea e torrente Lys.
In Piemonte, nel letto del fiume Tanaro scorre il 79% in meno d’acqua, mentre nell’alveo della Toce si segnala -71%; proprio il bacino della Toce ha sofferto maggiormente la carenza di precipitazioni nell’anno idrologico appena concluso (-40%), cui seguono -39% del Ticino, -38% del Cervo ed -36% della Sesia. Mediamente sulla regione è caduto il 26% in meno d’ acqua; a dare il colpo di grazia è stato proprio un settembre estremamente secco (-66% la media regionale), con deficit pluviali di oltre l’80% per Toce, Cervo, Sesia, Stura di Demonte, Tanaro, Orco e maggiori al 70% per Ticino, Maira, Pellice e Dora Riparia. Ad aggravare la condizione delle riserve idriche piemontesi, ormai quasi dimezzate (-49%), è stata anche la temperatura settembrina, che è risultata superiore alla media di 3,5°C (fonte: ARPA Piemonte).
Anche la Lombardia ha di fatto chiuso l’anno idrologico con oltre il 30% d’acqua in meno (-450 milioni di metri cubi); lo scorso anno, a fine settembre, era stato possibile accumulare quasi 816 milioni di metri cubi d’acqua in più (+45,2%).
A Nord-Est, in Veneto, il bilancio idrologico 2025-2026 è stato negativo con un deficit pluviometrico medio del 23%; su 12 mesi, 10 sono stati con il segno meno. Rispetto al settore alpino occidentale, il deficit medio di precipitazioni settembrine (-19%) è qui risultato inferiore per via soprattutto degli apporti pluviali registrati in 4 giorni con accumuli anche superiori ai 200 millimetri sulla costa. Con +3°C è stato inoltre il secondo settembre più caldo di sempre dopo quello del 2023 (fonte: ARPAV). Le performances dei fiumi veneti continuano ad essere pessime ed i flussi vanno riducendosi di settimana in settimana: Bacchiglione -86% sulla media (!!), Livenza -63%, Brenta -65%, Adige -54%, Piave -45%.
Molto scarsi sono anche i flussi nel fiume Po, che a Piacenza registra valori inferiori ai minimi storici ed a Pontelagoscuro è al 37% di quelli medi del periodo“.
In Emilia-Romagna, “gli alvei dei fiumi appenninici, oramai veri e propri torrenti, sono ancora in larga parte asciutti: la situazione più grave è ad Ovest dove, dopo un trimestre estremamente secco in pianura (fonte: Radarmeteo), Trebbia, Taro e Nure registrano portate al di sotto dei valori minimi storici!
Rispetto al resto dell’Italia Settentrionale, la Liguria ha mostrato una maggiore resilienza, grazie agli accumuli invernali e primaverili, anche se segnali preoccupanti vengono dal Ponente, dove a settembre è caduto ben oltre l’80% di pioggia in meno (fonte: Radarmeteo); stabili questa settimana i livelli idrometrici dei fiumi Entella, Vara e Argentina.
In Toscana, nonostante il lieve incremento settimanale, i flussi nei fiumi Arno, Serchio ed Ombrone registrano ancora valori pressoché estivi con deficit di portata rispettivamente di circa 83%, 78% e 85% sulla media del recente ventennio.
Nelle Marche, una leggera crescita dei valori idrometrici si registra nei fiumi Potenza, Esino, Sentino, Nera e Tronto; il principale invaso della regione (Castreccioni) registra volumi inferiori a quelli del precedente triennio.
In Umbria, la diga di Maroggia trattiene ancora mln. mc. 1,97 Mln d’acqua, mentre continua ad aggravarsi la situazione del lago Trasimeno, il cui livello è sceso, a Polvese, a -m.2,16,cioè ben 133 centimetri in meno della media di questo periodo (fonte: Servizio Idrografico-Regione Umbria); tra i fiumi si registra la contrazione della portata del Topino.
Nel Lazio, il flusso del fiume Tevere a Roma si attesta a 75,83 metri cubi al secondo (fonte: AUBAC), vale a dire – 27% rispetto a quanto registrato in media negli scorsi 6 anni. Fatta eccezione per il livello idrometrico del lago di Nemi, che da un paio di settimane si mantiene stabile a -cm. 82 (nel 2025 era 2 centimetri più alto), gli altri bacini vulcanici laziali continuano ad abbassarsi in maniera piuttosto costante; in 2 settimane, le altezze idrometriche di Albano, Sabatino e Bolsena si sono ridotte di cm. 7, mentre quella di Vico di cm. 6“.
In Molise, tra luglio e settembre, “il livello dell’invaso del Liscione si è abbassato di m. 4,24 (fonte: Molise Acque).
In Campania, il settimanale andamento idrometrico è molto negativo per i fiumi Volturno, Sele e Garigliano: quasi ovunque si registrano valori nettamente inferiori a quelli rilevati nello scorso quinquennio.
In Basilicata, i principali invasi trattengono ancora mln. mc. 182,89, cioè oltre 100 milioni in più rispetto allo scorso anno; a questi vanno aggiunti i volumi contenuti nei bacini di Conza in Irpinia (mln.mc. 15,30) e quelli del lago Acerenza (mln. mc. 2,76; fonte: Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale). Il totale delle riserve lucane dovrebbe soddisfare il fabbisogno idrico della regione ancora per molti mesi“.
In Puglia, infine, “nonostante l’invaso di Occhito eroghi settimanalmente un gran quantitativo idrico (oltre 4 milioni e mezzo di metri cubi), l’acqua nei bacini foggiani è ancora abbondante (mln. mc. 98,12 cioè +mln. mc. 44,63 sul 2025), sebbene la provincia di Foggia, così come i territori più a Sud siano stati tra quelli maggiormente colpiti da siccità estrema“, conclude ANBI.
