Il presidente indonesiano Prabowo Subianto ha ordinato la mobilitazione di ulteriori risorse per contrastare gli incendi che stanno devastando vaste aree del Paese e diffondendo una nube tossica sul Sud/Est asiatico. “È una priorità assoluta. Dobbiamo risolvere il problema immediatamente“, ha dichiarato il capo dello Stato, secondo quanto riferito dal governo. L’emergenza, aggravata da una delle stagioni degli incendi più intense degli ultimi 11 anni e dalle condizioni climatiche legate a El Niño, sta avendo pesanti conseguenze sulla salute pubblica e sulla qualità dell’aria. Al 12 ottobre, i casi di disturbi respiratori associati ai roghi avevano raggiunto quota 277.075 in 7 province indonesiane, più del doppio rispetto ai 113.336 registrati il 9 settembre.
La crisi ha investito anche i Paesi vicini: in Malesia, la chiusura delle scuole in diversi Stati è stata disposta per limitare l’esposizione allo smog, mentre Singapore ha offerto assistenza alle autorità indonesiane. Secondo il portale Fire Emissions Watch del servizio europeo Copernicus, nell’ultima settimana le emissioni degli incendi in Indonesia hanno rappresentato quasi la metà del totale globale.
Nonostante le offerte di aiuto, Jakarta non ha ancora avviato discussioni per accettare assistenza internazionale né dichiarato lo stato di calamità nazionale. Il Ministro coordinatore per gli Affari politici, Dudung Abdurachman, ha assicurato che il Paese è ancora in grado di gestire la situazione autonomamente.La gestione dell’emergenza ha intanto alimentato le tensioni diplomatiche. Mentre cresce la pressione internazionale in vista di un incontro dei ministri degli Esteri del Sud/Est asiatico previsto per il mese prossimo, alcune dichiarazioni di esponenti indonesiani hanno suscitato polemiche nei Paesi confinanti. Dalla Malesia è arrivata la richiesta di responsabilità per l’inquinamento transfrontaliero, con particolare preoccupazione per le particelle sottili PM2.5, pericolose per la salute.
Resta inoltre incerta l’effettiva estensione dei territori colpiti. Gli ultimi dati ufficiali, fermi a luglio, indicavano circa 202 mila ettari bruciati. Le stime delle organizzazioni ambientaliste sono però molto più elevate: Auriga calcola oltre 637 mila ettari danneggiati tra gennaio e agosto, mentre Nusantara Atlas parla di quasi 900mila ettari.
