L’11 ottobre 1968, dalla base di Cape Kennedy, in Florida, un razzo Saturn IB si solleva dalla rampa di lancio e porta in orbita 3 astronauti americani. È il momento del debutto con equipaggio del programma Apollo, il grande progetto della NASA destinato a portare l’uomo sulla Luna entro la fine del decennio. A bordo della navicella Apollo 7 ci sono Walter “Wally” Schirra, comandante della missione, Donn F. Eisele, pilota del modulo di comando, e Walter “Walt” Cunningham, pilota del modulo lunare. Il loro viaggio non prevede un allunaggio: l’obiettivo è verificare che il nuovo veicolo sia pronto ad affrontare, in sicurezza, le future spedizioni verso il nostro satellite naturale. Quella partenza rappresenta molto più di un semplice lancio. È la ripresa di un programma duramente segnato da una tragedia e un passaggio decisivo nella corsa alla Luna.
Dalla tragedia dell’Apollo 1 alla ripresa dei voli
Per comprendere l’importanza dell’Apollo 7 bisogna tornare al 27 gennaio 1967. Durante una prova a terra, un incendio divampato nella cabina della navicella destinata alla missione Apollo 1 provoca la morte degli astronauti Virgil “Gus” Grissom, Edward White e Roger Chaffee. La tragedia mette in luce gravi problemi nella progettazione della capsula, nei materiali utilizzati e nelle procedure di sicurezza. Il programma viene sottoposto a una profonda revisione: la NASA modifica numerosi sistemi, riprogetta il portello della cabina e introduce nuove misure per ridurre i rischi durante le operazioni a terra e in volo.
Passano quasi 21 mesi prima che gli Stati Uniti tornino a lanciare astronauti nell’ambito del programma Apollo. Nel frattempo, le missioni senza equipaggio Apollo 4, Apollo 5 e Apollo 6 consentono di collaudare componenti fondamentali del sistema. L’Apollo 7 deve dimostrare che le modifiche apportate funzionano e che la navicella può sostenere un equipaggio per un’intera missione orbitale. Il successo della prova è indispensabile per proseguire verso l’obiettivo fissato dal presidente John F. Kennedy nel 1961: far sbarcare un uomo sulla Luna e riportarlo sano e salvo sulla Terra prima della fine degli anni Sessanta.
Undici giorni per mettere alla prova la navicella
Il lancio avviene alle 11:02, ora della costa orientale degli Stati Uniti. Il razzo Saturn IB funziona regolarmente e, poco più di 10 minuti dopo la partenza, la navicella raggiunge l’orbita terrestre. Per circa 11 giorni, Schirra, Eisele e Cunningham sottopongono a verifiche approfondite i sistemi di bordo: dalle comunicazioni alla gestione dell’ambiente interno, fino ai propulsori e alle procedure necessarie per le future missioni lunari.
Uno degli esperimenti più importanti riguarda il motore principale del modulo di servizio, il sistema di propulsione che nelle successive spedizioni dovrà permettere alla navicella di effettuare le manovre decisive durante il viaggio verso la Luna e il ritorno sulla Terra. Il motore viene acceso più volte, dimostrando di poter funzionare con l’affidabilità richiesta. Gli astronauti provano inoltre le manovre di avvicinamento e di rendezvous, cioè l’incontro controllato tra 2 veicoli spaziali. Per simulare le operazioni future, la navicella si separa dal secondo stadio del razzo, cambia orientamento e si riavvicina al veicolo ormai inutilizzato.
Queste prove sono essenziali perché il programma Apollo prevede una complessa operazione in orbita lunare: il modulo lunare dovrà separarsi dalla navicella principale, scendere sulla superficie della Luna e successivamente ricongiungersi al modulo di comando, che attenderà in orbita. È importante precisare che l’Apollo 7 non trasporta un vero modulo lunare e non esegue un aggancio effettivo tra 2 navicelle. La missione serve a verificare le procedure di rendezvous e le capacità di manovra che saranno necessarie nelle spedizioni successive.
La televisione in diretta dallo Spazio
Tra gli aspetti più innovativi della missione c’è anche la comunicazione con il pubblico. Per la prima volta, astronauti americani trasmettono immagini televisive in diretta da una navicella spaziale. La prima trasmissione avviene il 14 ottobre, durante il 4° giorno di volo. La NASA ha deciso di portare a bordo una piccola videocamera, consentendo a milioni di persone di vedere gli astronauti mentre lavorano in assenza di gravità.
Le immagini sono semplici e la qualità non è paragonabile a quella delle trasmissioni moderne, ma il risultato ha un significato enorme: lo Spazio non è più soltanto una realtà raccontata attraverso comunicati ufficiali, fotografie e voci trasmesse via radio. Per la prima volta, il pubblico può osservare direttamente gli uomini impegnati in una missione americana. I 3 astronauti adottano anche un tono informale e ironico durante le trasmissioni, avvicinando l’impresa spaziale alla vita quotidiana degli spettatori. La televisione diventa così uno strumento di divulgazione scientifica e di comunicazione pubblica, destinato ad assumere un ruolo crescente nelle missioni successive.
Un equipaggio alle prese con difficoltà inattese
Non tutto, però, procede senza inconvenienti. Nel corso del volo, tutti e 3 gli astronauti sviluppano un forte raffreddore. In condizioni di microgravità, la congestione nasale può risultare particolarmente fastidiosa, perché i liquidi non si comportano come sulla Terra e soffiare il naso può provocare dolore alle orecchie.
Il problema non compromette il completamento degli obiettivi principali, ma rende più difficile affrontare una tabella di lavoro già molto intensa. La missione evidenzia così un aspetto spesso trascurato dell’esplorazione spaziale: oltre alla tecnologia, occorre comprendere come il corpo umano reagisce a un ambiente radicalmente diverso da quello terrestre. L’esperienza contribuisce a migliorare la preparazione delle missioni future, nelle quali la gestione della salute degli astronauti sarà un elemento fondamentale della pianificazione.
Il successo che apre la strada alla Luna
Il 22 ottobre 1968, dopo 163 orbite terrestri e circa 11 giorni nello Spazio, Apollo 7 rientra nell’atmosfera e ammara nell’oceano Atlantico, a Sud/Est delle Bermuda. L’equipaggio viene recuperato dalla Marina statunitense. Il bilancio è positivo: gli obiettivi tecnici principali sono stati raggiunti e la navicella ha dimostrato di poter ospitare un equipaggio durante una missione prolungata. La NASA dispone ora delle informazioni necessarie per valutare il passo successivo.
Pochi mesi dopo, nel dicembre 1968, Apollo 8 porterà per la prima volta degli esseri umani in orbita attorno alla Luna. Nel luglio 1969, con Apollo 11, Neil Armstrong e Buzz Aldrin cammineranno sulla superficie lunare, mentre Michael Collins resterà in orbita nel modulo di comando. Senza il successo dell’Apollo 7, quel traguardo sarebbe stato molto più difficile da raggiungere in tempi così brevi.
