Restituire vitalità ai fondali e ricucire le ferite lasciate dall’azione dell’uomo. È l’obiettivo del progetto di ripristino delle praterie di Posidonia oceanica avviato in questi giorni nella Baia di Ieranto, a Massa Lubrense, nell’Area Marina Protetta di Punta Campanella. L’iniziativa, realizzata dall’International School for Scientific Diving (ISSD) con il sostegno della Fondazione Deutsche Bank Italia, prevede il recupero di circa 100 metri quadrati di fondale attraverso il trapianto di talee di posidonia. Le prime biostuoie biodegradabili sono già state posizionate sul fondo marino e ospitano circa 2mila talee, installate nei giorni scorsi. Si tratta di frammenti di pianta raccolti da materiale naturalmente distaccato, senza arrecare danni alle praterie esistenti. Una tecnica che consente di recuperare porzioni di fusto, rizomi e foglie altrimenti destinate alla degradazione, favorendo la ricostituzione della vegetazione marina.
Ieranto, le ferite degli ancoraggi sul fondale
La Baia di Ieranto è uno degli ambienti di maggiore pregio naturalistico dell’Area Marina Protetta di Punta Campanella e dell’intera Campania. Da quasi trent’anni è sottoposta alla tutela del Parco, nella zona B di riserva generale, in sinergia con il FAI, proprietario della parte terrestre. Nel tempo, l’area si è affermata come un modello di turismo responsabile, dove la fruizione del territorio si concilia con la conservazione dell’ambiente. Prima dell’istituzione dell’Area Marina Protetta, tuttavia, la baia era una delle destinazioni più frequentate dalle imbarcazioni da diporto. Per anni, gli ancoraggi hanno esercitato una forte pressione sui fondali, lasciando segni ancora oggi ben visibili.
La continuità delle praterie di posidonia è interrotta in diversi punti da chiazze degradate, vere e proprie cicatrici provocate dalle numerose ancore calate indiscriminatamente in passato. L’attuale regolamentazione degli accessi, con un numero contingentato di imbarcazioni autorizzate e l’obbligo di utilizzare esclusivamente le boe di ormeggio, ha consentito di salvaguardare gran parte della vegetazione marina. Il progetto di trapianto punta ora a recuperare alcune delle aree compromesse.
“L’area nella quale abbiamo scelto di realizzare questo intervento di trapianto non è stata individuata casualmente– precisa Carolina Mazzella, Presidente dell’Amp Punta Campanella- Ieranto ha un passato fatto di sfruttamento e pressione antropica, sia a terra che a mare, e un presente invece volto alla tutela e allo sviluppo di attività compatibili con la salvaguardia della natura e con la presenza dell’uomo. Questo progetto di restoration, per il quale ringraziamo gli esecutori e la Fondazione Deutsche Bank Italia, ha un duplice obiettivo, non solo ripristinare un habitat danneggiato ma anche lanciare un messaggio: proteggere il mare significa innanzitutto evitare di danneggiarlo. I fondali possono conservare per molto tempo i segni delle nostre azioni. Gesti che possono sembrare piccoli o privi di conseguenze possono invece lasciare ferite profonde, che la natura impiega molto tempo a rimarginare e che non sempre è semplice riuscire a curare. Il restauro ambientale rappresenta quindi un’opportunità importante, ma deve andare di pari passo con la prevenzione, la tutela e la consapevolezza. Perché conservare ciò che abbiamo è sempre il primo e più efficace intervento di restoration“.
Green Sea, risultati incoraggianti alle Cinque Terre
Punta Campanella è la seconda Area Marina Protetta italiana coinvolta nel progetto Green Sea, dopo l’esperienza avviata nel 2024 nell’AMP delle Cinque Terre, in Liguria. Le attività sono coordinate e dirette da Stefano Acunto, direttore dell’International School for Scientific Diving – ETS (ISSD). I monitoraggi scientifici condotti alle Cinque Terre hanno restituito risultati incoraggianti. Il primo intervento, realizzato su una superficie di 100 metri quadrati, ha registrato un tasso di sopravvivenza delle talee pari al 60%, in linea con gli standard scientifici. Anche le biostuoie biodegradabili impiegate per il trapianto hanno mostrato una buona stabilità e una corretta integrazione con il fondale. Un’esperienza che offre indicazioni utili anche per l’intervento nella Baia di Ieranto, dove il ripristino della posidonia si inserisce in una più ampia strategia di tutela degli ecosistemi marini.
“Le praterie di Posidonia oceanica rappresentano un habitat fondamentale per l’equilibrio ecologico del Mediterraneo– dichiara Stefano Acunto, direttore dell’International School for Scientific Diving – Sono piante marine che producono fiori e frutti e possono formare dei veri e propri boschi sommersi che costituiscono uno degli ecosistemi più ricchi di biodiversità del pianeta. Svolgono funzioni fondamentali: producono ossigeno, assorbono anidride carbonica, proteggono la costa dall’erosione e offrono rifugio e nutrimento a numerose specie marine. Il loro ripristino è oggi una sfida cruciale perché la posidonia è a forte rischio in tutto il Mediterraneo a causa dei cambiamenti climatici, con l’aumento della temperatura del mare che danneggia la pianta marina. Ancoraggi e pesca a strascico rappresentano altri fattori di rischio importanti per una specie endemica che svolge funzioni fondamentali per la vita sottomarina e non solo“.
Il progetto Green Sea nell’Area Marina Protetta di Punta Campanella è stato presentato il 6 ottobre scorso a Napoli, presso il Museo Darwin Dohrn. L’iniziativa punta a coniugare il recupero degli habitat danneggiati con una maggiore consapevolezza sull’impatto delle attività umane, ricordando che la protezione del mare passa innanzitutto dalla prevenzione e dalla salvaguardia degli ecosistemi ancora integri.
