I contrasti della natura sanno come lasciarci a bocca aperta, e il vulcano attivo più alto d’Europa ne è da sempre maestro. Il 9 ottobre, la guida escursionistica Giò Giusa ha immortalato uno scenario apparentemente impossibile: accumuli di neve ancora intatti tra i paesaggi vulcanici dell’Etna. In un periodo dell’anno in cui ci si aspetterebbe solo la cenere riscaldata dagli ultimi strascichi dell’estate, queste immagini sembrano quasi un miraggio. Ma come fa la neve a resistere a mesi di caldo torrido e a un suolo di natura vulcanica?
“Cumuli di neve a ottobre sull’Etna: è davvero possibile, soprattutto dopo un’estate così calda? Certo che sì, e non è affatto una novità da queste parti!”, ha scritto Giusa in un post su Facebook, pubblicando gli scatti a corredo dell’articolo. “Questa neve si è accumulata durante la scorsa stagione invernale all’interno di un avvallamento ben riparato, sul fianco di un cratere secondario a circa 1800 metri di quota”.
Come è sopravvissuta?
“Qual è il segreto che le ha permesso di conservarsi fino a oggi? La risposta è chiaramente visibile nelle foto: la neve è interamente ricoperta da materiale piroclastico (tefra), ovvero la sabbia, la cenere e i lapilli tipici del suolo vulcanico. Il vento ha spazzato questi sedimenti dalle vette circostanti, depositandoli sopra l’accumulo come un vero e proprio mantello (cosa che può avvenire anche in caso di eruzioni, e dunque con materiale da ricaduta). Questo strato funge da straordinario isolante termico, proteggendo la neve e permettendole di resistere alla calura estiva. In alcuni punti, la massa nevosa raggiunge diversi metri di altezza, estendendosi per circa 4-5 metri di larghezza e circa 50 metri di lunghezza. Uno spettacolo davvero incredibile!”, conclude Giusa.
Gli scatti realizzati dalla guida escursionistica Giò Giusa non offrono soltanto uno spettacolo visivo suggestivo e fuori dal comune, ma ci ricordano anche quanto l’Etna sia un ecosistema vivo e ricco di sorprese. Questo fenomeno, in cui il fuoco e la cenere finiscono per proteggere il ghiaccio invece di distruggerlo, dimostra ancora una volta l’incredibile capacità del vulcano di custodire la memoria delle stagioni passate, sfidando anche il caldo dell’estate.
