La missione di difesa planetaria dell’ESA ha raggiunto un traguardo storico catturando visivamente per la 1ª volta i suoi 2 obiettivi principali direttamente dalle fredde profondità dello Spazio. La sonda Hera è riuscita infatti a distinguere chiaramente gli asteroidi Didymos e Dimorphos, rivelando finalmente la natura binaria di questo affascinante sistema che si trova attualmente a ben 197 milioni di km di distanza dalla nostra Terra. Lo storico scatto è stato effettuato attraverso l’Asteroid Framing Camera monocromatica durante la serata di venerdì 18 ottobre, quando la navicella si trovava a una distanza di 1280 km dalla coppia di corpi celesti. Questo eccezionale avvistamento conferma il perfetto funzionamento degli strumenti di bordo e apre ufficialmente la delicatissima fase di avvicinamento finale, destinata a svelare tutti i segreti lasciati dal violentissimo impatto provocato volontariamente dall’uomo per testare le difese del nostro pianeta.
Un traguardo storico per la difesa planetaria
L’immagine catturata rappresenta un successo cruciale, arrivato in seguito alle complesse manovre di frenata effettuate dalla sonda all’inizio di questo mese. Grazie a 2 accensioni dei propulsori effettuate a una settimana di distanza, la navicella ha ridotto la sua velocità relativa rispetto ai 2 asteroidi a soli 20 m/s, permettendole di avvicinarsi gradualmente e con estrema precisione chirurgica. Le dimensioni dei 2 corpi celesti rendono l’impresa ancora più affascinante: con i suoi 151 metri di diametro, Dimorphos ha all’incirca le dimensioni della Grande Piramide di Giza, mentre il corpo principale Didymos, largo 780 metri, è leggermente più piccolo del grattacielo Burj Khalifa di Dubai. I 2 viaggiano nello Spazio a una distanza media di 1.15 km l’uno dall’altro, con il più piccolo che orbita attorno al maggiore a una velocità di circa 18 cm/s.

“Con questa immagine il più piccolo asteroide Dimorphos diventa visibile per la 1ª volta“, spiega Michael Kueppers. “Prima di questa acquisizione la sonda risolveva ancora il sistema Didymos come un singolo punto. Ma ora, anche se Dimorphos è costituito da circa 1 solo pixel in questa immagine iniziale, è chiaramente ben separato dal suo corpo genitore“.
L’eredità dell’impatto e le prossime scoperte nel Sistema Solare
Il grande pubblico ricorderà sicuramente la data del 26 settembre 2022, giorno in cui Dimorphos è diventato il bersaglio del più grande esperimento di difesa planetaria mai tentato. In quell’occasione la sonda DART della NASA si è schiantata contro l’asteroide minore a una spaventosa velocità di 6,1 km/s. La collisione ha generato un impressionante pennacchio di detriti che si è esteso per 10mila km nello Spazio, rallentando contemporaneamente l’orbita del corpo celeste di circa 33 minuti. “Per la 1ª volta stiamo vedendo attraverso gli occhi di Hera proprio quel sistema di asteroidi doppio per il quale la missione è stata progettata e costruita“, aggiunge il responsabile di missione Ian Carnelli. “Le nostre viste diventeranno molto più nitide man mano che Hera si avvicinerà. Sveleremo le prime immagini dettagliate di Dimorphos – il 1° oggetto nel Sistema Solare ad aver avuto la sua orbita misurabilmente spostata dall’azione umana – il 25 novembre“.
Restano infatti molte incognite da chiarire per trasformare questo metodo dell’impatto cinetico in una tecnica di difesa planetaria ben compresa. Nei prossimi mesi Hera indagherà sul luogo dell’incidente sfruttando molteplici strumenti e rilasciando 2 piccoli CubeSat per indagini ancora più ravvicinate, spingendosi in seguito fino all’atterraggio. L’obiettivo è comprendere esattamente la struttura, la massa e la composizione di Dimorphos, e scoprire se l’impatto abbia lasciato un cratere o rimodellato interamente il corpo roccioso. Per chiunque voglia seguire questa avventura, l’ESA ha lanciato l’Hera Space Companion, una piattaforma di comunicazione dinamica basata sull’intelligenza artificiale per rendere la missione accessibile a tutti gli appassionati.
