Il vortice polare entra in una fase delicata e le prossime previsioni saranno cruciali per capire quanto possa indebolirsi. Nei grafici delle corse deterministiche disponibili al 28 ottobre, AIFS, IFS e GFS concordano su un netto calo dei venti nella stratosfera, ma non offrono ancora la stessa risposta sulla possibile inversione: ECMWF e GFS la mostrano in alcune proiezioni, mentre AIFS continua a mantenere venti occidentali, seppure molto più deboli rispetto a quelli attuali. Il confronto riguarda la media zonale del vento a 10 hPa e 60°N, un indicatore usato per seguire l’intensità della circolazione stratosferica che circonda il Polo Nord. In questa rappresentazione, valori positivi corrispondono a venti occidentali, tipici del vortice invernale; quando la linea scende sotto zero, la media del vento diventa orientale. È una soglia importante per riconoscere un riscaldamento stratosferico improvviso maggiore, ma una previsione di inversione non basta da sola a certificare che l’evento si sia verificato: servono osservazioni e criteri temporali specifici.
AIFS rallenta il vortice, ma non prevede ancora venti orientali
AIFS è il modello di apprendimento automatico di ECMWF, basato sull’intelligenza artificiale e sul machine learning. A differenza del sistema tradizionale IFS, non produce la previsione risolvendo passo dopo passo le equazioni fisiche dell’atmosfera: apprende relazioni e configurazioni dai dati meteorologici storici, in particolare dalle rianalisi ERA5 e le applica alle condizioni iniziali della previsione. ECMWF indica che AIFS Single è stato addestrato su dati ERA5 dal 1979 al 2022 e poi affinato con analisi operative più recenti. Nelle corse precedenti, il modello ha mantenuto il vortice relativamente robusto e ha spesso collocato i venti sopra i valori osservati o attesi nelle fasi di indebolimento. L’ultimo grafico, però, mostra una tendenza più chiara: dopo il picco di fine ottobre, i venti calano rapidamente e si avvicinano a circa 8–10 m/s nei primi giorni di novembre, con valori ancora positivi anche nella parte finale della previsione.

AIFS, quindi, riconosce l’indebolimento ma non arriva a prevedere una vera inversione dei venti nel periodo mostrato. È un segnale da seguire, senza concludere che il modello sia necessariamente in errore: la stratosfera sta attraversando una configurazione dinamica particolare e, a queste distanze temporali, ogni nuova corsa può modificare sensibilmente intensità e tempi della risposta. Inoltre, il fatto che un modello sia addestrato su dati storici non significa che non abbia mai incontrato riscaldamenti stratosferici; la questione è quanto bene riesca a rappresentare questa specifica evoluzione.
ECMWF IFS aveva aperto prima alla possibilità di un’inversione
IFS è il modello deterministico tradizionale di ECMWF, basato sulla descrizione fisica dell’atmosfera. Nella serie di corse rappresentata, ha seguito in modo abbastanza neutrale l’andamento dei venti prima del forte calo, ma sembra aver sottostimato parte della perturbazione già in corso. È stato però tra i primi, nel confronto mostrato, a spingere le previsioni verso una possibile inversione dei venti stratosferici. La corsa più recente visibile nel grafico IFS, inizializzata il 27 ottobre alle 00 UTC, porta i venti sotto zero attorno al 4 novembre e li mantiene orientali per alcuni giorni, con un minimo vicino a −4 m/s; in seguito, la previsione mostra una risalita e un ritorno a valori positivi verso la fine del periodo. Le corse precedenti erano meno concordi: alcune mantenevano venti occidentali, altre indicavano un’inversione più marcata o più persistente.
Questa dispersione racconta bene il limite delle previsioni deterministiche a medio termine: una singola traiettoria può essere utile per individuare uno scenario possibile, ma non descrive da sola tutte le evoluzioni plausibili. Proprio per questo, domani il confronto con gli ensemble sarà importante: le molte simulazioni permetteranno di valutare quanto sia condivisa la soluzione dell’inversione e quanto, invece, resti incerta.
GFS conferma il calo e arriva anche lui ai venti orientali
Anche il modello statunitense GFS mostra un vortice inizialmente vigoroso e un indebolimento netto nel passaggio tra fine ottobre e inizio novembre. Nella corsa più recente del grafico, i venti scendono verso lo zero attorno al 3-4 novembre e diventano orientali, con un minimo previsto di circa -3 m/s; la circolazione rimane poi debole e negativa per buona parte della previsione. Rispetto a IFS, GFS aveva iniziato più tardi a proporre una possibile inversione nelle corse successive. Anche qui, tuttavia, non tutte le simulazioni concordano allo stesso modo: alcune mostrano un recupero verso valori positivi, altre mantengono una fase orientale più lunga. La previsione va quindi letta come un’indicazione di rischio, non come la conferma di un evento ormai certo.
Perché i modelli possono inizialmente mostrare un vortice troppo forte
Quando un vortice polare viene disturbato, i modelli possono avere bisogno di tempo per rappresentare con precisione la sorgente e la propagazione delle onde atmosferiche che trasferiscono energia verso la stratosfera. Queste onde, generate anche da grandi strutture meteorologiche nella troposfera, possono frenare i venti occidentali e contribuire a scaldare la stratosfera polare. Se la ‘perturbazione’ viene collocata troppo lontano nel tempo o descritta con intensità insufficiente, la previsione può mantenere il vortice più forte di quanto poi risulti dall’analisi.
È però un’interpretazione possibile, non una spiegazione automatica di ogni differenza fra previsione e osservazione. Per valutare davvero la precisione di AIFS, IFS e GFS occorre confrontare le corse passate con l’evoluzione osservata, distinguendo tra l’andamento già misurato e quello ancora previsto. In altre parole, il calo dei venti nelle proiezioni è un segnale, mentre la verifica della previsione arriverà man mano che l’atmosfera attraverserà i giorni indicati.
Che cosa significa per il tempo in Europa
Un’eventuale inversione dei venti a 10 hPa e 60°N sarebbe un passaggio importante nella dinamica stratosferica, ma non equivale a una previsione immediata di freddo o neve sull’Italia. Le conseguenze al suolo dipendono da come l’anomalia si evolve e, in alcuni casi, da quanto riesce a propagarsi verso il basso, interagendo con la circolazione troposferica. Anche quando si verificano grandi riscaldamenti stratosferici, la risposta meteo regionale può variare molto da un evento all’altro.
Per ora il quadro delle corse singole è dunque questo: tutti e tre i modelli vedono un indebolimento del vortice polare, ma non concordano ancora su quanto sarà profondo e duraturo. IFS e GFS contemplano una fase con venti orientali nei primi giorni di novembre, mentre AIFS resta sopra lo zero; le prossime corse e, soprattutto, gli ensemble aiuteranno a capire se l’inversione sta diventando uno scenario condiviso oppure se rimane una possibilità ancora incerta.
