La Turchia punta a diventare una potenza energetica: acquisizioni e nuovi giacimenti in Africa e Mediterraneo, obiettivo un milione di barili al giorno

Ankara accelera l'espansione internazionale nel settore petrolifero e del gas con nuovi accordi entro il 2026, investimenti nell'esplorazione offshore e una strategia per trasformarsi in un hub energetico alternativo alla Russia per l'Europa

La Turchia prepara una nuova fase di espansione internazionale nel settore dell’energia, con l’obiettivo di aumentare drasticamente la produzione di petrolio e gas naturale attraverso acquisizioni societarie, partnership strategiche e nuove attività di esplorazione all’estero. Entro la fine del 2026, Ankara potrebbe annunciare ulteriori accordi destinati ad ampliare la propria presenza nei principali bacini di idrocarburi, con particolare attenzione all’Africa e al Mediterraneo. A delineare la strategia è stato il ministro turco dell’Energia, Alparslan Bayraktar, intervenuto al Turkey Energy Summit di Istanbul. Il governo turco punta a raggiungere una capacità produttiva complessiva di un milione di barili di petrolio equivalente al giorno, un traguardo che richiederà un’espansione ben superiore a quella già prevista dagli attuali programmi nazionali. La strategia annunciata da Bayraktar combina il rafforzamento della produzione esistente con la ricerca di nuove opportunità internazionali. Ankara intende ampliare il proprio portafoglio di attività energetiche anche attraverso l’acquisizione di società già operative, affiancando agli investimenti diretti nuovi accordi di collaborazione con altri Paesi.

Produzione di petrolio e gas in Turchia: da 300mila a un milione di barili al giorno

I dati illustrati dal ministro evidenziano la dimensione della sfida energetica turca. Attualmente la capacità produttiva della Turchia è pari a 300.000 barili di petrolio equivalente al giorno. Secondo i programmi già definiti, entro il 2028 questo valore dovrebbe aumentare fino a una quota compresa tra 550.000 e 600.000 barili giornalieri. Si tratterebbe di un incremento significativo rispetto ai livelli attuali, ma ancora insufficiente per raggiungere l’obiettivo strategico fissato da Ankara. Per arrivare a un milione di barili equivalenti al giorno, infatti, la produzione dovrebbe crescere di oltre tre volte rispetto alla capacità odierna. Anche nell’ipotesi più favorevole prevista per il 2028, con una produzione di 600.000 barili, rimarrebbe un divario di 400.000 barili giornalieri rispetto al traguardo finale. È proprio questa distanza tra le prospettive di crescita interna e l’obiettivo nazionale a spiegare la volontà del governo turco di intensificare la ricerca di risorse energetiche fuori dai propri confini. Bayraktar ha prospettato la possibilità di nuovi sviluppi già nei prossimi mesi, indicando le acquisizioni e le partnership internazionali come strumenti fondamentali per accelerare il percorso. “Entro la fine dell’anno – ha detto Bayraktar – potrebbero arrivare ulteriori buone notizie. Potremmo procedere all’acquisizione di società. Stiamo stringendo partnership e continueremo a farlo. Potrebbero esserci nuovi giacimenti, nuovi Paesi… penso ad esempio all’Africa. È attraverso queste iniziative che puntiamo a raggiungere l’obiettivo di 1 milione di barili”.

La strategia energetica di Ankara si estende all’Africa, alla Libia e al Pakistan

La proiezione internazionale della Turchia nel settore degli idrocarburi è già sostenuta da una serie di accordi che coinvolgono diversi Paesi. Un ruolo centrale è affidato alla TPAO, la compagnia petrolifera statale turca attiva nelle attività upstream, ossia nelle operazioni di esplorazione e produzione di petrolio e gas. La società ha già sottoscritto accordi per l’esplorazione offshore di idrocarburi in Libia e Pakistan, ampliando il proprio raggio operativo verso aree considerate di interesse per lo sviluppo delle attività energetiche turche. Alla dimensione esplorativa si affiancano operazioni di acquisizione di partecipazioni in asset petroliferi esistenti. In particolare, la TPAO ha acquisito una quota nel giacimento petrolifero di Kirkuk, in Iraq, rafforzando la propria presenza anche attraverso investimenti in attività estrattive. L’Africa rappresenta uno degli ambiti di maggiore interesse per le future iniziative annunciate dal ministro. Il riferimento esplicito di Bayraktar alla possibilità di operare in nuovi Paesi indica che Ankara sta valutando un ulteriore ampliamento geografico delle proprie attività, senza limitarsi agli accordi già conclusi.

Gas e petrolio in Somalia: l’esplorazione offshore della Turchia

Tra i Paesi coinvolti nella strategia di espansione turca figura anche la Somalia, con cui Ankara ha raggiunto un’intesa per lo sviluppo di attività di esplorazione offshore. La Turchia sta già conducendo operazioni nella regione nell’ambito dell’accordo, confermando il proprio interesse per la ricerca di nuove risorse energetiche nelle aree marittime africane. L’intesa con la Somalia si inserisce nella più ampia strategia di diversificazione geografica delle attività turche. Accanto alle operazioni nel Mediterraneo e agli investimenti in Iraq, la presenza nelle acque somale contribuisce ad ampliare il numero di territori nei quali Ankara è impegnata nella ricerca di idrocarburi. Le nuove partnership e le eventuali acquisizioni annunciate da Bayraktar potrebbero quindi affiancarsi a queste operazioni, contribuendo ad aumentare la capacità produttiva complessiva che il governo intende raggiungere.

La Turchia guarda al gas del Libano: interesse per i giacimenti offshore nel Mediterraneo

Un altro elemento rilevante della strategia illustrata al vertice di Istanbul riguarda il Libano. Ankara ha manifestato interesse per le risorse di gas e petrolio offshore del Paese, aprendo alla possibilità di sviluppare nuove attività esplorative nel Mediterraneo. Bayraktar ha sottolineato come la Turchia disponga ormai di capacità autonome per la ricerca di idrocarburi in mare, grazie alla propria flotta specializzata. Una dotazione che consente al Paese di valutare direttamente opportunità di esplorazione anche al di fuori delle proprie acque. “La Turchia è diventata un Paese in grado di esplorare giacimenti di gas e petrolio con le proprie navi. Disponiamo di una flotta molto solida. È per questo che ora ci rivolgiamo al Libano, siamo interessati alle sue risorse offshore”, ha dichiarato il ministro. L’interesse turco per il Libano non riguarda esclusivamente gli idrocarburi. Bayraktar ha infatti riferito che Ankara sta valutando anche la possibilità di uno scambio di energia elettrica con il Paese, delineando un potenziale ampliamento della cooperazione energetica su più fronti. Le prospettive di collaborazione comprendono dunque sia il settore dell’esplorazione petrolifera e del gas naturale sia quello dell’elettricità, nell’ambito delle relazioni energetiche che la Turchia intende sviluppare con i Paesi della regione.

Gas per l’Europa, la Turchia vuole diventare un’alternativa alla Russia

La strategia energetica di Ankara presenta anche una dimensione europea. Secondo quanto riferito da Bayraktar, alcuni Paesi europei hanno proposto di acquistare gas dalla Turchia dopo aver deciso di interrompere gli scambi energetici con la Russia in seguito all’invasione dell’Ucraina. Le richieste richiamate dal ministro si inseriscono nel processo di ridefinizione degli approvvigionamenti energetici europei, che ha accresciuto l’interesse per rotte e fornitori alternativi rispetto a quelli russi. In questo scenario, la posizione della Turchia nei collegamenti energetici tra Europa e altre aree assume un’importanza particolare nella strategia del governo di Ankara. Il Paese punta a valorizzare la propria capacità di produzione, esplorazione e gestione dei flussi di gas per rafforzare il proprio ruolo nel mercato internazionale. Bayraktar ha evidenziato che la Turchia potrebbe rappresentare una rotta alternativa per l’approvvigionamento energetico europeo, affiancando a questa funzione l’ambizione di sviluppare un polo energetico autonomo.

Un hub energetico autonomo tra Mediterraneo, Africa ed Europa

L’obiettivo indicato dal governo turco va quindi oltre il semplice incremento della produzione nazionale di idrocarburi. Ankara intende costruire una presenza energetica internazionale più estesa, combinando risorse proprie, partecipazioni in giacimenti stranieri, accordi esplorativi e nuove opportunità commerciali. La possibilità di raggiungere un milione di barili di petrolio equivalente al giorno dipenderà anche dalla capacità di trasformare le partnership e le acquisizioni in un effettivo aumento della produzione. Le prospettive attualmente previste per il 2028 rappresentano una tappa intermedia di questo percorso, mentre gli investimenti all’estero costituiscono la componente aggiuntiva su cui Ankara intende puntare. Le operazioni già avviate in Libia, Pakistan, Iraq e Somalia, insieme all’interesse per le risorse offshore del Libano, delineano l’ampiezza geografica di questa strategia. L’eventuale conclusione di nuovi accordi entro la fine del 2026 potrebbe ampliare ulteriormente il portafoglio internazionale della TPAO e consolidare il ruolo della Turchia nell’esplorazione e nella produzione di petrolio e gas. Parallelamente, l’interesse manifestato da alcuni Paesi europei per il gas turco offre ad Ankara un’ulteriore prospettiva di sviluppo sul versante degli scambi energetici. Il progetto delineato da Bayraktar punta così a collegare l’espansione delle attività estrattive con il rafforzamento della posizione turca come polo energetico autonomo e possibile via alternativa di approvvigionamento per l’Europa.