Il Sud Italia si distingue nel panorama europeo della longevità, con quattro regioni che registrano risultati particolarmente significativi per gli anni di vita trascorsi in buona salute. Puglia, Sicilia, Calabria e Sardegna formano un gruppo di testa del Mezzogiorno, confermando il ruolo dell’area mediterranea in uno scenario nel quale l’allungamento della vita sta assumendo un’importanza crescente per la sanità, l’economia e l’organizzazione della società. A evidenziarlo sono i risultati del Sandwich Club Longevity Index (SCLI), presentato venerdì 23 ottobre a Olbia in occasione della prima edizione del Forum on Longevity Trends 2026 – The Mediterranean and Transatlantic Edge: From the Blue Zone to the World. L’indice, che prende in esame 26 Paesi dell’Unione europea e 242 regioni, attribuisce alla Puglia 71,9 punti, alla Sicilia 70,3, alla Calabria 68,8 e alla Sardegna 67,6 nella componente relativa alla salute. Le quattro regioni si collocano in una fascia di risultati elevati, senza distanze nette tra loro. Un dato che assume particolare rilevanza nel confronto con il resto d’Europa e che valorizza la posizione del Mezzogiorno nell’analisi delle condizioni di salute associate all’invecchiamento. La presentazione dei risultati è stata uno dei momenti centrali dell’appuntamento ospitato al Museo Archeologico di Olbia, dove rappresentanti della ricerca scientifica, della sanità, della finanza, dell’intelligenza artificiale, dell’urbanistica e del settore immobiliare si sono confrontati sulle trasformazioni legate alla crescita dell’aspettativa di vita.
Italia sopra le attese: il Mediterraneo si distingue per gli anni in buona salute
Nel confronto tra i Paesi europei, l’Italia ottiene un punteggio complessivo di 63,5, collocandosi al di sopra del risultato atteso secondo i parametri dell’indice. A contribuire maggiormente è la componente sanitaria, nella quale il Paese raggiunge 71,1 punti, mentre quella relativa alla libertà dal lavoro retribuito si attesta a 55,6 punti. Il risultato italiano si inserisce in una tendenza che coinvolge l’intera area mediterranea esaminata. Spagna, Italia e Francia superano infatti i valori attesi soprattutto grazie alla salute, rispettivamente con 68,3, 63,5 e 61,6 punti nell’indice complessivo. In tutti e cinque i Paesi mediterranei considerati, gli anni in buona salute attesi a 60 anni risultano superiori alle attese, mentre il lavoro svolto dopo questa età rimane sostanzialmente in linea con i valori previsti dal modello. Il dato mette in evidenza una caratteristica comune dell’area mediterranea: la capacità di registrare risultati sanitari favorevoli nel confronto con quelli attesi sulla base delle condizioni economiche considerate dall’analisi. La longevità viene quindi osservata non soltanto attraverso la durata della vita, ma anche attraverso la qualità degli anni successivi ai 60 e la possibilità di trascorrerli al di fuori dell’attività lavorativa retribuita.
La classifica europea della longevità: Lussemburgo primo, Svezia in fondo
Al vertice della graduatoria del Sandwich Club Longevity Index si trova il Lussemburgo, con 75,8 punti. Tra i Paesi con risultati particolarmente elevati figurano anche la Spagna con 68,3 punti e il Belgio con 67,4 punti. Lussemburgo e Belgio si distinguono per un’uscita dal lavoro più ampia rispetto a quella attesa e per una presenza contenuta di pensionati in condizioni di povertà. Differente è il caso dei Paesi mediterranei, che ottengono risultati superiori alle previsioni soprattutto grazie alla componente relativa alla salute. La Francia raggiunge 61,6 punti, mentre l’Italia si attesta a 63,5, confermando il contributo degli anni vissuti in buona salute al posizionamento complessivo. All’estremità opposta della classifica compare la Svezia, con 37,8 punti. In questo caso, secondo la lettura proposta dall’indice, il lavoro retribuito dopo i 60 anni risulta più diffuso rispetto a quanto previsto sulla base del livello di reddito. Il risultato non misura quindi semplicemente la durata della vita o la qualità dei sistemi sanitari, ma nasce dal confronto tra salute, partecipazione al lavoro e condizioni economiche della popolazione anziana.
Sardegna tra le migliori regioni europee: 19,1 anni in buona salute dopo i 60
Un approfondimento specifico è stato dedicato alla Sardegna, territorio che ha ospitato il Forum e che rappresenta un riferimento internazionale per gli studi sulla longevità grazie alla sua Blue Zone. I risultati dell’indice confermano il posizionamento favorevole dell’isola nella componente sanitaria. Con 67,6 punti, la Sardegna occupa il 26° posto tra 242 regioni europee, collocandosi nel primo 11% della graduatoria. Nel confronto nazionale è quarta su 21 territori italiani considerati, con un risultato superiore di 4,2 punti rispetto al dato nazionale. Particolarmente significativo è il dato relativo agli anni di vita in buona salute. Secondo l’analisi, un sardo di 60 anni può contare su 19,1 anni in buona salute. Sul versante lavorativo, invece, dopo i 60 anni viene trascorso al lavoro retribuito l’11,5% del tempo, una percentuale inferiore al 13% della media italiana. La Sardegna condivide questo posizionamento con le altre tre regioni meridionali che guidano il gruppo: Puglia, Sicilia e Calabria. Il confronto non evidenzia distanze nette tra le quattro realtà territoriali, accomunate da risultati positivi nella componente sanitaria della longevità.
Come funziona il Sandwich Club Longevity Index e cosa misura
Il Sandwich Club Longevity Index introduce un approccio alla misurazione della longevità che non si limita alla durata media della vita. L’obiettivo è comprendere come vengano effettivamente utilizzati gli anni aggiuntivi e quali condizioni consentano alle persone di trascorrerli in buona salute e al di fuori dell’occupazione retribuita. L’indice è stato elaborato utilizzando dati pubblici dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), di ILOSTAT, della Banca Mondiale e di Eurostat. Il suo parametro centrale è costituito dal numero di anni in buona salute attesi a 60 anni che rimangono liberi dal lavoro retribuito. Il risultato ottenuto da ciascun Paese viene confrontato con un valore atteso calcolato considerando il reddito e la povertà degli anziani. Un punteggio pari a 50 indica un risultato in linea con le attese, mentre valori superiori a 60 identificano una performance superiore alle aspettative e punteggi inferiori a 40 indicano risultati al di sotto del livello previsto. La metodologia comprende anche un filtro relativo alla povertà delle persone con più di 65 anni, introdotto per evitare che l’inattività lavorativa di pensionati in difficoltà economica venga interpretata automaticamente come un risultato positivo. Il modello consente così di distinguere le differenti condizioni che caratterizzano l’invecchiamento nei territori analizzati, individuando gli ambiti nei quali esistono maggiori margini di intervento per le politiche pubbliche.
Dal sistema sanitario alle pensioni: le politiche per affrontare l’invecchiamento
Uno degli aspetti centrali dell’analisi riguarda la possibilità di utilizzare i risultati dell’indice per orientare le decisioni delle istituzioni. Il confronto tra i valori effettivi e quelli attesi permette infatti di individuare le componenti sulle quali intervenire, distinguendo i problemi legati alla salute da quelli relativi alle condizioni di uscita dal lavoro. Nei territori in cui gli anni vissuti in buona salute risultano inferiori alle attese, gli interventi possono concentrarsi sulla prevenzione e sul rafforzamento del sistema sanitario. Dove invece la partecipazione al lavoro dopo i 60 anni supera i livelli attesi, assumono un ruolo centrale le condizioni che regolano l’uscita dall’attività lavorativa. La traduzione di questi indicatori in strumenti per la programmazione economica e sociale ha rappresentato il filo conduttore del Forum di Olbia, nel quale la longevità è stata affrontata come una trasformazione capace di incidere contemporaneamente sulle cure, sul welfare, sugli investimenti e sull’organizzazione degli spazi urbani.
Il Forum di Olbia: istituzioni, imprese e ricerca a confronto sul futuro della longevità
La prima edizione del Forum on Longevity Trends 2026 è nata da un’idea del think tank The Sandwich Club, presieduto dall’On. Giulio Centemero, e di Strategic Partners. Al progetto ha partecipato Silver Fir Capital, gestore di fondi immobiliari attivo anche nel Nord Sardegna, con il contributo di ESRI Italia. L’iniziativa ha ricevuto il patrocinio della Parliamentary Assembly of the Mediterranean (PAM), della Regione Autonoma della Sardegna e del Comune di Olbia, riunendo rappresentanti istituzionali ed esperti provenienti da diversi ambiti professionali. Ad aprire i lavori sono stati Franco Cuccureddu, Assessore regionale al Turismo, Artigianato e Commercio, Simonetta Lai, Assessora ai Servizi sociali del Comune di Olbia, intervenuta in rappresentanza del Sindaco Settimo Nizzi, e l’On. Giulio Centemero, anche Presidente della PAM. Il programma ha affrontato la longevità attraverso diverse prospettive, dalla sostenibilità dei sistemi sanitari e previdenziali alle opportunità offerte dall’innovazione tecnologica, fino ai cambiamenti che interessano il patrimonio immobiliare e la pianificazione delle città.
Sanità e mercato immobiliare: come cambia la società con l’allungamento della vita
Tre interventi introduttivi hanno delineato lo scenario internazionale della longevità, approfondendo le trasformazioni che stanno interessando settori economici e servizi essenziali. Lorenzo Baroni, CEO di Silver Fir Capital, ha illustrato come l’aumento della durata della vita stia modificando le prospettive del mercato immobiliare, ponendo nuove questioni per gli investimenti e per le esigenze abitative di una popolazione che invecchia. Giovanni Paolo D’Incecco Bayard de Volo, CEO del Mater Olbia Hospital, ha approfondito l’evoluzione degli ecosistemi sanitari, soffermandosi sul passaggio da un’organizzazione centrata sugli ospedali a modelli che comprendono anche piattaforme dedicate. Il terzo intervento è stato affidato a Lorenzo Maternini, CEO di Perspective AI, che ha proposto una riflessione sulle prospettive future della longevità.
Prevenzione e salute: il contributo del Policlinico Gemelli e degli esperti di geriatria
La dimensione sanitaria è stata approfondita nel primo dei quattro Longevity Labs, gli incontri tematici organizzati per sviluppare le questioni emerse dall’analisi dei dati. Al centro del confronto sono state poste la salute e la prevenzione, proprio la componente nella quale Italia e Sardegna hanno ottenuto risultati superiori alle attese. Tra i protagonisti Francesco Landi, Direttore del Dipartimento di Scienze dell’invecchiamento del Policlinico Gemelli e della Scuola di Specializzazione in Geriatria dell’Università Cattolica. Al confronto hanno partecipato anche Giovanni Scapagnini, professore dell’Università del Molise, Giordana Gava, geriatra del Mater Olbia, e Paola Salmaso di Solgar Italia Multinutrient (Nestlé Nutrition & Health). Il laboratorio ha inserito il tema della prevenzione nel più ampio dibattito sulla capacità dei sistemi sanitari di accompagnare l’invecchiamento della popolazione, mantenendo al centro la qualità degli anni di vita.
Longevity economy, finanza e investimenti: il confronto con Giovanna Melandri
Un altro ambito affrontato durante il Forum ha riguardato la sostenibilità economica dell’allungamento della vita e le trasformazioni dei mercati collegate alla cosiddetta longevity economy. Il laboratorio dedicato a finanza e longevità ha visto la partecipazione di Giovanna Melandri, Presidente di Human Foundation e Founder and Global Ambassador di GSG Impact. Insieme a lei sono intervenuti Samantha Barbero, Vicepresidente di AssoFintech, Martino Da Rio di Banca Ifis e Filippo Fiori di OTALA Markets. Il confronto ha collocato l’invecchiamento della popolazione nella prospettiva delle scelte economiche e finanziarie necessarie ad affrontare una società nella quale aumenta la durata della vita, con conseguenze per la sostenibilità dei sistemi e per le opportunità di investimento.
Intelligenza artificiale e sanità digitale: dati e nuove tecnologie per la longevità
Il ruolo dell’intelligenza artificiale, dei dati e della sanità digitale è stato al centro di un ulteriore Longevity Lab, dedicato alle possibilità offerte dall’innovazione tecnologica nell’ambito dell’invecchiamento. Alla discussione hanno preso parte Alessandro Tommasi, fondatore di FutureProofSociety, Emilio Misuriello, CEO di ESRI Italia, Giovanni Bonati della Parliamentary Assembly of the Mediterranean, e Valentin Puzalkov di Coral Club Italia. La sessione ha inserito gli strumenti digitali e l’utilizzo dei dati tra i principali temi del confronto sul futuro della longevità, affiancandoli alle questioni sanitarie, economiche e sociali affrontate nel corso della giornata.
Città sane e real estate: le nuove sfide dell’urbanistica
L’aumento della popolazione anziana interessa anche il modo in cui vengono progettate e organizzate le città. Il laboratorio dedicato alle città sane ha affrontato le trasformazioni degli spazi urbani e del settore immobiliare in relazione alle esigenze di una società nella quale le persone vivono più a lungo. Al confronto ha partecipato nuovamente Lorenzo Baroni, CEO di Silver Fir Capital, insieme a Luca Landini, CEO di Specht Group, e a due docenti del Politecnico di Milano, Gianandrea Ciaramella e Piergiorgio Vitillo. La sessione ha collegato il tema della longevità alle prospettive dell’urbanistica e del real estate, inserendo l’adattamento delle città ai cambiamenti demografici tra gli ambiti di riflessione del Forum.
Un asse Boston-Olbia per la longevità: la proposta dal Consolato italiano
La dimensione internazionale dell’appuntamento è emersa anche attraverso l’intervento di Paolo Gaudenzi, Addetto Scientifico del Consolato d’Italia a Boston, che ha proposto la creazione di un asse Boston-Olbia dedicato alla longevità. La proposta ha introdotto una prospettiva transatlantica nel confronto avviato in Sardegna, collegando il Mediterraneo a un possibile percorso di collaborazione internazionale sui temi dell’invecchiamento e dell’innovazione. Tra gli interventi della giornata anche quello di Andrea Messuti, Partner di LCA e membro del board di Mediocredito Centrale. Il Forum ha così riunito nel capoluogo gallurese istituzioni, mondo scientifico, imprese e operatori finanziari intorno a un tema che coinvolge molteplici settori. Dalla Blue Zone sarda ai risultati del Sandwich Club Longevity Index, l’incontro ha posto al centro il rapporto tra salute, lavoro, economia e trasformazioni demografiche, con l’obiettivo di tradurre l’allungamento della vita in scelte concrete per le politiche pubbliche, gli investimenti e l’innovazione.
