Gli astronauti della missione Artemis II della NASA si trovavano a pochi minuti da un’accensione critica dei motori, destinata a spingerli verso la Luna, quando un imprevisto allarme per una possibile perdita nella cabina ha rischiato di cambiare il corso della loro storica missione. “Se fosse successo cinque minuti dopo, forse non avremmo potuto effettuare quell’accensione”, ha rivelato Victor Glover, pilota di Artemis II, durante un incontro tenutosi il 18 ottobre con l’ex astronauta canadese Chris Hadfield, nell’ambito del festival Starmus VIII a Tenerife, secondo quanto riferisce space.com.
L’episodio si è verificato il 2 aprile, nel secondo giorno della missione Artemis II, mentre la capsula Orion stava procedendo verso la Terra dopo aver percorso circa 61.000km. Orion stava completando un’orbita altamente ellittica attorno alla Terra, offrendo all’equipaggio e al centro di controllo missione l’opportunità di testare i sistemi della capsula prima di intraprendere il viaggio verso la Luna. La capsula si stava avvicinando al punto di massimo avvicinamento al nostro pianeta – a circa 160km dalla superficie – in vista della cruciale manovra di inserzione trans-lunare (TLI), che avrebbe diretto gli astronauti verso la Luna.
“Jeremy guarda fuori dal finestrino e dice: “credo che andremo a schiantarci dritto nel bel mezzo della Terra””, ha ricordato Glover, riferendosi allo specialista di missione di Artemis II, Jeremy Hansen, dell’Agenzia Spaziale Canadese. “Eravamo scesi davvero molto in basso”. Questo avvicinamento ha comportato ulteriori sfide, poiché Orion ha attraversato una regione densa di detriti orbitali e satelliti. “La densità di oggetti aumenta man mano che ci si avvicina, così come cresce il livello di radiazioni”, ha spiegato Glover.
Possibile perdita in cabina
È stato proprio in questa fase particolarmente delicata della missione che Orion ha emesso un avviso indicante una possibile perdita nella cabina, circa 15 minuti prima della critica manovra TLI. “Capire se si trattasse di un problema reale o meno è stato un aspetto cruciale”, ha affermato Glover. L’equipaggio e il centro di controllo missione si sono trovati di fronte a un interrogativo cruciale: era sicuro proseguire verso la Luna, o avrebbero dovuto abbandonare la manovra pianificata e interrompere bruscamente la missione? “Dobbiamo procedere con la TLI e dirigerci verso la Luna, oppure dobbiamo indossare le tute spaziali e prepararci a tornare subito sulla Terra?“, ha raccontato Glover.
Le tempistiche erano estremamente delicate. L’accensione per la TLI era pensata per spingere la capsula Orion fuori dall’orbita terrestre, immettendola nella traiettoria verso la Luna; si trattava della prima volta, dall’epoca del programma Apollo, che degli astronauti si dirigevano verso il nostro satellite naturale.
Un falso allarme
Fortunatamente, come ha spiegato il direttore di volo della NASA Judd Frieling durante un briefing del 2 aprile, l’avviso si è rivelato un falso allarme. La missione Artemis II ha quindi ricevuto il via libera. Orion ha attivato il suo motore principale per circa cinque minuti e 50 secondi, avviando con successo i quattro astronauti nel loro viaggio attorno alla Luna. “Guardavamo il conto alla rovescia, vedevamo la velocità aumentare e i valori indicati in magenta e verde allinearsi”, ha ricordato Glover. “Tutto procedeva come previsto. Sembrava andare per il verso giusto”. In breve tempo, l’equipaggio si è liberato dall’attrazione gravitazionale terrestre, sfrecciando verso la Luna a una velocità di circa 39.430km/h.
Artemis II nella storia
Nonostante i momenti di tensione che hanno preceduto l’accensione, la missione Artemis II è entrata nella storia. Gli astronauti della NASA Reid Wiseman (comandante della missione), Glover (pilota) e Christina Koch (specialista di missione), insieme a Hansen, si sono spinti più lontano dalla Terra di chiunque altro prima di loro, raggiungendo una distanza massima di 406.771km durante il loro viaggio attorno alla Luna. Il 10 aprile, dopo quasi 10 giorni trascorsi nello spazio, i quattro astronauti hanno fatto ritorno sulla Terra, ammarando nell’Oceano Pacifico, al largo della costa di San Diego.
