L’uragano Isaias spezza la calma dell’Atlantico: torna l’incubo delle grandi tempeste del passato

Il 1° uragano della stagione atlantica punta verso le coste del Golfo con venti a 165 km/h. Dopo oltre 4 mesi di calma dovuta a El Niño, scatta la massima allerta
Isaias diventa un uragano di 2ª categoria

L’uragano Isaias ha intensificato la sua marcia trasformandosi in un potente uragano di 2ª categoria mentre punta con decisione verso la costa statunitense del Golfo. Con venti sostenuti che hanno raggiunto i 165 km/h, ben oltre la soglia critica dei 154 km/h, la perturbazione sta costringendo migliaia di turisti ad abbandonare precipitosamente le spiagge per rifugiarsi nell’entroterra. L’ansia cresce di ora in ora lungo i litorali, con interminabili code ai distributori di benzina, supermercati presi d’assalto per le scorte di emergenza e intere flotte di pescatori al lavoro per mettere in sicurezza le proprie imbarcazioni. Le previsioni meteo indicano un rapido e temibile rafforzamento del sistema prima del suo impatto sulla terraferma, atteso tra la serata di venerdì e la giornata di sabato ora locale, andando a colpire in pieno il Panhandle della Florida, il Sud dell’Alabama e il Sud del Mississippi.

L’anomalia climatica e il record del 1905

La formazione di Isaias rappresenta un evento meteorologico eccezionale che ha improvvisamente risvegliato il bacino atlantico dopo oltre 4 mesi di apparente calma piatta. Questo ritardo anomalo eguaglia un record storico che resisteva dal lontano 8 ottobre 1905 per il 1° ciclone stagionale più tardivo. Fino ad oggi, la presenza di un forte El Niño nell’Oceano Pacifico ha costantemente ostacolato la genesi delle perturbazioni nell’Atlantico. Isaias è infatti la 9ª tempesta con nome di una stagione totalmente atipica e lontana dalla media di un anno normale, che fa registrare solitamente 14 tempeste, di cui 7 destinate a diventare uragani e 3 a raggiungere una categoria maggiore con venti superiori a 177 km/h. Nel frattempo l’attività atmosferica risulta nettamente sopra la media nel Pacifico, con l’uragano Simon proiettato verso la 4ª categoria e la tempesta tropicale Rachel in rotta verso la California.

Un mostro atmosferico in arrivo dal Golfo

Il direttore del National Hurricane Center, Michael Brennan, ha invitato tutti i residenti a mettersi immediatamente al sicuro prima del drastico peggioramento delle condizioni. Attualmente la tempesta avanza verso Nord/Est a una velocità di 22 km/h e si trova a circa 415 km a Sud della foce del fiume Mississippi. I modelli previsionali stimano accumuli di pioggia fino a 38 cm, con un rischio elevatissimo di alluvioni lampo e tornado che potrebbero spingersi a Nord fino al Tennessee e alla Nord Carolina. L’allerta per le mareggiate rimane ai massimi livelli, poiché i forti venti associati alla tempesta potrebbero innalzare il livello del mare da 1,5 a 2 metri in vaste aree costiere, minacciando le infrastrutture cittadine e causando blackout elettrici di lunga durata.

Evacuazioni d’urgenza e spettri del passato

L’avvicinamento del ciclone ha innescato una vasta mobilitazione in tutta la regione, un’area che conosce fin troppo bene la furia della natura. La memoria collettiva locale riporta inevitabilmente ai disastri causati dall’uragano Camille nel 1969 con le sue oltre 250 vittime, fino alla devastazione di Katrina nel 2005 con quasi 1.400 morti e ai danni incalcolabili di Michael nel 2018. Il governatore dell’Alabama ha ordinato l’evacuazione immediata di Gulf Shores, Orange Beach e Dauphin Island, mentre in Florida sono stati mobilitati 5mila soldati della National Guard per far fronte all’emergenza. Anche il settore energetico è attualmente in ginocchio: le compagnie hanno interrotto il 63% della produzione petrolifera offshore nel Golfo, tagliando quasi 1,3 milioni di barili al giorno ed evacuando in fretta e furia 121 piattaforme.