Circa 10 milioni di italiani convivono con almeno una malattia reumatologica, ma l’accesso alle cure continua a essere caratterizzato da profonde differenze territoriali. In alcune Regioni, per una prima visita specialistica si possono attendere oltre sei mesi, mentre la disponibilità di strutture e professionisti rimane disomogenea. Per affrontare queste criticità, la Società Italiana di Reumatologia (SIR) ha presentato oggi al Senato il primo Libro Bianco della Reumatologia Italiana, una vera e propria roadmap per riorganizzare l’assistenza sanitaria e garantire diagnosi tempestive, trattamenti innovativi e percorsi di cura uniformi. Il documento è stato illustrato durante una conferenza stampa promossa su iniziativa del Senatore Maria Cristina Cantù, in occasione della trentesima Giornata Mondiale delle Malattie Reumatologiche.
Le cinque proposte del Libro Bianco per cambiare la reumatologia italiana
Il documento individua cinque priorità strategiche: aumentare il numero dei reumatologi e distribuirli dove sono maggiormente necessari, istituire centri di riferimento con posti letto dedicati ai pazienti più complessi, sviluppare reti regionali con percorsi assistenziali omogenei, garantire un accesso uniforme ai farmaci innovativi e rafforzare la formazione universitaria. La SIR propone inoltre un fabbisogno di 30 ore settimanali di specialistica reumatologica ogni 100.000 abitanti, una rete di unità operative proporzionata alle caratteristiche demografiche e geografiche delle Regioni e integrata con le Case di Comunità, oltre a posti letto dimensionati sul bacino regionale. Tra le richieste figurano anche Percorsi Diagnostico-Terapeutici Assistenziali (PDTA) condivisi, il potenziamento del ruolo dei medici di medicina generale nella diagnosi precoce e nuovi investimenti nella ricerca.
Soltanto 42 unità operative complesse e forti differenze nell’accesso ai farmaci
I numeri del Libro Bianco fotografano una situazione complessa. In tutta Italia sono presenti appena 42 Unità Operative Complesse di Reumatologia, pari a 0,71 ogni milione di abitanti, con marcate differenze regionali. Anche l’accesso ai medicinali presenta ostacoli: circa il 23% dei reumatologi ambulatoriali non può prescrivere direttamente farmaci biologici, rendendo talvolta necessario rivolgersi a un altro centro autorizzato. “Disponiamo di conoscenze e strumenti potenti, ma non tutti i cittadini possono beneficiarne in modo uniforme”, afferma Roberto Caporali, Presidente eletto della SIR. “Il luogo di residenza può ancora influenzare le opportunità diagnostiche e terapeutiche di una persona con malattia reumatologica. In alcune Regioni per una prima visita si può attendere più di sei mesi, con il rischio di ritardare la diagnosi e favorire la progressione della malattia”.
Cantù: “prevenire prima che curare”
Il Libro Bianco si inserisce nel percorso istituzionale avviato nel marzo 2024 con il disegno di legge n. 946, dedicato al rafforzamento e alla riorganizzazione dell’assistenza reumatologica, e rilanciato nell’ottobre 2025. “Come dice la campagna europea #RMDreams, nessuno dovrebbe rinunciare alla propria vita a causa di una patologia reumatologica, e oggi grazie alla ricerca questo è sempre più possibile”, dichiara il Senatore Maria Cristina Cantù. “Resta però uno scarto tra i progressi della scienza e le difficoltà di accesso reale alle cure, con troppe disomogeneità nei servizi. È qui che si inserisce il Libro Bianco della Società Italiana di Reumatologia: traduce i bisogni delle persone in una roadmap concreta per il Servizio sanitario, con dati, priorità e proposte operative. È il naturale sviluppo del percorso iniziato nel marzo 2024 con il disegno di legge n.946 che per la prima volta ha portato in Parlamento il tema del rafforzamento e della riorganizzazione dell’assistenza reumatologica, e rilanciato nell’ottobre 2025. Oggi facciamo un passo avanti, agganciando quella visione all’evoluzione del ddl nel testo definitivo, in una logica di prevenzione proattiva, educazione alle buone pratiche e diagnosi precoce, in linea con l’emendamento già approvato in Legge di bilancio che ne garantisce le coperture per il suo perfezionamento. Vogliamo superare l’idea che la reumatologia sia una disciplina marginale o solo legata all’età avanzata e offrire a Parlamento, Ministero e Regioni uno strumento tecnico su cui fondare un’interlocuzione strutturata. Prevenire prima che curare: è questa la sfida”.
Diagnosi precoci e nuove terapie: i progressi della medicina
Negli ultimi vent’anni la reumatologia ha conosciuto importanti innovazioni, grazie alla disponibilità di farmaci biologici, biosimilari, telemedicina e modelli assistenziali personalizzati. “La reumatologia ha vissuto una vera e propria rivoluzione negli ultimi venti anni, grazie alla quale oggi abbiamo diverse frecce al nostro arco”, spiega Andrea Doria, Presidente della SIR. “La possibilità di fare diagnosi precoce, la disponibilità di farmaci innovativi e dei biosimiliari, il cui impiego amplia l’accesso alle cure più avanzate contenendo i costi, modelli assistenziali personalizzati e multidisciplinari, telemedicina e telemonitoraggio che favoriscono la continuità assistenziale e riducono gli accessi impropri. Dal momento che le malattie reumatologiche rappresentano una delle principali sfide sanitarie e socioeconomiche del Paese, puntare sulla reumatologia e valorizzare le sue eccellenze è un investimento ad alto valore per il nostro SSN. Più riusciremo a diagnosticare e a trattare precocemente queste condizioni, più otterremo non solo migliori risultati clinici ma anche meno disabilità, ricoveri e interventi chirurgici, e un numero crescente di persone che continueranno a lavorare e a prendersi cura delle proprie famiglie”.
Ricerca italiana in crescita: oltre 17mila pubblicazioni in dieci anni
Il Libro Bianco valorizza anche i risultati della ricerca scientifica. Tra il 2016 e il 2025 sono state indicizzate su PubMed 17.053 pubblicazioni reumatologiche con affiliazione italiana. La produzione annuale è aumentata da 1.389 a 1.691 pubblicazioni, con una crescita superiore al 21%. “La comunità reumatologica italiana partecipa in prima linea a livello internazionale per avanzare nella comprensione di patologie complesse, individuare biomarcatori e nuove soluzioni terapeutiche”, sottolinea Alberto Cauli, Presidente della Fondazione Italiana per la Ricerca in Reumatologia (FIRA), che sostiene la ricerca indipendente attraverso borse di ricerca, grant e i laboratori del Centro di Ricerca FIRA a Pisa. “L’obiettivo oggi è arrivare a una diagnosi più precoce e a una vera personalizzazione delle cure, individuando fin dall’inizio la terapia con maggiori probabilità di successo per ciascuna persona. Ma per farlo occorre continuare a moltiplicare impegno e risorse dedicate alla ricerca”.
Università, intelligenza artificiale e reti sanitarie: le prossime sfide
Un’altra criticità riguarda la formazione universitaria: nei corsi di Medicina, la Reumatologia vale da uno a quattro crediti formativi secondo l’ateneo e in alcune sedi manca un professore ordinario della disciplina. La SIR chiede quindi almeno un professore ordinario di Reumatologia in ogni università sede di Medicina. Sul fronte tecnologico, il Libro Bianco propone di integrare registri clinici, telemedicina, telemonitoraggio, intelligenza artificiale e sistemi informativi sanitari, affiancando questi strumenti agli investimenti nella ricerca clinica traslazionale e nella medicina di precisione. L’obiettivo complessivo è riconoscere la reumatologia come disciplina strategica per la sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale, destinando risorse professionali, organizzative, formative e tecnologiche adeguate. “Le priorità che abbiamo indicato sono un percorso concreto per tradurre il valore della reumatologia in politiche sanitarie efficaci e misurabili”, conclude Roberto Caporali. “La SIR è pronta a collaborare con le Istituzioni, il mondo accademico, le professioni sanitarie e le associazioni dei pazienti per costruire una reumatologia sempre più forte, innovativa e vicina ai bisogni delle persone”.
