Maltempo, forti temporali provocano piogge abbondanti in Puglia: fenomeni inattesi e imprevisti, ecco cos’è successo e cosa aspettarsi adesso

L'atmosfera tradisce le previsioni: temporali improvvisi, crollo delle temperature e nubifragi nel Salento spiazzano i meteorologi prima del vero fronte freddo

Doveva continuare lo scirocco, con clima mite e bel tempo in attesa del fronte freddo di venerdì. E invece Madre Natura ha stupito ancora una volta, spiazzando anche i meteorologi più attenti. Il maltempo, con il relativo calo termico, è arrivato in anticipo al Sud, e non un anticipo di poco: parliamo di circa 24 ore. Perché sì, il vero e proprio fronte freddo arriverà domani e le temperature diminuiranno sensibilmente, con ulteriori forti temporali. Ma intanto già oggi, giovedì 8 ottobre, abbiamo avuto forti temporali (inattesi) e un brusco calo delle temperature in tutto il Sud Italia, non solo in Campania dov’era previsto. E’ successo in alcune zone di Sicilia e Calabria, ma è successo soprattutto in Puglia, un po’ in tutta la Regione.

Siamo infatti alle 21:30 di giovedì sera con +21°C a Foggia, +20°C a Bari, +19°C a Taranto, addirittura +18°C a Brindisi e Lecce, le più colpite dai forti temporali del pomeriggio e della serata. Nelle zone interne piombiamo a +17°C (Altamura, Galatina, Lequile, Francavilla Fontana, Mottola e Ostuni), +16°C (Martina Franca, Alberobello, Cisternino) Sono tutte temperature tipicamente autunnali, che nulla hanno a che fare con il richiamo sciroccale in corso. Ebbene, l’atmosfera è così tanto elettrica e carica di energia, che sono bastate le prime infiltrazioni prefrontali a scatenare forti ed estesi temporali che hanno colpito tutto il Salento e gran parte delle Murge.

Gli accumuli pluviometrici: superati gli 80mm nel Salento

Proprio in queste aree, infatti, abbiamo gli accumuli pluviometrici più importanti, che hanno determinato locali allagamenti. Nel Salento, sono caduti ben 83mm di pioggia a Matino, 52mm a Ortelle, 51mm a Supersano, 34mm a Soleto, 31mm a Galatone, 29mm a Veglie, 15mm a Lecce e Otranto, 14mm a Lequile, 13mm a Squinzano, 11mm a Gallipoli, 10mm a Porto Cesareo. Sulle Murge abbiamo ben 21mm a Locorotondo, 19mm a Ostuni, 18mm a Martina Franca e Noci, 17mm ad Alberobello, 15mm a Cisternino, 11mm a Putignano. E il grosso del maltempo, la vera e propria perturbazione, deve ancora arrivare. Letteralmente. La giornata clou del maltempo in Puglia sarà sabato, con piogge torrenziali e forti temporali in tutto il territorio Regionale.

La spiegazione tecnico-scientifica del fenomeno: la meravigliosa termodinamica dietro l’imprevisto

Per comprendere l’origine di un evento atmosferico così dirompente e inatteso, occorre immaginare l’atmosfera non come un cielo statico, ma come un immenso ed elegante fluido termodinamico in continuo equilibrio precario, guidato dalle leggi indomabili della fisica dell’atmosfera. Quanto accaduto sul territorio pugliese rappresenta un esempio magistrale di come la natura sappia orchestrare cortocircuiti energetici di straordinaria potenza. Alla base del peggioramento anticipato non vi è stata l’irruzione diretta del fronte freddo principale, bensì la formazione di un cavetto d’onda in quota, ovvero una sottile e insidiosa ondulazione del flusso atlantico che ha fatto scivolare infiltrazioni d’aria fredda in quota al di sopra del bacino del Mediterraneo centro-meridionale. Questo flusso d’aria gelida alle alte quote ha impattato direttamente contro un cuscinetto preesistente formato da una massa d’aria calda e umida spinta dalle persistenti correnti calde di scirocco, accumulate nei bassi strati lungo le coste salentine e sulle pianure pugliesi.

La sovrapposizione di aria fredda e densa su aria calda e leggera ha generato un drammatico e repentino aumento del gradiente termico verticale, l’indice fisico che misura quanto rapidamente la temperatura diminuisce salendo verso l’alto. Quando la differenza termica tra il suolo e le medie chiome della troposfera supera determinate soglie critiche, l’atmosfera perde improvvisamente la sua stabilità e accumula un’enorme quantità di energia potenziale convettiva disponibile, nota nel linguaggio tecnico con l’acronimo di CAPE. Questo serbatoio invisibile di energia attendeva soltanto una scintilla per scatenarsi: la scintilla è stata fornita dalla presenza di linee di convergenza al suolo, dove i venti meridionali da sud-est si sono scontrati con le prime deboli brezze di caduta e con l’effetto di sollevamento orografico offerto dai rilievi delle Murge.

In quel preciso istante si è compiuto il prodigio della meteorologia: le masse d’aria umida al suolo sono state letteralmente aspirate verso l’alto a velocità impressionanti, dando vita a violente correnti ascensionali denominate updraft. Salendo a quote sempre più fredde, il vapore acqueo contenuto nell’aria ha avviato il processo di condensazione, innescando una poderosa liberazione di calore latente. Questo rilascio di energia termica all’interno delle nubi ha funzionato come un vero e proprio motore a reazione, alimentando ulteriormente la risalita delle masse d’aria e trasformando innocue cumuli in imponenti sistemi convettivi a scala mesoscala, capaci di rigenerarsi sulle medesime zone per diverse ore.

Il brusco e spettacolare crollo termico registrato nei centri urbani della Puglia non è stato quindi causato dall’arrivo dell’aria fredda continentale, bensì da un affascinante meccanismo termodinamico noto come downdraft evaporativo. Le precipitazioni intense, cadendo da quote elevate, incontrano strati d’aria sottostanti e causano l’evaporazione parziale delle gocce di pioggia; questo processo assorbe calore dall’ambiente circostante, raffreddando drasticamente la colonna d’aria. La corrente discendente, divenuta estremamente fredda e pesante, precipita verso il suolo e si espande a ventaglio sulla superficie, spazzando via il caldo torrido e abbassando i termometri di molti gradi in pochi minuti. Questo fenomeno dimostra la sottile e meravigliosa fragilità della teoria del caos applicata alla meteorologia: minuscole variazioni nei flussi di umidità e impercettibili scarti temporali nelle correnti in quota possono mandare in cortocircuito i più complessi modelli di previsione meteorologica, regalandoci la testimonianza visiva di un pre-frontale convettivo tanto poetico nella sua genesi quanto potente nelle sue manifestazioni territoriali.

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