La tensione torna a salire nel Mar Nero, dove la Romania sta indagando su un possibile nuovo attacco con droni contro una petroliera al largo delle proprie coste. L’episodio si inserisce in una sequenza di incidenti che, dalla scorsa settimana, hanno coinvolto diverse imbarcazioni nelle acque vicine alla Romania e alla Bulgaria, alimentando le preoccupazioni per le ripercussioni della guerra tra Russia e Ucraina sulla sicurezza della navigazione. Al centro degli ultimi accertamenti si trova la Yara J, una nave battente bandiera delle Comore, rimasta coinvolta in un incendio mentre si trovava al largo di Sulina, località rumena situata in prossimità del confine con l’Ucraina. Le autorità di Bucarest stanno cercando di ricostruire l’origine dell’incidente e di stabilire se l’imbarcazione sia stata effettivamente raggiunta da un drone. La possibilità di un nuovo attacco si aggiunge agli episodi registrati nei giorni precedenti, quando diversi droni, ritenuti presumibilmente russi, hanno colpito navi nelle acque del Mar Nero vicine alle coste rumene e bulgare. La situazione assume particolare rilevanza anche per la posizione geografica degli incidenti, avvenuti in un’area direttamente interessata dalle conseguenze del conflitto in Ucraina.
Petroliera Yara J in fiamme al largo di Sulina: intervengono i soccorsi rumeni
L’ultimo episodio è stato registrato nella serata di mercoledì 14 ottobre, quando le squadre di soccorso rumene sono intervenute per prestare assistenza alla Yara J, che si trovava al largo di Sulina. A bordo della nave si era sviluppato un incendio, ma l’equipaggio è riuscito a fronteggiare autonomamente l’emergenza, spegnendo le fiamme senza che fosse necessario un intervento diretto dei soccorritori per domare il rogo. A riferire le circostanze dell’accaduto è stato il ministro della Difesa rumeno, Radu Miruta, intervenuto sull’emittente televisiva Digi24 per fare il punto sugli accertamenti avviati dalle autorità. Il ministro ha spiegato che la causa dell’incendio resta oggetto di indagine e che non è ancora possibile stabilire con certezza se la nave sia stata colpita da un velivolo senza pilota. “Che sia stata colpita da un drone o meno, è in corso un’indagine”, ha dichiarato Miruta. Il responsabile della Difesa rumena ha inoltre evidenziato la delicatezza della situazione, considerando il coinvolgimento di imbarcazioni nelle acque sottoposte alla sovranità di Bucarest. “Si tratta di una questione di grande gravità, dato che tali incidenti si verificano nelle acque territoriali rumene”, ha aggiunto. Le dichiarazioni confermano l’attenzione delle autorità rumene verso una successione di episodi che interessa direttamente la sicurezza marittima del Paese.
La Yara J era vuota e si trovava all’ancora da diversi giorni
Ulteriori informazioni riguardano le caratteristiche e le condizioni operative dell’imbarcazione coinvolta. Secondo il sito specializzato VesselFinder, la Yara J è una petroliera destinata al trasporto di prodotti chimici e petroliferi. Si tratta quindi di un’unità impiegata nel trasporto marittimo di carichi liquidi, appartenente a una categoria di navi particolarmente rilevante per le attività commerciali nel Mar Nero. Il ministro Miruta ha precisato che, al momento dell’incidente, la nave era vuota. La petroliera si trovava inoltre all’ancora al largo di Sulina da “diversi giorni”, una circostanza che contribuisce a definire il contesto nel quale si è verificato l’incendio.
Romania, due caccia F-18 decollano dopo il rilevamento di bersagli aerei sul Mar Nero
Parallelamente all’intervento sulla petroliera, le autorità militari rumene hanno segnalato un’attività aerea sospetta nell’area del Mar Nero. Il Ministero della Difesa di Bucarest ha reso noto di aver disposto il decollo di due caccia F-18 dopo aver “rilevato una serie di bersagli aerei sopra il Mar Nero”. La decisione testimonia il livello di attenzione delle autorità militari nei confronti dei movimenti individuati nello spazio aereo della regione, in una fase segnata dagli incidenti che hanno interessato la navigazione commerciale. Il rilevamento dei bersagli aerei e il conseguente decollo dei velivoli militari costituiscono un ulteriore elemento del quadro di sicurezza lungo le coste rumene. Resta centrale la necessità di distinguere tra gli episodi segnalati e le rispettive responsabilità, in particolare per quanto riguarda il possibile collegamento tra i bersagli rilevati e l’incidente che ha coinvolto la Yara J.
Bulgaria, Rumen Radev: “nessuna prova solida sulla provenienza russa dei droni”
Mentre la Romania prosegue le proprie verifiche, dalla Bulgaria arriva una posizione improntata alla prudenza sull’origine dei droni che hanno colpito due navi nelle vicinanze delle coste bulgare. Il presidente Rumen Radev, intervenendo a Bruxelles a margine del Consiglio Europeo, ha spiegato che le autorità del suo Paese hanno cercato di individuare la provenienza degli apparecchi coinvolti negli attacchi, senza tuttavia riuscire a raccogliere elementi sufficienti per attribuirli con certezza alla Russia. La Bulgaria ha fatto “del suo meglio” per accertare la provenienza dei droni, ma non ha trovato “alcuna prova solida” che indichi che gli apparecchi fossero “russi”. Le parole del presidente bulgaro introducono un elemento importante nella ricostruzione degli incidenti nel Mar Nero. Nonostante i sospetti sulla possibile origine russa dei velivoli senza pilota, Sofia ritiene necessario acquisire riscontri materiali prima di formulare un’attribuzione definitiva. La posizione espressa da Radev non esclude il possibile coinvolgimento russo, ma sottolinea la differenza tra un’ipotesi investigativa e una conclusione sostenuta da prove.
Nave Chelsea 3, la Bulgaria prepara un’indagine approfondita alla ricerca dei detriti dei droni
Un passaggio decisivo degli accertamenti bulgari riguarda la Chelsea 3, una delle imbarcazioni coinvolte negli episodi avvenuti vicino alle coste del Paese. Secondo quanto riferito dal presidente Radev, le forze speciali bulgare hanno già effettuato controlli in mare su una delle due navi colpite, senza riuscire a individuare elementi utili a chiarire la provenienza dei droni. Le truppe speciali hanno infatti “perquisito” in mare una delle due navi, ma “non hanno trovato nulla”. Le verifiche non si sono però concluse con questa prima attività. Le autorità bulgare intendono procedere con ulteriori controlli sulla Chelsea 3, sfruttando il suo ingresso in porto per effettuare un esame più approfondito. “Chelsea 3 sta entrando in porto e lanceremo una indagine approfondita alla ricerca di detriti di droni”, ha riferito Radev. La citazione è riportata con la grafia fornita nel testo di partenza, salvo la maiuscola iniziale nel nome della nave. L’obiettivo è individuare eventuali frammenti degli apparecchi utilizzati negli attacchi, la cui analisi potrebbe fornire elementi per ricostruirne l’origine. La ricerca di detriti rappresenta quindi una fase importante dell’attività investigativa bulgara, dopo che i primi controlli condotti in mare non hanno prodotto risultati conclusivi.
Il presidente bulgaro e il colloquio con l’ambasciatore russo
Nel corso delle dichiarazioni rese a Bruxelles, Rumen Radev ha affrontato anche il delicato tema dei rapporti con Mosca e delle possibili responsabilità negli attacchi contro le imbarcazioni. Il presidente ha riferito di aver discusso la questione direttamente con l’ambasciatore russo, esprimendo una valutazione sulla possibilità che gli episodi siano riconducibili alle forze ucraine. Radev ha spiegato di aver comunicato al rappresentante diplomatico russo che “non crediamo che l’Ucraina attacchi le proprie navi”. Si tratta di una considerazione che si accompagna, tuttavia, alla richiesta di elementi concreti per stabilire chi abbia effettivamente lanciato i droni. Secondo il presidente bulgaro, allo stato attuale delle verifiche, e in assenza di prove sufficienti, la provenienza russa degli apparecchi che hanno colpito le due navi resta una “congettura”. La distinzione ribadita da Sofia riguarda dunque l’attribuzione degli attacchi, non la necessità di accertare quanto avvenuto nelle acque del Mar Nero.
Guerra Russia-Ucraina, cresce l’attenzione sulla sicurezza delle navi nel Mar Nero
Gli episodi registrati al largo di Romania e Bulgaria confermano come le conseguenze della guerra tra Russia e Ucraina continuino a interessare anche le attività marittime nelle aree vicine al teatro del conflitto. Dalla scorsa settimana, diverse imbarcazioni sono state colpite da droni presumibilmente russi, mentre le autorità dei Paesi coinvolti hanno avviato verifiche per individuare le responsabilità. Il nuovo caso della petroliera Yara J, con l’incendio domato dall’equipaggio e l’indagine aperta dalle autorità rumene, si aggiunge agli accertamenti bulgari sugli attacchi contro due navi nelle vicinanze delle proprie coste. Sul versante rumeno, l’attenzione è concentrata sulla ricostruzione dell’incidente avvenuto al largo di Sulina e sui movimenti aerei rilevati dalle autorità militari. Sul versante bulgaro, invece, le verifiche puntano soprattutto a individuare eventuali detriti di droni sulla Chelsea 3, nella speranza di raccogliere elementi utili a stabilire la provenienza degli apparecchi. Le due vicende presentano un elemento comune: la necessità di accertare le circostanze degli attacchi e identificare eventuali responsabilità sulla base delle prove raccolte. Per la Romania, come sottolineato dal ministro Radu Miruta, la gravità della situazione è legata anche al verificarsi di questi episodi nelle proprie acque territoriali. Per la Bulgaria, il presidente Rumen Radev ha posto l’accento sull’esigenza di evitare attribuzioni non ancora dimostrate. L’attenzione resta quindi concentrata sulle indagini in corso, mentre gli incidenti che coinvolgono navi commerciali al largo delle coste occidentali del Mar Nero continuano a rappresentare una delle ricadute più delicate del conflitto tra Russia e Ucraina.
