I terremoti innescano spesso crolli di roccia. Ora esistono prove concrete che anche i “marsquakes” (i terremoti marziani) possono far rotolare massi a valle. Gli scienziati hanno analizzato immagini ad alta risoluzione del Pianeta Rosso, scattate poco dopo un recente sisma, individuando centinaia di nuove tracce lasciate da massi in movimento. Tali crolli possono fungere da indicatore indiretto per i dati sismici, spesso difficili da raccogliere nel resto del Sistema Solare. I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista npj Space Exploration.
I dati sono stati raccolti dal lander InSight della NASA, atterrato su Marte nel 2018. Nei quattro anni successivi, il suo sismometro ha rilevato oltre mille sismi marziani. Molti di questi eventi hanno avuto origine nella regione nota come Cerberus Fossae, appena a nord dell’equatore marziano. Si tratta di un paesaggio dinamico, caratterizzato da pendii, fratture e rocce in movimento, spiega Vijayan, scienziato planetario presso il Physical Research Laboratory di Ahmedabad, in India. “Sono cadute migliaia e migliaia di massi”.
Lo studio
Vijayan e i suoi collaboratori si sono concentrati su un sisma marziano ben rilevato da InSight, avvenuto nel luglio 2019 a poche decine di chilometri da Cerberus Fossae. Confrontando le immagini scattate nel giugno 2019 e nel dicembre 2020, i ricercatori hanno individuato 27 nuove formazioni lineari. Ciascuna di esse era composta da un numero variabile tra le decine e le centinaia di segni distinti. Il team ha concluso che tali strutture erano molto probabilmente tracce lasciate da massi che rimbalzavano lungo il pendio.
Utilizzando immagini storiche, i ricercatori hanno calcolato che, in media, a Cerberus Fossae si formano ogni anno solo due formazioni di questo tipo. “Disponiamo di statistiche sulle precedenti cadute di massi“, afferma Bivas Das, sismologo presso il Physical Research Laboratory e membro del team di ricerca. Registrare 27 nuove strutture in un arco di soli 18 mesi è un fatto del tutto inaspettato, osserva Das. “Si tratta di un aumento significativo“. Il team ha concluso che il sisma marziano rilevato da InSight nelle vicinanze è stato probabilmente la causa scatenante.
Rimangono dei misteri
Rimangono tuttavia dei misteri. Tutti i crolli di massi si sono verificati sul versante settentrionale di un’importante valle nelle Cerberus Fossae, nonostante sul versante meridionale si trovi un numero maggiore di massi. “La cosa ci lascia perplessi“, afferma Vijayan. La complessa morfologia delle Cerberus Fossae potrebbe alterare la propagazione delle onde sismiche, rendendo difficile prevedere l’impatto delle scosse sulle diverse aree, spiega lo studioso. “La propagazione delle onde sarà complessa”.
Nuove informazioni per l’esplorazione umana di Marte
La scoperta non solo conferma che Marte è geologicamente più attivo di quanto si pensasse, ma offre anche un nuovo metodo per individuare terremoti da remoto: osservare le cicatrici lasciate dai massi che rotolano. Un’informazione preziosa per le future esplorazioni umane del Pianeta Rosso. Cercare fenomeni simili altrove potrebbe favorire le attività di esplorazione spaziale, suggerisce il team. Per gli insediamenti umani sarebbe opportuno evitare le zone sismicamente attive; in questo senso, i massi che precipitano possono fungere da “sentinelle”, avvertendo dei rischi, osserva Vijayan. “Agiscono come un indicatore indiretto in assenza di dati sismici”.
