La Moldova ha convocato nuovamente il rappresentante diplomatico della Russia a Chisinau dopo una nuova e grave violazione del proprio spazio aereo. Cinque mezzi d’attacco, tra missili e droni, hanno attraversato il territorio moldavo durante gli attacchi russi contro la vicina Ucraina e sono esplosi all’interno dei confini del Paese, in prossimità di alcuni centri abitati. Non risultano vittime, ma sono stati segnalati danni materiali, mentre il nuovo episodio riporta in primo piano il rischio di una propagazione delle conseguenze della guerra oltre il territorio ucraino. La reazione delle autorità di Chisinau è stata immediata. Il rappresentante russo è stato convocato al Ministero degli Esteri moldavo, dove gli è stata espressa la protesta formale del governo e la richiesta di adottare tutte le misure necessarie per prevenire il ripetersi di simili episodi. Si tratta della seconda convocazione in pochi giorni, un dato che fotografa la rapidità con cui le incursioni nello spazio aereo moldavo si stanno susseguendo.
Cinque ordigni russi esplodono in Moldova
Secondo gli ultimi dati diffusi dalle autorità moldave, nella mattinata di sabato 3 ottobre cinque mezzi di attacco aereo hanno violato lo spazio aereo della Repubblica di Moldova. Gli accertamenti hanno successivamente indicato che si sarebbe trattato di tre missili e due droni, mentre un ulteriore oggetto avrebbe attraversato brevemente lo spazio aereo moldavo nella zona di Palanca per poi tornare in territorio ucraino. Il presidente Maia Sandu ha indicato tra gli ordigni anche missili Banderol, oltre ai droni impiegati nell’attacco russo contro l’Ucraina. I cinque mezzi hanno quindi terminato la propria traiettoria all’interno del territorio moldavo, dove sono avvenute diverse esplosioni. Gli episodi sono stati segnalati in più aree del Paese. Le esplosioni hanno interessato territori riconducibili ai distretti di Căușeni, Ștefan Vodă, Anenii Noi e Hîncești. In alcune località si sono sviluppati incendi della vegetazione e sono stati registrati danni a strutture. Nei pressi di Crocmaz, in particolare, l’esplosione ha provocato un incendio e danni materiali, compresi quelli ad alcune finestre di un edificio agricolo. Non sono invece state segnalate persone morte o ferite.
Moldova, nessuna vittima ma cresce l’allarme per la sicurezza
L’assenza di vittime non riduce la gravità di un episodio che ha visto ordigni utilizzati nell’ambito della guerra in Ucraina esplodere all’interno di un altro Stato sovrano. I frammenti sono stati individuati in diverse zone, anche fuori da Căușeni, vicino al villaggio di Dubovca, tra Delacau e Puhaceni e nei pressi di Crocmaz. Le autorità moldave hanno invitato la popolazione a non avvicinarsi a eventuali resti di droni, missili o altri oggetti sospetti, a non toccarli e a segnalarne immediatamente la presenza ai servizi di emergenza. Un’indicazione resa particolarmente importante dalla dispersione sul territorio di frammenti successiva alle esplosioni. Il problema non riguarda soltanto il pericolo immediato per chi vive nelle aree attraversate dagli ordigni. Le ripetute incursioni obbligano infatti le autorità moldave ad adottare misure precauzionali anche per il traffico aereo civile, con ripetute chiusure dello spazio aereo e procedure di sicurezza legate al rischio rappresentato da droni e missili che possono attraversare le rotte utilizzate dagli aeromobili.
Chisinau convoca nuovamente il rappresentante russo
Dopo l’incidente, il Ministero degli Esteri della Moldova ha convocato il rappresentante della Federazione Russa a Chisinau. Durante l’incontro, secondo quanto comunicato dalle autorità, il diplomatico è stato esortato a fare in modo che simili episodi non si ripetano. La posizione moldava è che le incursioni costituiscano una minaccia diretta alla sovranità nazionale, alla sicurezza della popolazione e alla stabilità dell’intera regione. Il Ministero degli Esteri ha “fortemente condannato” la violazione dello spazio aereo, collegandola direttamente alle operazioni militari russe contro l’Ucraina. La nuova convocazione assume un peso ancora maggiore perché arriva appena due giorni dopo un episodio analogo.
Il 1° ottobre, infatti, il rappresentante russo Oleg Ozerov era già stato chiamato al Ministero degli Esteri in seguito all’ingresso nello spazio aereo moldavo di tre droni, avvenuto durante gli attacchi contro l’Ucraina del 30 settembre. Due dei tre velivoli senza pilota erano precipitati ed esplosi sul territorio moldavo. Anche in quella circostanza Chisinau aveva presentato una protesta formale, definendo gli episodi una minaccia alla sicurezza della popolazione e una violazione della sovranità dello Stato. La distanza temporale estremamente ridotta tra i due incidenti rende quindi ancora più evidente il problema che la Moldova si trova ad affrontare lungo il proprio confine con l’Ucraina.
Maia Sandu: la guerra della Russia sta “raggiungendo la Moldavia”
Particolarmente dura è stata la reazione del presidente Maia Sandu, che ha collegato direttamente quanto accaduto alla prosecuzione della guerra russa in Ucraina. Sandu ha scritto su X che questi episodi dimostrano come la guerra della Russia in Ucraina stia “raggiungendo la Moldavia”. Il presidente ha poi aggiunto: “Mosca sta mettendo a rischio vite umane in tutta Europa e deve essere fermata”. Nel messaggio pubblicato dopo le incursioni, Sandu ha condannato l’attacco russo contro l’Ucraina e ha riferito che cinque mezzi d’attacco aereo russi, compresi missili Banderol e droni, hanno violato lo spazio aereo moldavo ed esploso sul territorio nazionale. Le dichiarazioni del presidente inseriscono il nuovo incidente in un quadro più ampio: quello di un Paese confinante con l’Ucraina che, pur non essendo parte del conflitto, ne subisce sempre più frequentemente le conseguenze materiali e i rischi per la propria sicurezza.
Oltre 45 incursioni nello spazio aereo moldavo nel 2026
Gli episodi degli ultimi giorni non sono isolati. Secondo quanto riportato dal governo moldavo, nel corso di quest’anno si sono verificate decine di incursioni nello spazio aereo nazionale da parte di missili e droni di fabbricazione russa e iraniana. Soltanto il 2 ottobre, durante una visita ufficiale a Helsinki, Maia Sandu aveva fornito un dato ancora più preciso, affermando che nel corso del 2026 i droni russi erano entrati nello spazio aereo moldavo più di 45 volte, otto delle quali nella sola settimana precedente. Il numero mostra quanto il fenomeno abbia assunto una dimensione strutturale. Pochi giorni prima, dopo una riunione del Consiglio nazionale di sicurezza, il presidente aveva ricordato che nel 2026 erano già state registrate decine di violazioni, in netto aumento rispetto all’anno precedente, indicando le incursioni di droni come un problema di sicurezza che non riguarda soltanto la Moldova ma anche altri Paesi europei. Le autorità moldave sono state costrette in più occasioni a chiudere temporaneamente lo spazio aereo, mentre le continue segnalazioni di oggetti in volo hanno alimentato le preoccupazioni per la sicurezza dell’aviazione civile.
Il precedente del 30 settembre e le due convocazioni in pochi giorni
La sequenza degli eventi degli ultimi giorni rende particolarmente delicato il confronto diplomatico tra Moldova e Russia. Il 30 settembre tre droni avevano attraversato il territorio moldavo durante un attacco russo contro l’Ucraina. Due erano successivamente precipitati ed esplosi all’interno del Paese. Il 1° ottobre il rappresentante russo era stato convocato per ricevere una nota di protesta. A distanza di appena due giorni, il nuovo episodio ha portato Chisinau a convocare ancora una volta il diplomatico russo. Questa volta la portata dell’incidente è risultata maggiore: cinque mezzi di attacco aereo hanno oltrepassato il confine ed esploso sul territorio moldavo, interessando diverse zone del Paese. La successione ravvicinata delle violazioni ha trasformato quello delle incursioni aeree da rischio occasionale a problema continuativo per la sicurezza nazionale moldava. Il Ministero degli Esteri ha ribadito che la guerra in corso in Ucraina continua a generare “minacce concrete” per la Moldova e per la sicurezza dell’intera regione.
La guerra in Ucraina sempre più vicina al territorio moldavo
La posizione geografica rende la Moldova particolarmente esposta agli effetti degli attacchi condotti nelle regioni meridionali dell’Ucraina. Il Paese condivide infatti un lungo confine con il territorio ucraino e si trova a poca distanza dall’area di Odessa, ripetutamente colpita nel corso della guerra. Proprio la regione di Odessa è stata nuovamente interessata dall’offensiva russa durante la quale si sono verificate le incursioni del 3 ottobre. Secondo quanto riferito dalle autorità ucraine, nell’attacco sono stati impiegati anche missili Banderol, sistemi a basso costo e dotati di propulsione a reazione utilizzati contro obiettivi ucraini. Quando gli attacchi si sviluppano a ridosso della frontiera, il margine geografico tra il teatro delle operazioni militari e il territorio moldavo diventa estremamente ridotto. È in questo contesto che droni o missili possono finire nello spazio aereo della Moldova, con conseguenze che vanno dalla caduta di frammenti alle esplosioni sul terreno.
Chisinau rafforza la difesa dello spazio aereo
Il moltiplicarsi degli episodi ha portato le autorità moldave a indicare come priorità il rafforzamento delle capacità di sorveglianza e difesa aerea. Nei mesi scorsi Maia Sandu ha più volte sostenuto la necessità di investire nella capacità del Paese di individuare e contrastare le minacce provenienti dal cielo. Il 3 settembre, in occasione del 35° anniversario della creazione dell’Esercito nazionale, la presidente aveva ricordato che i missili transitati nello spazio aereo moldavo e i droni caduti all’interno dei confini costituiscono un avvertimento sulla necessità di continuare gli investimenti nelle capacità difensive. Anche durante gli incontri internazionali più recenti, Chisinau ha indicato tra le proprie priorità la modernizzazione dei sistemi di sorveglianza dello spazio aereo e delle capacità di contrasto ai droni. Il tema è diventato uno dei principali dossier di sicurezza del Paese, parallelamente alla protezione delle infrastrutture critiche e alla gestione delle altre conseguenze della guerra al confine.
