Montagna, cresce la voglia di lasciare le città: in Italia il 56% sogna di trasferirsi, ma c’è un ostacolo decisivo

Tre indagini in Italia, Francia e Spagna rivelano un crescente interesse per la vita nei piccoli Comuni e nelle aree montane soprattutto tra i giovani, ma la carenza di servizi, trasporti e opportunità lavorative frena i trasferimenti e apre una nuova sfida per le politiche europee

Lasciare le grandi città per trasferirsi in un piccolo Comune, magari immerso nella natura e lontano dal traffico urbano, è un’aspirazione sempre più diffusa in Europa. A rivelarlo sono tre indagini condotte in Italia, Francia e Spagna, che evidenziano una crescente attrattività dei territori montani e rurali come luoghi nei quali vivere stabilmente, lavorare e costruire una famiglia. In Italia, in particolare, il 56% degli intervistati vorrebbe vivere in montagna, mentre in Spagna il 59% valuta positivamente il trasferimento in un Comune con meno di 10mila abitanti oppure lo ha già programmato. In Francia, invece, il 38% si dichiara certamente o probabilmente disponibile a trasferirsi nelle aree montane. È il quadro che emerge dal confronto promosso da Uncem tra l’indagine francese realizzata nel 2024 da IFOP per ANEM e Banque des Territoires, la ricerca italiana sulla “carica dei 100mila”, condotta tra ottobre 2025 e maggio 2026, e lo studio spagnolo Fotocasa Research, pubblicato nell’agosto 2026 da EsMontañas. Le tre rilevazioni, pur avendo campioni, domande e ambiti territoriali differenti e non costituendo quindi un’unica indagine statistica europea, mostrano una tendenza comune: il desiderio di vivere lontano dai grandi centri urbani è significativo, ma trasformarlo in una scelta concreta dipende dalla disponibilità di servizi essenziali, abitazioni, infrastrutture e opportunità economiche.

Italia, il 56% vorrebbe vivere in montagna: il fenomeno della “carica dei 100mila”

In Italia, il Rapporto Montagne Italia 2025 di Uncem, attraverso un’indagine IPSOS, aveva già evidenziato che il 56% degli intervistati desidererebbe vivere in montagna. Un interesse che trova riscontro anche nei movimenti demografici registrati nei territori montani italiani, dove tra il 2019 e il 2023 è stato rilevato un tasso migratorio positivo di circa 10 per mille. Uncem, insieme al Consorzio CAIRE, ha definito questa dinamica “La carica dei 100mila”, espressione utilizzata per descrivere il nuovo movimento di popolazione verso le montagne alpine e appenniniche. Un fenomeno che si sviluppa nonostante il saldo naturale, ossia la differenza tra nascite e decessi, rimanga spesso negativo. La successiva indagine Uncem, alla quale hanno partecipato 807 persone, ha approfondito le motivazioni che spingono a considerare un trasferimento nei piccoli centri. Tra quanti hanno risposto alla relativa domanda, il 69% ritiene che la qualità della vita nei Comuni montani sia migliore rispetto a quella urbana. Il 61,8% individua nell’accessibilità economica e nella qualità delle abitazioni un elemento di attrazione, mentre il 47,1% considera la maggiore sicurezza dei paesi rispetto ad alcuni quartieri cittadini un fattore favorevole. Accanto alla ricerca di tranquillità e a una diversa dimensione abitativa, emergono motivazioni legate alle trasformazioni ambientali e tecnologiche. Il 35,8% associa la scelta di trasferirsi al cambiamento climatico e all’aumento delle temperature urbane, mentre il 47,5% ritiene che le nuove reti digitali possano facilitare la possibilità di vivere e lavorare in montagna.

Francia, quattro giovani su dieci disponibili a trasferirsi nelle aree montane

La ricerca condotta in Francia nel 2024 mostra una situazione caratterizzata da un forte apprezzamento per i territori montani, accompagnato però dalla consapevolezza delle difficoltà quotidiane. Il 38% degli intervistati dichiara che andrebbe certamente o probabilmente a vivere in montagna se ne avesse la possibilità. Nel dettaglio, il 13% si dice certamente disponibile e il 25% probabilmente favorevole. L’interesse è particolarmente significativo tra le nuove generazioni: tra gli under 35 la disponibilità raggiunge il 40%. Allo stesso tempo, il 49% degli intervistati considera le condizioni di vita in montagna peggiori rispetto ad altri territori, segnalando una distanza tra l’attrattività di queste aree e le condizioni necessarie per abitarle. Il giudizio di chi vive già nei territori montani risulta invece ampiamente positivo. L’83% degli abitanti delle montagne francesi esprime apprezzamento per il proprio ambiente e per la qualità della vita. A livello nazionale, il 90% dei francesi considera le montagne una risorsa importante per il Paese e il 73% ritiene che il loro potenziale non sia sufficientemente valorizzato. La percezione delle difficoltà territoriali è altrettanto diffusa: il 75% dei francesi ritiene che i problemi affrontati dagli abitanti montani siano sottovalutati, una percentuale che sale all’80% tra gli stessi residenti.

Spagna, il 59% guarda ai piccoli Comuni: aumenta l’interesse dei giovani

In Spagna il fenomeno assume dimensioni particolarmente rilevanti. Secondo Fotocasa Research, il 59% delle persone coinvolte nell’indagine sul mercato abitativo considera positivamente l’idea di trasferirsi in un Comune con meno di 10mila abitanti oppure ha già programmato il cambiamento. Il 13% prevede concretamente di trasferirsi nei prossimi mesi, una quota in aumento rispetto all’11% registrato nel 2025. Un ulteriore 46% vorrebbe cambiare residenza, ma non ha ancora pianificato il trasferimento. Particolarmente indicativi sono i dati sulle fasce più giovani della popolazione. Tra i ragazzi di 18-24 anni, il 23% programma il trasferimento in un piccolo centro e l’interesse complessivo raggiunge il 70%. Nella fascia tra 25 e 34 anni, invece, la percentuale di chi prevede di cambiare residenza è passata dal 10% del 2024 al 13% del 2025, fino al 16% nel 2026. Anche nella Comunità di Madrid si registra un orientamento verso i centri di minori dimensioni: il 17% degli intervistati dichiara di voler lasciare la propria residenza attuale per stabilirsi in un piccolo Comune.

Il lavoro resta decisivo: vivere in montagna non può dipendere soltanto dallo smart working

Il confronto tra le tre indagini evidenzia come il desiderio di cambiare ambiente non possa essere separato dalle prospettive occupazionali. La possibilità di trovare un impiego o di continuare a svolgere la propria attività professionale rappresenta una condizione determinante per rendere stabile il trasferimento. In Spagna, il 9% degli intervistati prevede di cambiare lavoro per trasferirsi in un piccolo Comune, mentre il 4% intende continuare a lavorare da remoto. Tra i giovani di 25-34 anni, il 12% programma il trasferimento attraverso un cambiamento occupazionale e il 4% facendo ricorso al telelavoro. In Italia, tra i 415 partecipanti che hanno risposto alla specifica domanda Uncem, il 35,9% si dichiara disposto a trasferirsi in montagna anche cambiando lavoro. Il 30,6% esclude questa possibilità, mentre il 33,5% non sa esprimere una posizione. Il tema occupazionale assume quindi un’importanza centrale nelle prospettive di neopopolamento dei territori montani. Il lavoro da remoto può contribuire a rendere più accessibili le aree interne, ma non rappresenta da solo una soluzione. Lo sviluppo di nuove comunità richiede anche imprese, occupazione locale, filiere produttive, attività artigianali, agricoltura, gestione forestale e servizi in grado di generare opportunità professionali.

Sanità, scuole e trasporti: i servizi sono il principale ostacolo ai trasferimenti

Il nodo più rilevante che emerge dal confronto europeo riguarda la carenza dei servizi essenziali. Le difficoltà di accesso alla sanità, ai collegamenti e alle infrastrutture rappresentano infatti uno dei principali ostacoli alla possibilità di stabilire la propria residenza nei territori montani. In Francia, il 78% degli abitanti montani considera insufficienti l’accessibilità e la mobilità, mentre il 76% esprime una valutazione negativa sui trasporti pubblici e sui servizi condivisi. La stessa percentuale segnala difficoltà nell’accesso alle cure sanitarie e ai servizi alla persona, mentre il 71% giudica insufficienti i servizi pubblici. Criticità emergono anche sul fronte delle infrastrutture digitali. Il 66% degli abitanti montani francesi ritiene che la rete telefonica mobile sia peggiore rispetto al resto del Paese e il 65% esprime un giudizio analogo sulla qualità della connessione internet. Il 59% segnala inoltre un peggioramento dell’accesso alla sanità negli ultimi anni, mentre il 56% lamenta un aggravamento del costo della vita. In Italia, tra le 280 persone che hanno risposto alla domanda Uncem sugli ostacoli al trasferimento, il 43,9% teme di non trovare servizi e opportunità adeguati. Il 27,1% indica la distanza dal luogo di lavoro e il 21,1% segnala i maggiori costi legati alla mobilità, all’accesso ai servizi e al riscaldamento. Le condizioni materiali della vita quotidiana si confermano così determinanti. Il desiderio di abitare nei piccoli centri deve confrontarsi con la possibilità effettiva di raggiungere il posto di lavoro, ricevere assistenza sanitaria, accompagnare i figli a scuola e utilizzare infrastrutture digitali affidabili.

Le priorità per i piccoli Comuni: trasporti, scuole, case e servizi digitali

Dall’indagine italiana emergono indicazioni precise anche sulle politiche considerate necessarie per favorire nuovi insediamenti. Il 66,8% dei partecipanti alla relativa domanda chiede di potenziare i trasporti verso le aree urbane, mentre il 66,2% ritiene prioritario investire nei servizi scolastici, comprendendo anche pre e doposcuola, attività estive e iniziative pomeridiane. Il 56,4% propone interventi sul patrimonio immobiliare inutilizzato, per rendere disponibili abitazioni nei piccoli centri. Il 54,7% sostiene la necessità di rafforzare la collaborazione tra Comuni, con l’obiettivo di migliorare e digitalizzare i servizi, mentre il 43,5% chiede maggiori attività dedicate alla popolazione anziana. Le risposte francesi evidenziano priorità in larga parte convergenti. Il 97% degli abitanti montani ritiene prioritario o importante migliorare la gestione dell’acqua, il 96% indica la protezione della biodiversità e il 95% la qualità dei servizi pubblici. Il 91% attribuisce importanza all’accesso agli alloggi e la stessa percentuale allo sviluppo dei trasporti condivisi. Un ulteriore 89% sostiene lo sviluppo delle energie rinnovabili e della diversificazione economica. Sul piano istituzionale, il 72% degli abitanti delle montagne francesi dichiara fiducia nelle amministrazioni locali per accompagnare le trasformazioni future. I Comuni e gli enti territoriali vengono quindi individuati come soggetti centrali, ai quali devono corrispondere strumenti, risorse e capacità di intervento.

Cambiamento climatico e montagna: le temperature urbane spingono a cercare nuove residenze

La crescente attrattività delle aree montane si intreccia con le conseguenze del cambiamento climatico. In Italia, oltre un terzo di quanti hanno risposto alla domanda Uncem sulle motivazioni del trasferimento individua nell’aumento delle temperature urbane un elemento che può favorire la scelta di vivere in montagna. Il riscaldamento globale rappresenta però anche una minaccia per l’economia e per gli equilibri ambientali degli stessi territori montani. In Francia, il 75% degli abitanti delle montagne teme conseguenze negative sulle attività legate alla neve. Il 58% esprime preoccupazione per l’accesso all’acqua, il 52% per le foreste e la risorsa legno e il 51% per l’agricoltura e l’allevamento. Le trasformazioni climatiche e quelle demografiche risultano quindi strettamente connesse. La valorizzazione delle montagne richiede interventi che tengano insieme la tutela dell’ambiente, la gestione delle risorse naturali e le esigenze economiche e sociali delle comunità residenti, senza contrapporre la protezione degli ecosistemi alla possibilità di continuare ad abitare questi territori.

Uncem: “la politica deve intervenire” sulla distanza tra il desiderio di trasferirsi e la realtà

I risultati delle tre indagini aprono una questione che riguarda direttamente le politiche nazionali ed europee. Per Marco Bussone, presidente nazionale Uncem, è necessario superare una visione dei territori montani basata esclusivamente sulle condizioni di svantaggio e sullo spopolamento. “I numeri francesi, italiani e spagnoli ci dicono che è necessario cambiare radicalmente il modo con il quale le istituzioni europee e nazionali guardano ai territori montani e rurali”, evidenzia Bussone. “Non possiamo continuare a definirli soltanto attraverso le loro carenze, la distanza dai centri urbani, la marginalità o lo spopolamento. Le persone riconoscono il valore di questi territori e molte desiderano abitarli. Ma tra il desiderio e la scelta concreta si collocano la presenza di un medico, una scuola, un autobus, una casa disponibile, una connessione digitale funzionante, un lavoro. La politica deve intervenire precisamente su questa distanza”. La questione, secondo Uncem, non riguarda soltanto il contrasto allo spopolamento, ma la capacità di costruire le condizioni per accogliere nuovi residenti e rendere sostenibile nel tempo la presenza delle comunità. Una prospettiva che coinvolge tanto le politiche abitative quanto i servizi pubblici, l’organizzazione amministrativa e lo sviluppo delle economie territoriali.

La sfida arriva a Bruxelles: nuove politiche europee per il diritto di vivere nei territori montani

Il confronto tra Uncem, l’associazione francese ANEM e il dibattito territoriale spagnolo nel quale opera EsMontañas punta anche a rafforzare un’iniziativa comune a livello europeo. Al centro c’è il riconoscimento del diritto di restare e del diritto di scegliere di vivere nei territori montani e rurali, superando interventi limitati alla compensazione degli svantaggi territoriali. La nuova programmazione europea 2028-2034 e la futura strategia Right to Stay rappresentano, in questa prospettiva, due ambiti nei quali inserire politiche orientate non soltanto a contrastare la perdita di popolazione, ma anche a sostenere nuovi insediamenti. Tra gli obiettivi individuati figurano il rafforzamento dei servizi essenziali, la disponibilità di abitazioni, la promozione delle economie locali, il sostegno alle imprese e un’organizzazione sovracomunale dei servizi capace di rispondere alle esigenze dei territori meno densamente popolati. “La montagna non è il contrario della città. Non è un rifugio dalla modernità, né uno spazio destinato soltanto al turismo. È una componente decisiva dell’organizzazione territoriale europea, della transizione ecologica, della gestione delle risorse naturali, della produzione energetica e della sicurezza ambientale. Per questo serve un nuovo patto tra città e montagne, tra territori che producono servizi ecosistemici e territori che ne beneficiano. Il neopopolamento deve essere accompagnato da politiche pubbliche, non semplicemente osservato nelle statistiche”, precisa Bussone.

Nuovi residenti e turismo: il futuro dei piccoli paesi passa dalle comunità stabili

Un altro elemento dell’indagine italiana riguarda la percezione dei benefici che il neopopolamento può generare non soltanto per i piccoli Comuni, ma anche per le città e per l’organizzazione complessiva del territorio. Il 59,4% dei rispondenti alla specifica domanda Uncem considera l’arrivo di nuovi abitanti un vantaggio anche per i centri urbani, perché i paesi montani rappresentano un presidio di territori fragili. Un ulteriore 33,6% valuta positivamente il fenomeno a condizione che i trasferimenti siano effettivi e accompagnati da una nuova occupazione vicina al luogo di residenza. Si tratta di una distinzione importante tra il semplice aumento anagrafico dei residenti e il rafforzamento concreto delle comunità. Il trasferimento stabile, infatti, può contribuire alla continuità della vita economica e sociale dei paesi, mentre le seconde case e le presenze occasionali non garantiscono necessariamente gli stessi effetti. In questo contesto assume rilievo anche il rapporto tra turismo e residenzialità. Secondo l’indagine Uncem, il 67,3% dei rispondenti ritiene che la crescita dei flussi turistici possa incentivare trasferimenti residenziali definitivi. Il turismo può quindi favorire la conoscenza dei territori e alimentare l’interesse verso una nuova scelta abitativa. Questo potenziale deve però essere accompagnato da una gestione equilibrata del mercato immobiliare, evitando che l’espansione delle locazioni turistiche riduca la disponibilità di abitazioni per le persone che intendono stabilirsi nei piccoli Comuni. La valorizzazione turistica e la possibilità di abitare stabilmente nei paesi montani devono quindi procedere insieme.

Il futuro della montagna tra investimenti, autonomia locale e nuove opportunità economiche

Le indagini europee delineano un cambiamento nelle aspirazioni abitative, senza però dimostrare un ritorno generalizzato della popolazione verso le aree montane. L’interesse crescente per la vita nei piccoli centri rappresenta un’opportunità che, secondo Uncem, richiede politiche pubbliche capaci di trasformare le intenzioni in trasferimenti effettivi e duraturi. “Le tre indagini – sottolinea ancora Marco Bussone – non descrivono un ritorno generalizzato alla montagna, né autorizzano a considerare superata la crisi demografica. Ci dicono però che esiste una domanda di vita nei territori che le politiche pubbliche non stanno ancora accompagnando adeguatamente. Questa domanda è un’opportunità economica, sociale e istituzionale per l’intera Europa. ANEM, UNCEM ed EsMontañas possono lavorare insieme affinché diventi una priorità delle politiche europee. Non servono nuove etichette per i territori. Servono servizi, investimenti, autonomia degli enti locali, cooperazione tra Comuni e una fiscalità capace di riconoscere il valore prodotto dalle montagne. Il futuro non è nella narrazione dei margini. È nella vitalità delle comunità”.