La Procura di Roma ha aperto un fascicolo per omicidio colposo, al momento contro ignoti, sulla morte di Sabrina Gigliotti, la 39enne di Ostia deceduta dopo 40 giorni da una presunta puntura di ragno violino. La donna, madre di due bambini, era stata sottoposta a cure e medicazioni in diverse strutture ospedaliere, prima del progressivo aggravamento delle sue condizioni di salute e della morte, avvenuta il 25 ottobre. La pm Eleonora Fini ha disposto l’autopsia per chiarire le cause del decesso, mentre i familiari, che hanno presentato una denuncia, chiedono di ricostruire quanto accaduto. A esprimere la posizione della famiglia è l’avvocato Pablo De Luca, legale di fiducia dei parenti della donna, che all’Adnkronos ha dichiarato: “come legale di fiducia dei familiari di Sabrina posso solo chiedere alla magistratura di chiarire tutti gli aspetti di questa storia assurda. Sabrina non meritava di morire. Chiediamo verità e giustizia”.
Sabrina Gigliotti, dalla presunta puntura di ragno violino alle prime cure in ospedale
La vicenda ha avuto inizio verso la metà di settembre, quando Sabrina Gigliotti si è accorta di una puntura, probabilmente provocata da un insetto, “all’altezza della coscia destra”. L’episodio è stato successivamente associato a una possibile puntura di ragno violino, ma le circostanze e le cause della morte sono ora oggetto degli accertamenti disposti dalla magistratura. Dopo essersi accorta della lesione, la 39enne si è recata inizialmente all’Ospedale Grassi di Ostia, dove le è stata prescritta una terapia antibiotica. In un secondo momento si è rivolta all’ospedale Celio per sottoporsi a ulteriori medicazioni. Nonostante i trattamenti, però, le sue condizioni hanno continuato a peggiorare. Nella denuncia presentata dalla famiglia viene ricostruita l’evoluzione dei sintomi, che hanno progressivamente compromesso la salute della donna.
Il peggioramento delle condizioni: dolori, difficoltà a camminare e forte tosse
È il fratello di Sabrina Gigliotti a descrivere nella denuncia le condizioni della sorella durante le settimane successive alle prime cure. “Nonostante le medicazioni mia sorella sembrava peggiorare, iniziando ad accusare dolori lombari, alle articolazioni inferiori, bruciore alla pancia e alla schiena”, si legge nella sua testimonianza. Il quadro si è aggravato ulteriormente tra il 18 e il 20 ottobre, quando Sabrina era ormai in grado di camminare soltanto con l’aiuto delle stampelle. Secondo quanto riportato dal fratello, la donna “non riusciva neppure a parlare, anche perché accusava forte tosse“. Di fronte a un peggioramento così marcato, la 39enne è stata nuovamente accompagnata all’Ospedale Grassi di Ostia. Qui i sanitari hanno riscontrato una situazione estremamente preoccupante, comunicando ai familiari, secondo quanto riferito nella denuncia, che “riferivano che la situazione era molto critica in quanto Sabrina aveva un’infezione nel sangue” e che “doveva essere intubata”.
Il trasferimento allo Spallanzani e le gravi complicazioni a polmoni e cuore
La gravità del quadro clinico ha reso necessario il trasferimento in ambulanza all’ospedale Spallanzani di Roma, struttura specializzata nelle malattie infettive. Una volta arrivata allo Spallanzani, ai familiari è stata illustrata una situazione sanitaria particolarmente compromessa. Secondo la ricostruzione contenuta nella denuncia, la direttrice di Malattie infettive ha spiegato che “la situazione era gravissima in quanto Sabrina aveva un polmone compromesso con una parte in necrosi, problemi al cuore, che era quasi fermo”. Le complicazioni descritte riguardavano dunque diversi organi, con un grave interessamento polmonare e cardiaco che rendeva estremamente critiche le condizioni della paziente.
Il ricovero al San Camillo e la morte il 25 ottobre
Il 21 ottobre Sabrina Gigliotti è stata trasferita all’ospedale San Camillo di Roma. Anche in questa struttura i medici hanno rappresentato ai familiari la gravità delle sue condizioni. Secondo quanto riportato nella denuncia, i sanitari hanno spiegato che “l’infezione era dovuta a un virus che ha rilasciato una tossina” e che “non c’era più nulla da fare”. Quattro giorni dopo, il 25 ottobre, Sabrina Gigliotti è morta in ospedale. La donna aveva 39 anni e lasciava due bambini. Il decesso è arrivato al termine di un percorso iniziato con la comparsa di una puntura sulla coscia destra e proseguito attraverso terapie antibiotiche, medicazioni, un progressivo peggioramento e successivi trasferimenti ospedalieri.
