Una straordinaria missione scientifica italiana attraverserà gli oceani del Pianeta per esplorare gli ecosistemi più profondi e meno conosciuti della Terra. È partita il 16 ottobre dal porto di Civitavecchia la nave da ricerca Laura Bassi, protagonista di una spedizione transoceanica che percorrerà oltre 26.000 miglia nautiche tra Mediterraneo, Atlantico e Pacifico, con l’obiettivo di indagare i meccanismi biologici che regolano il funzionamento degli abissi e il loro contributo agli equilibri globali. La prima tappa della campagna è il Canale di Sicilia, punto di partenza di un itinerario scientifico che porterà un gruppo di ricercatori italiani a esplorare ambienti marini ancora poco studiati, fino a profondità comprese tra 3.000 e 5.000 metri. La spedizione rappresenta un’iniziativa senza precedenti per la ricerca oceanografica nazionale e costituisce il cuore operativo di DEEP-FUN – Deep-sea Microbial-Fungal Interactions and their role in global ecosystem functioning, un progetto di ricerca di frontiera coordinato da Roberto Danovaro, docente di Ecologia dell’Università Politecnica delle Marche e tra i maggiori esperti mondiali di ecologia marina. Il programma nasce dalla collaborazione scientifica tra l’Università Politecnica delle Marche e l’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS), con l’obiettivo di approfondire la conoscenza di un ambiente che, pur occupando una parte enorme della superficie terrestre, conserva ancora numerosi interrogativi sul proprio funzionamento.
Una missione italiana negli abissi: oltre 26mila miglia nautiche attraverso gli oceani
L’oceano profondo copre oltre il 65% della superficie del Pianeta, ma rappresenta ancora uno degli ambienti meno esplorati dell’intera biosfera. Proprio questa vastità, associata alle condizioni estreme che caratterizzano le grandi profondità marine, rende particolarmente importante lo studio degli organismi che popolano i fondali e delle relazioni biologiche che consentono il funzionamento degli ecosistemi abissali. La missione DEEP-FUN coinvolgerà 12 ricercatori e ricercatrici, impegnati in attività di campionamento e analisi lungo un percorso che attraverserà differenti bacini oceanici. Si tratta della prima spedizione transoceanica italiana di questo tipo, concepita per raccogliere informazioni scientifiche in aree ancora scarsamente investigate e sviluppare nuove conoscenze sul ruolo dei microrganismi marini nei grandi processi biogeochimici del Pianeta. Le attività saranno condotte a bordo della nave da ricerca Laura Bassi, utilizzando le traversate oceaniche previste tra l’Italia e la Nuova Zelanda e il successivo viaggio di ritorno. Questa organizzazione permetterà di integrare le indagini sugli abissi con gli spostamenti della nave collegati alle attività scientifiche in Antartide, valorizzando la disponibilità della piattaforma oceanografica e delle sue attrezzature.
Dal Canale di Sicilia al Pacifico: la rotta della nave Laura Bassi
La prima fase della campagna scientifica ha preso il via il 16 ottobre 2026 da Civitavecchia e si concluderà a metà novembre. La rotta iniziale prevede il passaggio attraverso il Canale di Sicilia e le acque al largo della Grecia, prima di proseguire verso lo Stretto di Gibilterra, attraverso il quale la Laura Bassi raggiungerà l’Oceano Atlantico. La traversata atlantica comprenderà una tappa a Guadeloupe e proseguirà fino a Panama. Dopo il passaggio attraverso il Canale di Panama, la nave continuerà la navigazione nell’Oceano Pacifico, transitando per Cocos Island e dirigendosi successivamente verso la Nuova Zelanda. Nel corso dell’itinerario saranno effettuati campionamenti scientifici in ambienti profondi, con particolare attenzione alle comunità microbiche che vivono a migliaia di metri sotto la superficie marina. La campagna non terminerà con il raggiungimento della Nuova Zelanda. Dopo le attività che la Laura Bassi svolgerà in Antartide nell’ambito del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (PNRA), il progetto entrerà nella seconda fase, prevista tra marzo e maggio 2027, durante il viaggio di rientro verso l’Italia. Il percorso di ritorno comprenderà il passaggio da Capo Horn e l’arrivo a Buenos Aires, in Argentina. Da qui la nave riprenderà la navigazione verso l’Europa, con un ulteriore passaggio a Capo Verde. Le due traversate consentiranno quindi di estendere le osservazioni a diversi settori degli oceani, inserendo le attività di ricerca in un itinerario di dimensioni transoceaniche.
Il mistero dei funghi marini profondi e il loro ruolo negli equilibri della Terra
Al centro del progetto DEEP-FUN si trova una componente della biodiversità oceanica ancora largamente sconosciuta: quella dei funghi marini profondi. Gli abissi ospitano infatti la più grande riserva di biodiversità microbica della Terra, un insieme di organismi che svolge funzioni essenziali per il funzionamento degli ecosistemi e per la regolazione dei principali cicli degli elementi chimici. Negli ambienti oceanici profondi, dove la luce solare non arriva, i microrganismi assumono un ruolo fondamentale nel sostenere la vita e nel controllare i cicli del carbonio, dell’azoto e del fosforo. Si tratta di processi attraverso i quali la materia viene trasformata e resa disponibile all’interno degli ecosistemi, contribuendo al funzionamento complessivo della biosfera. Nonostante l’importanza di queste comunità biologiche, il contributo dei funghi che vivono nelle grandi profondità marine rimane ancora poco conosciuto. Il progetto intende approfondire proprio questa componente, studiandone la presenza, la biomassa e le interazioni con altri microrganismi, in particolare virus e batteri. L’ipotesi scientifica alla base della ricerca è che i funghi possano avere un peso molto maggiore di quanto finora immaginato nei meccanismi che regolano il funzionamento degli ecosistemi profondi. Una delle questioni più rilevanti riguarda il cosiddetto carbonio oscuro, associato ai processi attraverso i quali il carbonio viene sottratto all’atmosfera e intrappolato nelle profondità oceaniche. Comprendere il ruolo dei funghi e delle loro interazioni biologiche potrebbe contribuire a chiarire aspetti ancora poco conosciuti di questo meccanismo, strettamente legato agli equilibri del carbonio su scala globale.
Roberto Danovaro: i funghi degli abissi potrebbero avere un ruolo decisivo nel sequestro del carbonio
A spiegare il significato scientifico della missione è Roberto Danovaro, coordinatore del progetto e docente di Ecologia dell’Università Politecnica delle Marche, che sottolinea come le attuali conoscenze possano sottostimare l’importanza dei funghi negli ecosistemi oceanici profondi. “Le nostre ipotesi” spiega Roberto Danovaro “suggeriscono che i funghi possano rappresentare una frazione di biomassa molto più rilevante di quanto finora immaginato e che le loro interazioni con virus e batteri siano decisive nel sequestro del carbonio ‘oscuro’, quello che viene sottratto all’atmosfera e intrappolato negli abissi”. Le ipotesi che saranno approfondite attraverso DEEP-FUN riguardano quindi non soltanto la distribuzione degli organismi nelle profondità marine, ma anche le relazioni biologiche e i processi che contribuiscono alla regolazione del ciclo del carbonio. La possibilità di analizzare queste comunità direttamente nelle condizioni ambientali in cui vivono costituisce uno degli elementi centrali dell’intero programma scientifico.
Tecnologie d’avanguardia per studiare la vita tra 3.000 e 5.000 metri di profondità
Per affrontare le difficoltà legate allo studio degli ambienti abissali, il progetto utilizzerà tecnologie scientifiche d’avanguardia, sviluppate per rendere possibili osservazioni ed esperimenti in condizioni estremamente complesse. Tra gli strumenti principali figura un innovativo Campionatore ed incubatore abissale (ASI), progettato per prelevare campioni biologici e mantenerli alle condizioni di pressione e temperatura che caratterizzano le grandi profondità oceaniche. Questa tecnologia consentirà di condurre esperimenti rispettando le condizioni ambientali nelle quali vivono gli organismi studiati, un aspetto particolarmente importante per le indagini sulle comunità microbiche profonde. L’obiettivo è ottenere informazioni sui processi biologici che si sviluppano negli abissi attraverso campioni mantenuti in condizioni rappresentative del loro ambiente naturale. Alle attività realizzate con il campionatore ASI si affiancheranno carotaggi profondi e analisi genomiche, che permetteranno di integrare differenti metodologie di indagine. La combinazione di queste tecniche costituisce un approccio scientifico integrato, indicato come unico a livello internazionale, attraverso il quale il gruppo di ricerca cercherà di ricostruire la composizione e il funzionamento delle comunità microbiche degli oceani profondi.
La nave Laura Bassi e il contributo dell’OGS alla ricerca oceanografica internazionale
Un ruolo determinante nella realizzazione della spedizione è affidato alla nave Laura Bassi e alle infrastrutture scientifiche dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale. La possibilità di utilizzare le traversate già previste per le attività in Antartide permette di organizzare una campagna di ricerca su scala oceanica, sfruttando le capacità operative della nave e la sua dotazione strumentale. Il valore di questa scelta viene evidenziato da Franco Coren, direttore del Centro Gestione Infrastrutture Navali dell’OGS, che sottolinea il contributo della piattaforma scientifica italiana alla realizzazione del progetto. “È indubbiamente un onore per la nave Laura Bassi poter essere di supporto a un progetto così significativo e scientificamente sfidante. La possibilità di sfruttare i trasferimenti per effettuare della ricerca scientifica rappresenta una ottimizzazione della nave e di tutte le sue attrezzature riducendo il rapporto costi/benefici” precisa Franco Coren. “È rilevante, inoltre, che sia stata scelta come piattaforma scientifica la Laura Bassi e la sua dotazione scientifica di prim’ordine: questo progetto proietta la ricerca oceanografica italiana in un contesto internazionale”. La collaborazione tra l’Università Politecnica delle Marche e l’OGS unisce così competenze nel campo dell’ecologia marina, delle tecnologie oceanografiche e dello studio dei processi biologici degli ambienti profondi. La disponibilità di una piattaforma capace di attraversare più bacini oceanici consente di sviluppare un programma di indagini che collega le attività di campionamento alle analisi specialistiche necessarie per approfondire il funzionamento degli ecosistemi abissali.
DEEP-FUN, una nuova frontiera per la conoscenza degli ecosistemi oceanici
La missione si inserisce in un ambito di ricerca che riguarda alcuni dei processi fondamentali per il funzionamento del Pianeta. Gli oceani profondi, pur rappresentando una parte predominante dell’ambiente terrestre, custodiscono infatti una biodiversità la cui composizione e le cui funzioni non sono ancora completamente conosciute. Le indagini sui funghi marini, sulle loro interazioni con virus e batteri e sui processi di trasformazione del carbonio mirano ad ampliare le conoscenze scientifiche su questo vastissimo sistema biologico. Attraverso i campionamenti previsti tra il 2026 e il 2027, DEEP-FUN cercherà di approfondire il contributo delle comunità microbiche ai cicli biogeochimici globali, concentrandosi su organismi e interazioni che finora hanno ricevuto un’attenzione scientifica limitata rispetto alla loro possibile importanza ecologica. Dalle prime attività nel Canale di Sicilia fino alle successive traversate dell’Atlantico e del Pacifico, il progetto porterà dunque la ricerca italiana in alcuni degli ambienti più difficili da studiare, con una campagna che combina esplorazione oceanografica, tecnologie abissali e analisi biologiche. Al centro rimane una questione scientifica di grande rilevanza: comprendere quanto i funghi e gli altri microrganismi che popolano le profondità marine contribuiscano al funzionamento degli oceani e ai processi che regolano il carbonio sulla Terra.
