Orsa F36 uccisa, LEIDAA ammessa parte civile: processo a Trento e decisione attesa a dicembre

Il Tribunale di Trento ha accolto la costituzione della Lega Italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente nel procedimento per la morte dell’orsa avvenuta il 24 settembre 2023. Per D.P. concesso il rito abbreviato condizionato: nuova udienza il 18 novembre, discussione e decisione fissate per il 21 dicembre 2026

Nuovo passaggio giudiziario nel procedimento sulla morte dell’orsa F36, trovata senza vita in Trentino nel settembre del 2023. Il Tribunale di Trento ha ammesso come parte civile la Lega Italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente, associazione presieduta dall’onorevole Michela Vittoria Brambilla, nel processo relativo all’uccisione dell’animale. Il procedimento era stato avviato nei confronti di due cacciatori, D.P. e G.V., chiamati a rispondere dell’accusa di uccisione di animale. Secondo l’imputazione riportata negli atti richiamati, i due avrebbero cagionato, per crudeltà e senza necessità, la morte dell’orsa denominata F36 il 24 settembre 2023, mentre stavano esercitando l’attività venatoria da un appostamento fisso nella riserva del Roncone Lardaro. L’ammissione di LEIDAA come parte civile consente all’associazione di prendere formalmente parte al procedimento e rappresenta un nuovo sviluppo di una vicenda giudiziaria che aveva già attraversato una fase particolarmente delicata, dopo l’iniziale richiesta di archiviazione alla quale l’associazione si era opposta. Già nel febbraio 2026 LEIDAA aveva annunciato la propria intenzione di costituirsi parte civile nel procedimento riguardante F36.

Uno dei due imputati è deceduto, per D.P. rito abbreviato condizionato

Nel frattempo la posizione processuale dei due originari imputati è cambiata. G.V. è deceduto nelle more del giudizio, mentre per D.P. il giudice ha concesso il rito abbreviato condizionato. Il procedimento entrerà quindi in una nuova fase nelle prossime settimane. L’udienza è stata rinviata al 18 novembre 2026, quando è previsto l’esame dei consulenti tecnici nominati dalla difesa dell’imputato. Il calendario giudiziario prevede poi un altro appuntamento determinante prima della fine dell’anno: la discussione finale e la decisione sono state fissate per il 21 dicembre 2026. Sono quindi due le date attorno alle quali ruoterà il prosieguo del procedimento sulla morte dell’orsa: prima il confronto sugli aspetti tecnici attraverso l’esame dei consulenti della difesa e successivamente la fase conclusiva del giudizio. E’ quanto comunicato in una nota della Lega Italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente.

La contestazione per la morte dell’orsa F36

Al centro dell’inchiesta rimangono le circostanze nelle quali F36 venne uccisa il 24 settembre 2023. L’accusa formulata riguarda l’ipotesi di aver causato la morte dell’animale per crudeltà e senza necessità, durante una battuta di caccia effettuata da un appostamento fisso nella riserva del Roncone Lardaro. Nel testo relativo al procedimento viene inoltre indicato che Panzeri, in alternativa, dovrà rispondere di favoreggiamento per aver aiutato “taluno” ad eludere le investigazioni dell’autorità giudiziaria. La LEIDAA, rappresentata e difesa dall’avvocato Aurora Rosaria Loprete, aveva assunto una posizione attiva già nelle fasi precedenti del procedimento, opponendosi all’iniziale richiesta di archiviazione. L’associazione aveva inoltre partecipato agli accertamenti sulla carcassa dell’orsa attraverso un proprio perito, elemento successivamente richiamato dalla presidente Michela Vittoria Brambilla nel commentare l’ultima decisione del Tribunale.

L’autopsia e gli accertamenti sulla carcassa di F36

Un ruolo significativo nella ricostruzione della vicenda viene attribuito agli accertamenti autoptici eseguiti sul corpo dell’orsa F36. A quelle operazioni aveva preso parte, in qualità di perito di LEIDAA, il compianto dottor Rainer Schneider, all’epoca direttore sanitario del CRAS dell’associazione. Secondo quanto riferito da Brambilla, durante l’autopsia Schneider avrebbe rilevato sulla carcassa dell’animale elementi riconducibili a colpi di arma da fuoco. È uno dei passaggi richiamati dalla presidente di LEIDAA per ricostruire il percorso che ha portato prima all’opposizione alla richiesta di archiviazione e poi alla prosecuzione dell’azione giudiziaria. L’associazione ritiene infatti che anche il contributo fornito in quella fase attraverso il proprio consulente abbia avuto un peso nel successivo sviluppo dell’inchiesta e nell’ottenimento dell’imputazione coatta.

Brambilla: “sulla morte dell’orsa F36 si faccia finalmente chiarezza”

Dopo l’ammissione di LEIDAA come parte civile, Michela Vittoria Brambilla ha ripercorso le tappe centrali della vicenda, ricordando sia gli accertamenti effettuati sulla carcassa sia il precedente contenzioso amministrativo che aveva riguardato l’orsa. “Sulla morte dell’orsa F36 – commenta l’on. Brambilla – si faccia finalmente chiarezza. Non posso non ricordare che il compianto dottor Rainer Schneider, allora direttore sanitario del nostro CRAS, partecipò come perito di LEIDAA all’autopsia e rilevò sulla carcassa i segni inequivocabili dei colpi di fucile. Grazie anche a lui abbiamo potuto ottenere l’imputazione coatta. Va inoltre sottolineato che F36, madre di un cucciolo, era finita già nel mirino (amministrativo) del presidente della Provincia autonoma di Trento: Fugatti l’aveva condannata a morte con un decreto ritenuto illegittimo dal Consiglio di Stato e definitivamente dalla Cassazione, solo perché responsabile di avere seguito due escursionisti senza alcun contatto”. Le affermazioni relative agli accertamenti sulla carcassa e alla responsabilità penale rimangono inserite nel quadro del procedimento giudiziario ancora in corso, che dovrà giungere alla propria conclusione attraverso le prossime udienze.

Il precedente decreto della Provincia autonoma di Trento su F36

La storia dell’orsa F36 era infatti finita al centro dell’attenzione anche prima della sua morte. L’animale, che era madre di un cucciolo, era stato interessato da un provvedimento adottato dal presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti. Nel ricostruire quella vicenda, Brambilla richiama il decreto con il quale era stata disposta la morte dell’orsa dopo un episodio che aveva coinvolto due escursionisti. Secondo quanto riportato nella dichiarazione, F36 li avrebbe seguiti senza che si verificasse alcun contatto. Quel provvedimento amministrativo fu successivamente oggetto di un contenzioso giudiziario, richiamato dalla stessa Brambilla nel collegare la vicenda precedente alla successiva morte dell’animale. La morte di F36, avvenuta il 24 settembre 2023, ha quindi aperto una vicenda distinta sul piano penale, concentrata non più sulle decisioni amministrative riguardanti la gestione dell’orsa ma sulle circostanze materiali che determinarono il suo decesso.

Processo per la morte di F36, le prossime udienze

L’attenzione si sposta adesso sulle prossime tappe del procedimento davanti al Tribunale di Trento. Con la morte di G.V. nelle more del giudizio e la concessione a D.P. del rito abbreviato condizionato, sarà in particolare l’esame tecnico previsto per novembre a rappresentare il prossimo snodo del processo. Il 18 novembre 2026 saranno ascoltati i consulenti nominati dalla difesa dell’imputato. Il confronto sulle risultanze tecniche precederà quindi la fase conclusiva già calendarizzata. La discussione finale e la decisione sono previste per il 21 dicembre 2026, data nella quale il procedimento potrà arrivare al suo passaggio decisivo dopo oltre tre anni dalla morte dell’orsa. La LEIDAA, con l’ammissione come parte civile e attraverso la rappresentanza dell’avvocato Aurora Rosaria Loprete, continuerà dunque a prendere parte al procedimento che dovrà chiarire definitivamente le responsabilità contestate per la morte dell’orsa F36.