Petrolio, Saudi Aramco: “scorte globali esigue, il sistema è già sotto pressione”

Il numero uno di Saudi Aramco Amin Nasser avverte sulla fragilità dell’approvvigionamento globale mentre il conflitto tra Stati Uniti e Iran continua a pesare sul mercato energetico

Le scorte globali di petrolio hanno raggiunto livelli giudicati “preoccupantemente esigui” e il sistema internazionale dell’approvvigionamento energetico si trova già sotto forte pressione. L’allarme arriva da Amin Nasser, amministratore delegato di Saudi Aramco, il colosso petrolifero saudita, intervenuto oggi all’Energy Intelligence Forum di Londra. Il messaggio lanciato dal vertice di una delle più importanti compagnie petrolifere del mondo arriva in una fase particolarmente delicata per il mercato dell’energia, segnata dalle conseguenze del conflitto tra Stati Uniti e Iran, dalle difficoltà nei flussi provenienti dal Medio Oriente e dal progressivo utilizzo delle riserve accumulate per fronteggiare le emergenze. L’avvertimento assume un peso ancora maggiore perché giunge a pochi giorni dalla decisione dei Paesi del G7 di procedere a un nuovo rilascio coordinato delle riserve di petrolio e carburanti con l’obiettivo di aumentare temporaneamente l’offerta disponibile e attenuare le tensioni sull’approvvigionamento internazionale. Il G7 ha concordato il rilascio di 100 milioni di barili di greggio e diesel dalle riserve di emergenza, con un intervento coordinato attraverso l’Agenzia internazionale dell’energia.

L’allarme di Saudi Aramco sulle scorte globali di petrolio

Al centro dell’intervento di Amin Nasser c’è soprattutto la progressiva riduzione del margine disponibile per assorbire eventuali nuovi shock dell’offerta mondiale. “Il sistema è già sotto pressione”, ha affermato Nasser intervenendo all’Energy Intelligence Forum di Londra. “E, non essendoci quasi altre alternative a cui il mondo possa rivolgersi, il margine di sicurezza dell’offerta è preoccupantemente esiguo”. Un giudizio che fotografa la crescente vulnerabilità del mercato petrolifero globale. Le riserve rappresentano infatti uno degli strumenti utilizzati dai Paesi consumatori per assorbire temporanee interruzioni dell’offerta, ma il loro progressivo utilizzo riduce inevitabilmente la capacità di rispondere a eventuali ulteriori emergenze. Secondo quanto emerso durante il forum londinese, la ricostituzione degli inventari mondiali potrebbe richiedere un periodo molto lungo anche qualora le condizioni di mercato migliorassero. Nasser ha indicato che potrebbero servire fino a due anni per ricostituire gli stock globali utilizzati durante la crisi.

Il conflitto con l’Iran e la pressione sull’approvvigionamento mondiale

La crisi delle scorte è direttamente collegata alle conseguenze prodotte dal conflitto che coinvolge Stati Uniti, Israele e Iran, che ha determinato forti perturbazioni nei flussi energetici provenienti dall’area del Golfo Persico. Uno dei nodi centrali è rappresentato dallo Stretto di Hormuz, passaggio strategico per il commercio energetico mondiale. Le difficoltà nella navigazione e nell’esportazione attraverso questa rotta hanno inciso sulla quantità di greggio e prodotti raffinati disponibili sui mercati internazionali. Secondo Reuters, dall’inizio del conflitto circa 3 miliardi di barili sarebbero venuti meno rispetto ai normali flussi di petrolio, mentre circa un miliardo di barili sarebbe stato prelevato dagli inventari globali. Nasser ha inoltre evidenziato che, anche dopo una piena normalizzazione del transito attraverso Hormuz, ricostruire le scorte continuando contemporaneamente a soddisfare la domanda mondiale potrebbe richiedere fino a due anni. È proprio questo squilibrio tra quantità disponibili, capacità produttiva, raffinazione e consumi a spiegare la preoccupazione espressa dal vertice di Saudi Aramco.

G7, in arrivo 100 milioni di barili dalle riserve di emergenza

L’allarme arriva dopo la decisione assunta dal G7 di intervenire direttamente sul mercato attraverso le riserve strategiche. I Paesi del gruppo hanno concordato il rilascio coordinato di 100 milioni di barili di diesel e petrolio greggio dalle riserve di emergenza. L’operazione inizierà immediatamente e dovrebbe svilupparsi nell’arco di quattro mesi, con particolare attenzione al diesel nella fase iniziale. Una quantità significativa di questo carburante dovrebbe essere resa disponibile entro i primi venti giorni dell’operazione. La misura è stata decisa proprio per aumentare temporaneamente l’offerta e contrastare le pressioni che stanno interessando i mercati internazionali dei carburanti. Il rilascio delle riserve rappresenta però, per sua stessa natura, una risposta di emergenza e non equivale a un aumento strutturale della capacità di produzione globale. Ogni barile prelevato dagli stock strategici consente di sostenere l’offerta nel breve periodo, ma dovrà successivamente essere ricostituito. È questo uno dei punti che rendono particolarmente significativo l’avvertimento proveniente da Saudi Aramco: se le riserve disponibili continuano a diminuire mentre persistono le difficoltà sul fronte della produzione e dei trasporti, il margine di sicurezza del sistema petrolifero mondiale diventa progressivamente più ristretto.

Petrolio, un miliardo di barili già prelevato dagli inventari

I numeri illustrati nel corso dell’Energy Intelligence Forum mostrano la dimensione della pressione accumulata sul sistema. Nasser ha indicato in circa un miliardo di barili la quantità già sottratta agli inventari mondiali per compensare la riduzione dell’offerta. Una massa enorme di greggio e prodotti petroliferi che ha permesso di attenuare gli effetti immediati delle difficoltà di approvvigionamento, ma che ha contemporaneamente ridotto il cuscinetto disponibile per eventuali nuovi shock. La situazione riguarda contemporaneamente il petrolio greggio e i prodotti ottenuti dalla sua raffinazione, come diesel e carburanti per l’aviazione. La questione non riguarda quindi soltanto la disponibilità di materia prima. Anche la capacità mondiale di trasformare il greggio in carburanti utilizzabili rappresenta un elemento decisivo per l’equilibrio del mercato.

Il problema delle raffinerie e il deficit dei prodotti petroliferi

Durante lo stesso incontro londinese è emersa anche la difficoltà legata alla disponibilità di prodotti raffinati. Il numero uno della Kuwait Petroleum Corporation, Shaikh Nawaf Al-Sabah, ha indicato un deficit mondiale nell’ordine di 6 milioni di barili al giorno di prodotti raffinati, collegato alle conseguenze della guerra sull’industria petrolifera mediorientale e alla riduzione della capacità produttiva di alcune raffinerie dell’area. La pressione riguarda dunque contemporaneamente due livelli della filiera: da una parte la disponibilità di greggio, dall’altra la capacità di trasformarlo in benzina, diesel, carburante per aerei e altri prodotti necessari all’economia mondiale. Anche un aumento della quantità di greggio disponibile non sarebbe quindi sufficiente, da solo, a eliminare immediatamente tutte le tensioni qualora il sistema di raffinazione non riuscisse a recuperare pienamente la capacità produttiva perduta.

Il ruolo decisivo dello Stretto di Hormuz

Al centro dell’intera crisi energetica resta lo Stretto di Hormuz, uno dei più importanti passaggi marittimi del pianeta per il trasporto di petrolio e gas. Il prolungamento delle difficoltà lungo questa rotta ha avuto conseguenze molto più ampie rispetto al solo mercato del greggio. Le perturbazioni hanno interessato le esportazioni di prodotti raffinati, l’attività delle raffinerie, i costi di trasporto e la disponibilità delle navi. Nel suo intervento ufficiale, Nasser ha descritto la crisi legata a Hormuz come uno degli shock energetici più gravi affrontati durante la propria carriera, sottolineando il legame ormai strettissimo tra sicurezza energetica, sicurezza economica e geopolitica. La normalizzazione dei traffici rappresenta quindi uno dei passaggi fondamentali per ridurre la pressione sul mercato. Tuttavia, anche una piena riapertura della rotta non sarebbe sufficiente a ricostruire immediatamente gli stock perduti nei mesi precedenti.

Prezzo del petrolio sopra i livelli precedenti alla crisi

Il deterioramento della situazione dell’offerta si è riflesso anche sulle quotazioni internazionali. Nella giornata di oggi i futures sul Brent, il principale riferimento internazionale per il petrolio, sono stati scambiati poco sopra i 100 dollari al barile, mentre il WTI statunitense si è attestato vicino ai 90 dollari al barile. Il prezzo del petrolio incorpora non soltanto l’equilibrio immediato tra domanda e offerta, ma anche il rischio associato alle possibili interruzioni future. In un mercato caratterizzato da scorte ridotte, una nuova perdita di produzione o un’ulteriore difficoltà nelle rotte commerciali può avere conseguenze più rapide rispetto a una situazione nella quale siano presenti grandi quantità di petrolio immagazzinate. La riduzione degli stock diventa quindi essa stessa un elemento di fragilità per il mercato.

Perché le riserve strategiche diventano sempre più importanti

Le riserve petrolifere di emergenza sono state create proprio per consentire ai Paesi importatori di affrontare crisi improvvise senza rimanere immediatamente esposti alla perdita di forniture. Negli ultimi mesi, però, il loro utilizzo è aumentato considerevolmente. A marzo l’Agenzia internazionale dell’energia aveva già coordinato il più grande rilascio di riserve petrolifere di emergenza della propria storia, pari a 400 milioni di barili, in risposta allo shock provocato dalla guerra con l’Iran. Secondo Reuters, all’inizio di ottobre ne era già stato distribuito circa due terzi. A questo intervento si aggiunge ora la nuova decisione del G7 relativa ai 100 milioni di barili. Il ricorso alle riserve consente di guadagnare tempo e aumentare l’offerta disponibile durante una fase critica. Ma proprio la progressiva diminuzione degli stock spiega il richiamo di Nasser alla necessità di considerare quanto sia ormai ridotto il margine di sicurezza.