Dopo le spettacolari Perseidi estive, avvantaggiate dall’assenza della Luna, e in attesa delle Geminidi di dicembre, il mese di ottobre ci regala l’affascinante pioggia di stelle cadenti delle Orionidi. Questo sciame raggiungerà il suo massimo splendore tra il 21 e il 22 ottobre. Preparatevi a volgere lo sguardo verso il cielo, perché i frammenti cosmici che solcheranno l’atmosfera portano con sé una storia antichissima, legata a doppio filo a uno dei corpi celesti più iconici del nostro Sistema Solare.
Quando e dove ammirare lo spettacolo delle stelle cadenti
Le Orionidi prendono il nome dalla costellazione di Orione, il punto da cui sembrano irradiarsi, situato poco sopra la stella rossastra Betelgeuse. Poiché Orione è una figura tipicamente invernale, in questo periodo dell’anno non si alza completamente sopra l’orizzonte a Est prima delle 23. Tuttavia, per godere della visuale migliore occorre avere un po’ di pazienza e attendere le 2 del mattino, quando la costellazione sarà ben visibile. Il momento perfetto si verificherà intorno alle 5, poco prima dell’alba, quando Orione raggiungerà il suo punto più alto nel cielo verso Sud. Per massimizzare le possibilità di avvistamento, è fondamentale allontanarsi dalle luci della città e trovare un luogo buio in aperta campagna, lasciando agli occhi il tempo necessario per abituarsi all’oscurità.
Una finestra ideale senza il disturbo del nostro satellite
La presenza luminosa della Luna è spesso il principale ostacolo per l’osservazione delle meteore, ma quest’anno la fortuna è dalla nostra parte. Tra il 21 e il 22 ottobre, la Luna in fase crescente si troverà tra le deboli stelle del Capricorno e tramonterà poco dopo le 2 del mattino. Questo tempismo perfetto lascerà a disposizione circa 3 ore e mezza di cielo completamente buio prima del sorgere del Sole. In questa preziosa finestra temporale, un osservatore attento potrà contare fino a 15 o 20 meteore all’ora, garantendo uno show luminoso di grande fascino.
I resti millenari della cometa di Halley
Ogni scia luminosa che vedremo solcare il firmamento ha un’origine illustre: la cometa di Halley. Le comete sono veri e propri fossili del Sistema Solare, formatisi circa 4.6 miliardi di anni fa. Trascorrendo la maggior parte della loro esistenza nelle gelide profondità cosmiche, dove le temperature sfiorano lo zero assoluto a -273°C, mantengono inalterata la loro composizione originaria. Negli ultimi 100mila anni, la cometa di Halley ha orbitato attorno al Sole oltre un migliaio di volte, e a ogni passaggio il calore ha fatto sublimare il ghiaccio superficiale rilasciando polveri e detriti. La Terra attraversa questa scia 2 volte l’anno, dando vita alle Eta Aquaridi a maggio e alle Orionidi a ottobre.
Tracce incandescenti e scie persistenti
Le Orionidi sono famose per la loro incredibile velocità, entrando nella nostra atmosfera a ben 66 km/s. Sebbene tendano a essere piuttosto deboli rispetto ad altri sciami, possiedono una caratteristica che le rende uniche. Circa la metà di queste meteore lascia dietro di sé delle code luminose che persistono nel cielo molto più a lungo del normale. Questo fenomeno affascinante inizia a manifestarsi a circa 130 km di quota, probabilmente a causa della natura estremamente leggera e friabile del materiale rilasciato dalla superficie della cometa di Halley. Chi ricorda l’ultimo passaggio di questo celebre visitatore nel 1986 sa quanto possa essere suggestivo, e se siete nati dopo il 1980 avrete ottime probabilità di assistere al suo prossimo, attesissimo ritorno, previsto per l’estate del 2061.
