Roma si prepara ad accogliere la prima Conferenza Nazionale Polare, in programma dal 5 al 7 ottobre presso la sede centrale del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), in Piazzale Aldo Moro 7. L’iniziativa, dal titolo “Poli di conoscenza: dalle terre estreme alle sfide globali“, è promossa e coordinata dal CNR in collaborazione con ENEA, INGV e OGS. Per la prima volta, la comunità scientifica italiana impegnata nello studio delle regioni polari e degli ambienti estremi si riunirà in un unico appuntamento per mettere a confronto conoscenze, esperienze e prospettive sulle trasformazioni in corso nell’Artico, in Antartide e nel cosiddetto Terzo Polo, l’area che comprende Himalaya, Karakorum e Altopiano del Tibet. Al centro dei lavori saranno alcune delle principali questioni scientifiche e strategiche del presente: dal cambiamento climatico alla trasformazione degli ecosistemi, dall’innovazione tecnologica al rapporto tra ricerca e decisioni politiche, fino alle implicazioni geopolitiche legate alle regioni polari.
Scienza e governance delle regioni polari
Uno dei temi principali della Conferenza riguarderà il rapporto tra scienza e governance. La ricerca scientifica è infatti chiamata a fornire conoscenze e strumenti utili ai processi decisionali in aree del pianeta sempre più interessate da profondi cambiamenti ambientali e da crescenti interessi strategici. Particolare attenzione sarà dedicata al ruolo dell’Italia nel Sistema del Trattato Antartico e alla sua partecipazione, in qualità di Paese osservatore, alle questioni relative all’Artico. Il confronto affronterà anche il tema della cooperazione internazionale, insieme ai nuovi scenari determinati da sicurezza, interessi commerciali e strategici.
Dal ghiaccio alle popolazioni del Terzo Polo
La Conferenza guarderà anche oltre le regioni polari in senso stretto, concentrandosi sulla fragilità dei grandi sistemi glaciali d’alta quota. Himalaya, Karakorum e Altopiano del Tibet costituiscono un’area fondamentale per gli equilibri ambientali e per milioni di persone. Il rapido cambiamento climatico che interessa questi territori può produrre conseguenze che vanno ben oltre le aree direttamente coinvolte, con ricadute sui territori, sulle risorse naturali e sulle popolazioni. Lo studio degli ambienti estremi diventa così parte di una riflessione più ampia sulle trasformazioni globali e sulla capacità della ricerca di anticiparne gli effetti.
Un documento per le future strategie
Tra gli obiettivi dell’appuntamento c’è anche la realizzazione di un white paper condiviso, destinato a raccogliere elementi di indirizzo e supporto per le future strategie nazionali e per le iniziative internazionali. La Conferenza si concluderà il 7 ottobre con una sessione plenaria istituzionale alla quale sono stati invitati i Ministri degli Esteri e della cooperazione internazionale, della Difesa e dell’Università e della ricerca. I 3 dicasteri avevano promosso e firmato, nel gennaio 2026, la Strategia nazionale per l’Artico.
