La progettazione, l’edificazione e la gestione delle grandi opere di collegamento rappresentano uno dei banchi di prova più complessi per la fisica applicata, l’ingegneria sismica e le scienze dei materiali. In questo scenario di frontiera si inserisce la missione tecnico-istituzionale conclusasi il 30 ottobre 2026 in Giappone, che dal 24 ottobre ha visto protagonisti i vertici di Anas: l’amministratore delegato Claudio Andrea Gemme, il CFO e CEO Office Giovanni Borromeo e il responsabile della struttura territoriale Veneto e Friuli Ettore de la Grennelais. L’obiettivo centrale del vertice scientifico e operativo consiste nel consolidare la cooperazione strategica tra Roma e Tokyo nel comparto delle infrastrutture stradali, accelerando il trasferimento tecnologico bilaterale, l’implementazione di metodologie predittive per la sicurezza del territorio e l’affinamento dei protocolli di resilienza delle reti di trasporto esposte a sollecitazioni ambientali estreme.
Il baricentro di questo confronto interdisciplinare converge sulla realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina, la cui complessità ingegneristica impone un rigoroso benchmarking con le soluzioni strutturali adottate nelle aree a più elevata pericolosità tellurica e idrogeologica del pianeta.
Meccanica delle mega-strutture: le lezioni dell’Akashi Kaikyō applicate al Ponte sullo Stretto di Messina
Il perno tecnico della missione scientifica in territorio nipponico è stato lo studio analitico del Ponte di Akashi Kaikyō, unanimemente considerato uno dei massimi riferimenti per la meccanica computazionale e l’ingegneria dei ponti sospesi. La visita guidata dall’amministratore delegato Gemme, promossa sotto l’egida dell’Ambasciata d’Italia a Tokyo e con il supporto del Consolato Generale di Osaka, ha delineato una piattaforma di confronto di altissimo profilo tra due comunità ingegneristiche ai vertici globali, tesa a investigare le dinamiche dissipative e prestazionali di simili opere.
L’infrastruttura asiatica vanta una campata centrale di 1.991 metri, parametro che costituisce un imprescindibile termine di confronto sperimentale per il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina, concepito con una campata centrale di 3.300 metri e destinato a supportare un innovativo sistema di collegamento stradale e ferroviario. Nonostante la differenza di scala geometrica e le specificità geodinamiche dei rispettivi bacini marittimi, l’interesse della ricerca applicata è focalizzato sul comportamento dell’opera durante l’intero ciclo di vita dell’infrastruttura, con particolare riguardo alle oscillazioni indotte dalle raffiche aerodinamiche, ai fenomeni di fatica oligociclica e alla prevenzione integrata dei rischi sismici e ambientali.
Sotto il profilo della risposta sismica, la storia costruttiva del ponte giapponese costituisce un caso di studio fondamentale per la letteratura scientifica internazionale. Nel corso dei lavori, l’opera fu investita dall’epicentro del violento terremoto di Kōbe del 1995: le imponenti tensioni tettoniche indussero uno spostamento permanente delle fondazioni delle torri, ampliando la distanza originariamente progettata di 1.990 metri e fissando l’attuale luce libera a 1.991 metri. La capacità della struttura di assorbire una deformazione anelastica di tale magnitudo senza collassi parziali rappresenta un modello paradigmatico per le modellazioni agli elementi finiti impiegate per lo Stretto.
In merito al valore epistemologico e applicativo di questo confronto, l’amministratore delegato di Anas Claudio Andrea Gemme ha spiegato: “L’esperienza maturata dal Giappone può costituire un patrimonio di conoscenze importante. Quando si affrontano opere così grandi, osservare da vicino ciò che è già stato realizzato e soprattutto come viene gestito negli anni, come il Ponte di Akashi Kaikyō, è fondamentale. Si tratta di un’esperienza importante anche in vista della realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina, per affrontare tutte le sfide di una grande infrastruttura”.
Governance del rischio strutturale e adattamento climatico nel partenariato tra Italia e Giappone
La resilienza delle reti di comunicazione richiede un’integrazione inscindibile tra sperimentazione tecnica e programmazione istituzionale. A supporto del programma scientifico della missione, la delegazione italiana ha sviluppato un canale diretto con i massimi decisori tecnici giapponesi. Grazie alla mediazione dell’Ambasciata italiana a Tokyo, l’amministratore delegato Gemme ha incontrato Kenta Aoshima, vice ministro del Territorio, delle Infrastrutture, dei Trasporti e del Turismo (MLIT), aprendo un tavolo bilaterale focalizzato su metodologie predittive per la salvaguardia del patrimonio costruito, mitigazione del dissesto idrogeologico e gestione dell’impatto delle calamità macro-regionali.
L’accordo di intenti valorizza una visione olistica della vulnerabilità territoriale, in cui i vettori di traffico primari devono garantire la piena funzionalità anche a fronte di carichi ambientali progressivamente alterati dai trend termici planetari. L’ingegneria strutturale contemporanea non può limitarsi al soddisfacimento degli stati limite ultimi ordinari, ma deve incorporare strategie di manutenzione continua ad alta intensità tecnologica.
A chiarire l’orientamento strategico di questo percorso di cooperazione, Claudio Andrea Gemme ha dichiarato: “Il confronto con il Giappone rappresenta un’importante opportunità per rafforzare la collaborazione internazionale e valorizzare le competenze che i due Paesi hanno sviluppato nella realizzazione e nella gestione delle infrastrutture. Innovazione tecnologica, digitalizzazione e prevenzione dei rischi naturali sono ambiti strategici sui quali dobbiamo continuare a investire, mettendo al centro la sicurezza delle persone, dei lavoratori e delle infrastrutture”.
L’interscambio scientifico si pone dunque l’obiettivo di standardizzare protocolli operativi in grado di resistere a pattern meteorologici non stazionari, come rimarcato dallo stesso vertice aziendale: “Il nostro obiettivo è favorire lo scambio di esperienze e individuare nuove opportunità di cooperazione, per rendere le reti stradali sempre più sicure, efficienti e resilienti di fronte alle sfide del cambiamento climatico”.
Geoscienze applicate e sistemi di allerta precoce: le indagini di Sapporo e il cantiere pilota di Yui
La validazione scientifica dei protocolli di Anas ha trovato un palcoscenico di eccellenza nel simposio internazionale Interpraevent26, tenutosi a Sapporo, dove l’ente infrastrutturale italiano ha partecipato nelle vesti di keynote speaker per presentare i propri modelli operativi di gestione delle infrastrutture critiche soggette a forzanti geo-idrologiche severe.
Un elemento cardine della delegazione è stata la presenza del CNR – Istituto di Geoscienze di Padova, partner accademico e scientifico che affianca costantemente Anas nei programmi nazionali di quantificazione dei rischi di versante e che ha presidiato l’intero percorso analitico in terra nipponica. Il connubio tra geologia quantitativa e ingegneria civile ha trovato diretta applicazione durante il sopralluogo tecnico effettuato presso la grande frana di Yui, nel distretto di Shizuoka.
Il sito geomorfologico di Yui è noto nella letteratura specializzata per la convivenza critica tra un cinematismo gravitativo profondo a lenta evoluzione e corridoi infrastrutturali vitali costieri. I ricercatori italiani e giapponesi hanno analizzato le innovative opere di presidio e stabilizzazione geotecnica sviluppate dal Ministero delle Infrastrutture giapponese, esaminando il funzionamento del correlato centro di monitoraggio. L’architettura dei sensori multiparametrici, l’acquisizione interferometrica e i sistemi di early warning automatizzati operanti a Yui offrono riscontri applicativi immediati per le tratte di accesso e i raccordi territoriali del futuro ponte sospeso italiano, dove la complessa geologia calabro-sicula richiede una convergenza integrata tra geofisica di superficie e sensori d’opera.
Robotica autonoma e reti neurali per la cantieristica avanzata nell’area metropolitana di Yokohama
La modernizzazione dei processi realizzativi per le opere di grande luce trova un ulteriore snodo scientifico nella trasformazione computazionale della fase di cantiere. Attraverso una cooperazione tecnica con la società autostradale giapponese NEXCO East Japan, i delegati di Anas hanno condotto un’ispezione operativa nel cantiere per la costruzione di una strategica infrastruttura autostradale presso Yokohama.
Il sopralluogo ha posto sotto la lente metodologie avanzate di cantiere basate sull’automazione industriale spinta, sul controllo remoto dei mezzi di scavo e movimentazione terra operanti in ambienti confinati o a rischio cinetico, e sull’implementazione dell’intelligenza artificiale applicata alla diagnostica in tempo reale delle miscele cementizie e al rilievo tridimensionale ad altissima risoluzione dello stato di avanzamento geometrico.
Il paradigma costruttivo osservato a Yokohama dimostra come la transizione verso cantieri semi-autonomi consenta un abbattimento esponenziale delle incertezze esecutive, potenziando la sicurezza intrinseca delle maestranze ed eliminando gli errori di posa nei nodi strutturali ad alta densità di armatura. L’interazione con l’industria ad alta tecnologia del Sol Levante getta le basi per standard costruttivi d’avanguardia da trasferire nei cantieri strategici italiani.
