Previsioni Meteo, dagli USA un’inchiesta inquietante sull’inverno che sta arrivando: tempeste storiche per El Niño da record

Un'inchiesta del Washington Post delinea lo scenario per la stagione invernale negli Stati Uniti, dove un fenomeno oceanico senza precedenti promette di innescare tempeste storiche, forti piogge e marcate anomalie climatiche da costa a costa

Mentre il fenomeno climatico noto come El Niño continua a raggiungere picchi di intensità senza precedenti, la comunità scientifica e i meteorologi statunitensi si preparano ad affrontare una stagione invernale eccezionale, che potrebbe rivelarsi tra le più burrascose della storia recente. Come evidenziato nell’approfondimento a firma di Ben Noll e John Muyskens su The Washington Post, gli effetti più tangibili e diretti inizieranno a manifestarsi a partire dal mese di novembre. In questo periodo, l’energia accumulata nell’oceano potenzierà sensibilmente la corrente a getto subtropicale, un nastro di venti d’alta quota capace di alimentare perturbazioni particolarmente violente dalla California fino alla Florida e lungo tutta la costa orientale.

Le proiezioni meteorologiche indicano che i rischi legati a inondazioni costiere, allagamenti fluviali e forti temporali rimarranno elevati per tutta la durata dell’inverno e si protrarranno per il primo trimestre o addirittura per la prima metà del 2027. I modelli elaborati dal centro europeo ECMWF mostrano una probabilità marcatamente superiore alla norma di registrare precipitazioni estreme, destinate a collocarsi nel 5% dei valori storici più alti. Nello specifico, il rischio di piogge torrenziali risulta quindici volte superiore al normale a Miami, 13,8 volte a San Francisco, 13,4 volte a Tampa e oltre dieci volte superiore nell’area di Washington D.C..

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Florida e Sud-Est: allerta per precipitazioni record e rischio tornado

Nelle regioni sud-orientali degli Stati Uniti, e in particolare in Florida, i meteorologi prevedono un inverno insolitamente movimentato, caratterizzato da frequenti fronti perturbati e piogge continue. Jeff Berardelli, meteorologo dell’emittente WFLA-TV di Tampa, richiama alla memoria la drammatica ondata di tornado che devastò la Florida centrale nel febbraio 1998, sviluppatasi proprio durante un episodio di super El Niño. Pur mantenendo cautela sulla reale possibilità che l’atmosfera raggiunga livelli di instabilità comparabili a quelli del biennio 1997-1998, Berardelli ha dichiarato senza mezzi termini: “In ogni caso, sarà uno degli inverni più attivi nella storia della Florida”.

Preoccupazioni analoghe giungono da Fort Myers tramite il meteorologo Matt Devitt, il quale ha sottolineato come la popolazione locale tema soprattutto l’insorgenza di fenomeni violenti. Devitt ha ricordato come nel gennaio 2016, sotto l’influenza di un altro potente El Niño, la città di Fort Myers fu sommersa da oltre trenta centimetri di pioggia a fronte di una media mensile tipica di appena cinque centimetri, mentre un violento tornado colpì la vicina Cape Coral. I dati del monitoraggio meteo confermano che a Miami esiste una probabilità del 75% che le precipitazioni invernali tocchino livelli storici eccezionali, configurando una situazione di potenziale emergenza idrogeologica per l’intera penisola.

Costa orientale e New York: temperature più miti ma frequenza doppia di nor’easter

Sulla costa orientale lo scenario atteso si preannuncia radicalmente differente rispetto all’anno precedente, caratterizzato da uno dei periodi più freddi dell’ultimo decennio. Eric Fisher, meteorologo di WBZ-TV a Boston, ha precisato: “Ci aspettiamo un inverno molto più mite rispetto allo scorso“. La dinamica atmosferica tipica di El Niño tende infatti a stabilire una vasta zona di alta pressione tra il Canada e il nord degli Stati Uniti, deviando la corrente a getto polare e i lobi del vortice polare verso latitudini più settentrionali. Durante gli episodi più intensi registrati in passato, la città di Boston non ha mai riscontrato stagioni più nevose o più fredde della media storica; al riguardo Fisher ha osservato che “questo non significa che sia impossibile, ma la storia ci dice che è piuttosto improbabile“.

L’assenza di freddo intenso comporterà un avvio a rilento per le stazioni sciistiche del New England e una rapida fusione dell’eventuale neve caduta a quote basse, ma non scongiurerà affatto le ondate di maltempo. La vivacità del getto subtropicale favorirà la formazione di un numero di tempeste violente circa doppio rispetto alla media lungo il litorale atlantico. Questo surplus idrico potrebbe chiudere definitivamente la grave siccità che affligge il New England da due anni, portando però il problema opposto; lo stesso Fisher ha commentato: “Dico alle persone che presto smetteremo di chiedere altra pioggia e inizieremo a implorare che smetta di piovere“.

Più a sud, a New York, Pat Cavlin di WPIX monitora con attenzione l’insidia delle violente tempeste atlantiche note come nor’easter, dichiarando che “la nostra principale preoccupazione nel Nord-Est riguarda una frequenza più elevata di nor’easter, che possono avere impatti sostanziali sulle nostre spiagge e sulle città costiere“. Più incerta appare invece la situazione per Washington D.C., dove l’afflusso di aria fredda resta il fattore determinante; Jason Samenow, capo meteorologo di Capital Weather, ha evidenziato: “Nonostante la tendenza generale a meno neve del normale, crediamo che le probabilità di almeno una tempesta di neve storica possano essere leggermente superiori al solito“.

Il fronte occidentale: tra fiumi atmosferici in California e bilancio idrico sulle Montagne Rocciose

Nelle aree occidentali del Paese, le proiezioni probabilistiche indicano un deciso aumento delle precipitazioni dalla California fino al Nuovo Messico, offrendo una preziosa boccata d’ossigeno per il bacino del fiume Colorado, duramente provato da anni di carenza idrica. Tuttavia, le mappe previsionali della NOAA chiariscono che i benefici non saranno omogenei: mentre nel Sud-Ovest la siccità tenderà a ridursi o estinguersi, negli Stati interni del Pacific Northwest e nelle Montagne Rocciose settentrionali le condizioni siccitose sono destinate a persistere o peggiorare, aggravando la vulnerabilità delle aree già colpite da incendi devastanti.

Nel caso del Colorado, reduce da una delle peggiori stagioni sciistiche della storia recente, le speranze di nevicate abbondanti devono fare i conti con la complessa orografia. Il meteorologo di KUSA Chris Bianchi ha chiarito la posizione dello Stato spiegando: “Uscendo dalla nostra peggiore stagione nevosa della storia moderna, le aspettative sono altissime. La realtà, tuttavia, è che il Colorado si trova ai margini degli impatti primari legati a El Niño“. Bianchi ha precisato che mentre il settore sud-occidentale dello Stato vedrà maggiori accumuli, per le vette principali e per l’area metropolitana di Denver “gli impatti per la maggior parte delle zone montuose del Colorado sono intorno al 50%“. Al contrario, nel vicino Nuovo Messico il meteorologo Eric Webb stima frequenti episodi di maltempo con accumuli nevosi ben superiori alle medie al nord.

L’attenzione maggiore degli esperti resta comunque focalizzata sulla California, dove il combinato disposto tra l’intensità di El Niño e il surriscaldamento delle acque costiere dell’Oceano Pacifico fa temere scenari estremi. Lo scienziato del clima Daniel Swain ha illustrato proiezioni che delineano, per la California meridionale, la caduta dell’equivalente di tre o quattro anni di pioggia concentrati in una sola stagione, complice un’anomalia termica marina fino a 5,5°C sopra la media. Swain ha avvertito che “questo aggiungerà letteralmente più vapore acqueo alle tempeste nel momento stesso in cui arrivano, rendendo potenzialmente i fiumi atmosferici ancora più intensi“, moltiplicando la minaccia di alluvioni lampo, smottamenti e venti distruttivi tra gennaio e marzo.

Clima nel Midwest: inverno più dolce e incognita dell’effetto lago

Uno scenario marcatamente differente è previsto per la regione del Midwest e la zona dei Grandi Laghi, dove i modelli stagionali della NOAA concordano su un marcato trend verso temperature superiori alla media su un’ampia fascia che va dal Dakota del Nord fino all’Ohio, inglobando metropoli come Chicago, Detroit e Minneapolis. Scott Sabol, meteorologo di WJW a Cleveland, prevede un esordio stagionale lento e privo degli eccessi glaciali registrati dodici mesi prima. Uno dei segnali più evidenti di questa inversione di tendenza riguarda il lago Erie: se nello scorso febbraio la superficie lacustre era ghiacciata per circa il 96%, rappresentando il picco massimo nell’arco di un decennio, per i prossimi mesi si stima che le acque rimarranno in gran parte libere dal ghiaccio. Questa condizione idrica aperta manterrà un contesto termico locale più mite, ma costituirà al tempo stesso un enorme serbatoio di umidità. Qualora nuclei d’aria fredda di origine artica dovessero scendere verso sud nella seconda metà della stagione, l’interazione con l’acqua non ghiacciata potrebbe alimentare improvvisi e cospicui episodi di neve da effetto lago.

Inquadrando la stagione nel suo complesso, Sabol ha riassunto l’evoluzione attesa con una prospettiva rassicurante per i residenti del Midwest: “Arrivando dall’inverno più freddo da oltre un decennio, in generale questo inverno sarà molto più facile da gestire, sia per le temperature sia per la scarsità di neve, con l’assenza di un manto nevoso persistente“. Un quadro d’insieme che riflette la natura multiforme di un fenomeno planetario capace di stravolgere la circolazione atmosferica globale, regalando tregua ad alcune regioni e sottoponendone altre a prove meteorologiche estreme.